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Perseidi 

Tracce di Perseidi (immagine ESA)
Provate a domandare a un osservatore cosa c'è di speciale da vedere in cielo durante il mese di Agosto e molto probabilmente (o quasi sicuramente) vi accennerà alle Perseidi. Questo famoso sciame meteorico è causato dai granuli di polvere disseminati lungo l'orbita della cometa Swift-Tuttle, una cometa periodica del Sistema solare con periodo di 133 anni appartenente alla famiglia cometaria della cometa di Halley. È stata scoperta indipendentemente da Lewis Swift il 16 luglio del 1862 e da Horace Parnell Tuttle il 19 luglio del 1862. Questa cometa ha fatto ritorno nel 1992, quando è stata riscoperta dall'astrofilo giapponese Tsuruhiko Kiuchi il 27 settembre di quell'anno. La sua particolarità è di muoversi su un'orbita retrograda, dal momento che risulta inclinata di oltre 90° sul piano dell'eclittica. In agosto la Terra interseca dunque questa corrente detritica dando luogo al fenomeno che conosciamo.
Dopo un 2021 memorabile, per il 2022 le condizioni osservative delle Perseidi saranno decisamente meno favorevoli, a causa della Luna in fase avanzata. Per aggirare in qualche modo il problema si può tentare di giocare d'anticipo, ad esempio puntando sulle notti del 9 o del 10 agosto, dopo il tramonto della Luna e osservando nella parte finale della notte. E' in queste ore, infatti, che si assiste a un picco: all'alba, infatti, l'osservatore è sulla parte della Terra che avanza lungo la propria orbita verso le polveri cometarie (una situazione analoga a quella delle gocce di pioggia che colpiscono il pabrezza dell'auto mentre si sta viaggiando. Questa condizione dovrebbe quindi garantire i risultati migliori. Il radiante si trova presso il confine con Cassiopea e circa 6 gradi a est del Doppio Ammasso.
E' superfluo ricordare che non occorre alcuna strumentazione per godere visualmente di questo celebre sciame, a parte una comoda sedia a sdraio e un luogo ben aperto in tutte le direzioni (ma se osservate da un luogo di campagna posto in pianura non dimenticatevi anche un repellente per zanzare!).

Giove e Saturno 

Il cielo alla metà di agosto
I protagonisti di agosto saranno Giove e Saturno, i due giganti gassosi del Sistema Solare. Il signore degli anelli sarà in opposizione il 14 agosto, mentre Giove lo sarà il prossimo 26 settembre.
Nella prima settimana di agosto i due pianeti sono distanti circa 45 gradi: Saturno si può localizzare nella parte orientale del Capricorno, mentre Giove si trova praticamente al confine tra i Pesci e il Cetus. La luminosità del pianeta è di -2.5 e il disco sottende un arco di circa 45 secondi. Questo significa che osservando a un ingrandimento di 200x, tipico di molti modesti telescopi amatoriali, le dimensioni apparenti sono pari a cinque volte il diametro lunare visto a occhio nudo! Non è poco.
Anche se è meno appariscente di Giove, il pianeta con gli anelli si riconosce facilmente come una stella poco più brillante di Altair situata a circa 35 gradi in alto a destra. Quest’anno Saturno è meno luminoso degli anni scorsi, a causa degli anelli meno aperti e che quindi ci mostrano una minore superficie. La sua magnitudo è +0.4, contro +0.7 di Alfa Aquilae.

Vesta 
Pur non essendo il maggiore come dimensioni, Vesta è il membro più luminoso della Fascia principale degli asteroidi, e sarà in opposizione al Sole il 22 Agosto tra le stelle dell'Aquario. Vesta raggiungerà la 6ª grandezza, al limite della visibilità a occhio nudo sotto cieli limpidi e bui, e può essere rintracciato con facilità tramite un binocolo una decina di gradi a sud-est di Saturno.
La ricerca di questo pianetino (secondo una definizione storica) costituisce un'ottima occasione per osservare, nelle sue vicinanze un'estesa e famosa nebulosa planetaria, ossia NGC 7293 (la Helix Nebula), il cui diametro apparente è paragonabile a quello del disco lunare.
La → cartina pubblicata, con le stelle sino alla magnitudo +8.0, mostra il percorso di Vesta durante il mese di Agosto in moto retrogrado dall'Aquario al Capricorno.

Un arco tra le stelle 

(© Sky and Telescope)
Un'estesa chiazza arcuata di idrogeno è stata scoperta tra l'Orsa Maggiore e quella Minore (ma non mettetevi alla sua ricerca, perché non è visibile al telescopio). La fotografia nell'ultravioletto a banda stretta ha colto questa sottilissima formazione estesa circa 30°; si tratta con tutta probabilità di un'antica onda d'urto prodotta da una supernova esplosa circa 100000 anni fa e, se tale, detiene sicuramente il record per quanto riguarda le sue dimensioni apparenti nel cielo.
Andrea Bracco (Università di Parigi) e colleghi sono incorsi casualmente in questo effimero arco mentre stavano esaminando delle immagini d'archivio nell'ultravioletto della NASA. Costoro stavano cercando indizi di filamento rettilineo esteso 2° che era stato osservato una 20-ina d'anni fa. Ma hanno scoperto che tale getto di gas era di fatto meno rettilineo di quello che avevano ritenuto, in quanto costituiva soltanto una piccola parte di qualcosa molto più esteso.
Il team ha avuto una conferma inaspettata nel corso di una survey in H-α condotta dagli astrofili David Mittelman, Dennis di Cicco e Sean Walker. Il loro scopo era quello di mappare l'intero cielo alla lunghezza d'onda di 6563 Angstrom, quella appunto responsabile dell'emissione H-α. Durante questo processo hanno trovato un arco circolare che si accorda quasi perfettamente coi dati nell'ultravioletto.
Secondo gli autori questo arco dovrebbe essere solo una parte di una gigantesca bolla sferica in espansione che, in base alla sua interazione col mezzo interstellare, dovrebbe trovarsi a una distanza di circa 600 anni luce. Interessante è altresì sapere che all'interno di questa struttura vi sono due "buchi" nel materiale interstellare che permettono una visione in assoluta trasparenza dello spazio intergalattico. Dal momento che questo arco è così ben delineato (→ vedi) è probabile che qualche altro evento esplosivo abbia già, per così dire, ripulito la zona quando il fronte d'urto di questa supernova è passato attraverso di essa.

Una planetaria scoperta da astrofili 

(© Steven Bellavia)
Non sarà facile reperire immagini di quest'oggetto, dal momento che si tratta di una scoperta abbastanza recente a opera dagli astrofili Xavier Strottner e Marcel Drechsler nella costellazione del Toro. L'astrofilo francese Strottner ha stilato un catalogo (St) contenente 67 nebulose planetarie, mentre l'astrofilo tedesco Drechsler ne ha elencate 37 nel suo personale (Dr). Assieme al veterano della California Dana Patchick, il gruppo di astronomi hanno scoperta questa nebulosa utilizzando i dati multi-lunghezza d'onda dell'Aladin Sky Atlas. Costoro hanno già collezionato una 30-ina di planetarie nel catalogo congiunto denominato (St-Dr), di cui 4 sono state confermate, mentre le rimanenti attendono conferma da ulteriori osservazioni dei loro spettri.
Peter Goodhew, un astrofilo londinese che opera tramite un telescopio remoto in Spagna, ha ripreso la prima immagine di of St-Dr-1 con più di 16 ore di esposizione. L'autore dell'immagine pubblicata ha utilizzato un telescopio da 114 mm aperto a F/4 in parte autocostruito e modificato per questo tipo di ricerca.
E' bello sapere che astrofili seri e motivati continuano a fare scoperte, e che queste possono essere confermate anche con strumentazione modesta!

Un asteroide potenzialmente pericoloso 

© Coelum
L'asteroide 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l'attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità — seppure molto bassa e pari a 1 su 8300 — che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre di quest'anno, ed è su questa data che si è focalizzata l'attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest'unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell'asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.
2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di monitoraggio dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell'Università di Tucson (Arizona). Al momento della scoperta l'asteroide aveva una magnitudine apparente di +18.9, un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. Dalla determinazione dell'orbita eliocentrica sappiamo che 2006 QV89 si muove su un'orbita moderatamente ellittica, che giace su un piano a bassissima inclinazione sull'Eclittica (poco più di 1 grado), con semiasse maggiore di 1,192 UA e che impiega 475 giorni per una rivoluzione completa. Si tratta di un oggetto di tipo "Apollo", con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.
Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta assieme agli elementi orbitali, è riportata anche la cosiddetta MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), ossia la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell'asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell'orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l'asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Il 30 giugno è da qualche anno l'Asteroid Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo — Tratto dal mensile COELUM

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

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