Il sito del Galassiere
Le ultime notizie dell'osservatore
Per aggiornamenti sui pianeti extrasolari vedi ⇒ qui

ORIONIDI 

La costellazione di Orione con indicato il radiante
Si tratta di uno sciame annuale che raggiunge il massimo nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, quando da un cielo buio e privo di Luna (che tramonta verso le 3h) si potranno vedere circa 20 meteore all'ora. Orione sarà in meridiano verso le 4:30, col nostro satellite oramai sotto l'orizzonte. Anche se le Orionidi sfrecciano apparentemente da ogni direzione, tutte sembrano provenire da un radiante situato nella clava alzata di Orione.
Il radiante è il punto di fuga verso cui le linee parallele sembrano convergere. Gli artisti lo utilizzano nei dipinti per creare l'illusione della tridimensionalità su una superficie piana. Allo stesso modo, nel cielo, le meteore delle Orionidi sembrano provenire da un unico punto, ma in realtà percorrono traiettorie parallele quando entrano nell'atmosfera terrestre. Queste particelle, per lo più delle dimensioni di granelli di sabbia, impattano nell'atmosfera a velocità di circa 65 km/sec, raggiungono una temperatura sino a circa 3000 °C facendole vaporizzare all'istante. La rapida compressione dell'aria lungo il loro percorso riscalda l'atmosfera circostante fino a circa 3.000 °C, creando una scia luminosa di plasma che è quella che osserviamo come "stella cadente".

Immagine composita ottenuta da Phil Hart con le Orionidi durante lo sciame del 2011 e che ne mostra il radiante
Uno dei motivi per cui le Orionidi sono così veloci è che il loro corpo progenitore, la Cometa di Halley, orbita attorno al Sole in senso retrogrado, cioè nella direzione opposta rispetto ai pianeti. Pertanto, anche il materiale espulso dalla cometa a causa del riscaldamento solare durante i suoi passaggi vicino al Sole continua a muoversi nello stesso senso. Quando la Terra interseca l'orbita della cometa nel mese di ottobre, le particelle e il nostro pianeta si scontrano quasi frontalmente e in tal modo le Orionidi attraversano repentinamente il cielo!
Questo sciame meteorico è molto antico e si suppone che le attuali Orionidi abbiano avuto origine durante un passaggio ravvicinato della Cometa di Halley a Giove, circa 23mila anni fa. Le continue interazioni gravitazionali con il pianeta gigante, attraverso fenomeni di risonanza orbitale, causano l'aggregazione dei detriti in filamenti più densi. Quando la Terra attraversa uno di questi filamenti, osserviamo un'attività meteorica più intensa. Le più antiche osservazioni confermate dello sciame provengono da cronache cinesi e giapponesi risalenti al VI d.C. In quell'anno l'attività fu particolarmente spettacolare, con testimonianze che riferiscono di «centinaia di meteore sparse in tutte le direzioni».

La vita sulle lune di Giove 

(fonte: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute)
Esiste una piccola possibilità che, alla morte del Sole tra 4.5 miliardi di anni, la vita possa trovare rifugio sulle lune ghiacciate di Giove: secondo i calcoli dello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ciò potrebbe avvenire quando la nostra stella si sarà trasformata in una gigante rossa, ossia si sarà espansa inghiottendo i quattro pianeti rocciosi interni. La zona abitabile potrebbe allora estendersi fino a raggiungere il gigante gassoso e i suoi satelliti. Questi ultimi riceverebbero così abbastanza calore da far sublimare il ghiaccio e dare origine a una tenue atmosfera di vapore acqueo sufficiente a supportare la vita. Da tempo l'attenzione dei planetologi si è concentrata su Europa, il satellite gioviano poco più piccolo della nostra Luna, che nasconderebbe sotto la crosta ghiacciata un oceano di acqua liquida, probabilmente salata come i nostri oceani.
La tenue atmosfera così creata potrebbe persistere fino a 200 milioni di anni. Si tratta di un arco di tempo estremamente ristretto se confrontato con quello che la vita ha avuto a disposizione sulla Terra, ma potrebbe ugualmente consentire ad alcuni organismi di prolungare la loro permanenza all'interno del Sistema Solare.
Adattato da una notizia ANSA

Polvere di Luna 

(fonte: NASA)
Il regolite presente sulla Luna è meno tossico dell'inquinamento atmosferico delle nostre città: respirarlo può comunque provocare irritazione delle vie aree, proprio come era stato testimoniato da diversi astronauti delle missioni Apollo. Lo dimostra lo studio su cellule polmonari umane, condotto nei laboratori dell'Università di Tecnologia di Sydney in Australia. I risultati, pubblicati sulla rivista Life Sciences in Space Research, ridimensionano così le preoccupazioni per la salute dei futuri esploratori che parteciperanno alle missioni del programma Artemis nell'intento di stabilire una presenza umana a lungo termine sulla Luna. «Probabilmente, se l'esposizione alla polvere lunare si verificasse ai livelli tipici dell'inquinamento atmosferico sulla Terra, gli effetti sulla salute sarebbero minimi», sottolineano i ricercatori guidati da Michaela B. Smith. Nei loro esperimenti hanno utilizzato cellule umane prelevate dai bronchi e dagli alveoli polmonari per valutare le conseguenze dell'esposizione ai più recenti preparati che simulano il regolite lunare. Gli effetti sono stati poi messi a confronto con quelli provocati dall'esposizione al particolato atmosferico raccolto in una strada trafficata di Sydney.
I risultati dimostrano che la polvere lunare, tagliente e abrasiva, può agire come un irritante fisico, ma non causa i gravi danni cellulari o l'infiammazione scatenati dallo smog. «È importante distinguere tra un irritante fisico e una sostanza altamente tossica», spiega Smith. «Quando gli astronauti dell'Apollo rientravano nel modulo di atterraggio, la polvere sottile che si era attaccata alle loro tute spaziali si disperdeva nell'aria della cabina e veniva inalata, causando problemi respiratori, starnuti e irritazione oculare. Qualsiasi polvere, se inalata, provoca starnuti, tosse e una certa irritazione fisica, ma non è altamente tossica come la silice, che causa la silicosi dopo dieci anni in un cantiere. Sicuramente non si verificherà una situazione del genere».
Notizia ANSA

Una galassia ... senza stelle 

(Immagine pubblicata da Sky & Telescope)
Gli astronomi hanno individuato qualcosa di veramente bizzarro: una galassia che sembra costituita unicamente da gas!
La galassia, denominata J0613+52 è stata individuata in base a una survey sulla distribuzione di idrogeno neutro in circa 350 deboli oggetti diffusi denominati "galassie a bassa luminanza superficiale". Queste galassie sono almeno una magnitudine più deboli del naturale chiarore ambientale del cielo notturno. Di fatto contengono pochissime stelle che le rendono veramente difficili da scoprire coi telescopio operanti in luce visibile; per questo motivo gli astronomi vanno alla ricerca dei deboli bagliori del gas tramite radiotelescopi.
Questa galassia oscura è situata a una distanza di 270 milioni di km nella dell'Auriga (subito a nord del pentagono caratteristico di questa costellazione) e se fosse osservata visualmente a una distanza ravvicinata apparirebbe in cielo come una chiazza vuota senza alcuna struttura. Eppure contiene una quantità d'idrogeno equivalente a oltre un miliardo di stelle che sembra ruotare in modo ordinato, come se si trattasse di una comune galassia spirale.
L'illustrazione pubblicata mostra la galassia nei falsi colori che ne indicano la rotazione (la parte rossa è ovviamente quella in allontanamento, quella blu in avvicinamento) ed è stata ottenuta utilizzando il campo stellare ottenuto da una lastra POSS-II dello Space Telescope Science Institute.

ll battito della Terra: un impulso ogni 26 secondi. 

(© copertina del libro La Terra Cava di L. Abrizzi)
Non si tratta propriamente di una notizia astronomica, né di fantascienza, ma di un fenomeno che al momento sembra sfidare la vera scienza. E' infatti qualcosa di reale, una vibrazione debolissima, impercettibile agli esseri umani, ma registrata con precisione dai sismografi di tutto il pianeta da oltre 60 anni. Non è un terremoto e non è artificiale, ma una sorta microsisma naturale, estremamente regolare, che proviene da una zona molto precisa dell'Atlantico. Presenta inoltre una periodicità sorprendente: un impulso ogni 26 secondi, costante nel tempo e scoperto nel 1962 dal sismologo Jack Oliver che ne individuò l'epicentro nel Golfo di Guinea, al largo dell'Africa occidentale. Le onde sismiche si propagano poi attraverso la crosta terrestre, raggiungendo infine stazioni in tutto il mondo.
Al momento non esiste una spiegazione definitiva al fenomeno. La teoria da tempo più supportata è che le onde dell'oceano colpiscono la piattaforma continentale africana con una geometria particolare, generando una risonanza che si trasforma in un impulso sismico periodico. Ma studi più recenti suggeriscono che sia l'acqua sotto pressione presente nei sedimenti del fondale oceanico a muoversi attraverso reti di fratture generando questi impulsi regolari.
Ovviamente non mancano teorie più o meno fantasiose. Come quella che afferma che il segnale possa provenire da enormi strutture sotterranee ancora sconosciute, nascoste nelle profondità del pianeta e in grado di generare una pulsazione regolare. E ciò sarebbe dovuto all'esistenza di antiche tecnologie perdute, appartenute a civiltà avanzate scomparse migliaia o milioni di anni fa e che continuerebbero a funzionare nel sottosuolo ... Cercheremo di tenervi imformati su eventuali futuri sviluppi della questione.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

INIZIO PAGINA