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ECLISSI DI SOLE 

(immagine ottenuta con Stellarium)
Il 12 agosto 2026, com'è noto (se ne parla oramai da quasi un anno) in tutta Italia sarà visibile una eclissi solare parziale. Nel tardo pomeriggio, poco prima del tramonto, la luna si posizionerà progressivamente davanti al sole oscurandolo sino da circa il 93%, nel nord-ovest, sino ad appena il 20% nel sud Italia.
Le raccomandazioni che vengo profuse in questi casi sono le solite. E' necessario indossare una protezione oculare specifica, come vetri da saldatore o, meglio ancora, degli occhialini in mylar che oltre alla luce riflettono anche i raggi infrarossi (gli occhiali da sole non sono sufficienti, anche indossandone due sovrapposti). Da evitare anche pellicole radiografiche, ancorché lo strato d'argento che vi si deposita è in grado di riflettere gran parte degli infrarossi. Insomma, lasciamo nel cassetto tutti i dispositivi fai-da-te (la vista è troppo preziosa per giocarci!). Uno dei prodotti migliori presenti sul mercato sono gli occhialini con certificazione ⇒ ISO 12312‑2. Meglio tuttavia acquistarli nel proprio negozio di fiducia, piuttosto che online, onde evitare merce contraffatta.
E' possibile rimuovere le protezioni visive per ammirare in pieno lo spettacolo soltanto in caso di totalità, cosa che purtroppo non si verificherà in tutto il Paese. Chi vuole godersi la totalità dovrà spostarsi all'estero, dal momento che questa fascia attraverserà la Groenlandia, l'Islanda e la Spagna, dove per circa due minuti il giorno lascerà spazio a un suggestivo crepuscolo nel pieno del pomeriggio. Sarà quindi la prima eclissi visibile in Europa dopo quella del 1999.

Un'eclissi quasi totale simile a quella osservabile da Milano (© salute.gov.it)
A Milano, la "ex-città" dello scrivente, il fenomeno avrà inizio attorno alle 19:30 per terminare tra le 20:40 e le 20:45, quando il sole sarà ormai molto basso sull'orizzonte occidentale.
Ricordiamo (repetita iuvant) che il rischio principale nel guardare il sole anche a occhio nudo, seppure parzialmente eclissato, è di danni permanenti alla retina (retinopatia solare), anche se ciò non causa alcuna sensazione di dolore immediato. Questi danni possono manifestarsi a distanza di ore o anche di giorni.
Ricordatevi quindi che, a meno non sia coperto da una densa coltre di foschia o nubi stratiformi, una copertura del disco solare anche del 99 per cento può essere estremamente pericolosa se lo si osserva senza un'adeguata protezione. Per cui, quando c'è di mezzo il sole, non mi stancherò mai di ripetere la stessa raccomandazione: prudenza!

LA 10P/TEMPEL 

La Tempel fotografata da Rolando Ligustri (© Coelum)
Questa oramai celebre cometa è passata al perielio lo scorso 2 agosto. Potrà ancora rendersi visibile quest'autunno, ma non sarà più osservabile con binocoli 10 o 12x50, in quanto si sta progressivamente allontanando dal Sistema Solare, affievolendosi rapidamente ben oltre la magnitudine 9.5-10 e diventando così via via più difficile da osservare. Dovrete posizionarvi in un luogo con l'orizzonte libero, dal momento che si manterrà molto bassa, come indica la ⇒ cartina pubblicata che ne mostra il percorso sino a novembre.
Riportiamo comunque la testimonianza personale di Claudio Pra, ben noto nel mondo amatoriale per le sue osservazioni visuali dalle dolomiti bellunesi, nonché saggista della rivista Coelum: "Nella nottata del 16 giugno, dopo averci già provato qualche giorno prima senza successo, probabilmente anche a causa del cielo non perfetto, eccola comparire, sia pure a fatica all'oculare del mio riflettore da 30 cm di diametro. Il nucleo si mostrava un po' più brillante ed era circondato da una nebulosità molto tenue. In generale ho faticato parecchio ad estrarla dal fondo cielo anche per la modestissima luminosità che ho stimato vicina alla 12-esima magnitudine".

Il grande botto della 220P/MCNAUGHT 

La 220P dopo l'outburst (© G. Rhemann e M. Jäger)
Nei primi giorni di giugno la periodica di corto periodo (5,5 anni) 220P/McNaught ha subìto un potentissimo outburst, anzi, probabilmente più outburst, che l'hanno portata dalla magnitudine 18 alla 9, quindi alla portata di un binocolo di media potenza. Tutto ciò pochi giorni prima del passaggio al perielio, previsto per il 14 giugno, con il transito a circa 1,5 U.A. dal Sole. Nelle comete, come sanno bene gli appassionati, non sono rarissimi questo tipo di eventi anche se nel caso specifico l'aumento di luminosità è stato davvero cospicuo. La 220P si trova attualmente nei Pesci, vicina a Saturno, dal quale intorno al venti giugno la separernno poco più di 1,5°. Per le regioni settentrionali italiane la sua altezza sull'orizzonte risulta molto ridotta mentre le cose migliorano scendendo verso sud. Le osservazioni andranno effettuate al termine della notte astronomica, poco prima che il cielo inizi a schiarire. L'evoluzione dell'evento dovrebbe portarla a un graduale affievolimento per l'espansione del materiale fuoriuscito, sempre che non si inneschino ulteriori outburst. La situazione è comunque da monitorare. La ⇒ cartina è stata adattata da Coelum. (Claudio Pra — Coelum Astronomia)

La prima mappa di Euclid della Materia Oscura in un ammasso di galassie 

(Credit: ESA, Euclid, NASA)
Negli scorsi giorni è stata pubblicata la prima mappa della materia oscura all'interno di un ammasso di galassie, realizzata a partire dai dati ottenuti dal telescopio Euclid dell'ESA.
La materia oscura è una delle componenti più misteriose dell'Universo. È presente praticamente ovunque, ma non emette né assorbe luce e nulla si sa al momento della sua composizione. È possibile tuttavia dedurne la presenza grazie ai suoi effetti gravitazionali sulla materia ordinaria, quella cosiddetta "barionica". Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è quindi concentrata nel tentativo di comprendere la natura di questa sfuggente componente dell'Universo. Euclid è uno degli strumenti più potenti che l'ESA ha a disposizione per affrontare questa sfida. Lanciato nel 2023, il telescopio ha infatti come obiettivo principale quello di realizzare una mappa della distribuzione della materia oscura su larga scala. Pochi giorni fa è stata appunto rilasciata la prima mappa ottenuta dai dati di Euclid che mostra la distribuzione della materia oscura all'interno di un ammasso di galassie, nello specifico Abell 2390, situato a 2.7 miliardi di anni luce dalla Terra. Osservando migliaia di galassie di sfondo e analizzando i fenomeni di lente gravitazionale prodotti dalla massa dell'ammasso, gli astronomi sono riusciti a ricostruire la distribuzione della materia oscura.
L'immagine pubblicata mostra l'ammasso di galassie osservato da Euclid. La regione viola evidenzia la distribuzione della massa, costituita in gran parte da materia oscura. Sono inoltre visibili diverse galassie dell'ammasso (le stelle in primo piano appartengono ovviamente alla Via Lattea). Questa prima mappa di Abell 2390 mostra le straordinarie potenzialità di Euclid, che nei prossimi anni esplorerà circa un terzo dell'intera volta celeste. Le osservazioni che raccoglierà potrebbero aiutarci a comprendere meglio come la materia oscura sia distribuita nell'Universo e, forse, a fare luce sulla sua vera natura.
Adattato da AstroBreak

La vita sulle lune di Giove 

(fonte: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute)
Esiste una piccola possibilità che, alla morte del Sole tra 4.5 miliardi di anni, la vita possa trovare rifugio sulle lune ghiacciate di Giove: secondo i calcoli dello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ciò potrebbe avvenire quando la nostra stella si sarà trasformata in una gigante rossa, ossia si sarà espansa inghiottendo i quattro pianeti rocciosi interni. La zona abitabile potrebbe allora estendersi fino a raggiungere il gigante gassoso e i suoi satelliti. Questi ultimi riceverebbero così abbastanza calore da far sublimare il ghiaccio e dare origine a una tenue atmosfera di vapore acqueo sufficiente a supportare la vita. Da tempo l'attenzione dei planetologi si è concentrata su Europa, il satellite gioviano poco più piccolo della nostra Luna, che nasconderebbe sotto la crosta ghiacciata un oceano di acqua liquida, probabilmente salata come i nostri oceani.
La tenue atmosfera così creata potrebbe persistere fino a 200 milioni di anni. Si tratta di un arco di tempo estremamente ristretto se confrontato con quello che la vita ha avuto a disposizione sulla Terra, ma potrebbe ugualmente consentire ad alcuni organismi di prolungare la loro permanenza all'interno del Sistema Solare.
Adattato da una notizia ANSA

Polvere di Luna 

(fonte: NASA)
Il regolite presente sulla Luna è meno tossico dell'inquinamento atmosferico delle nostre città: respirarlo può comunque provocare irritazione delle vie aree, proprio come era stato testimoniato da diversi astronauti delle missioni Apollo. Lo dimostra lo studio su cellule polmonari umane, condotto nei laboratori dell'Università di Tecnologia di Sydney in Australia. I risultati, pubblicati sulla rivista Life Sciences in Space Research, ridimensionano così le preoccupazioni per la salute dei futuri esploratori che parteciperanno alle missioni del programma Artemis nell'intento di stabilire una presenza umana a lungo termine sulla Luna. «Probabilmente, se l'esposizione alla polvere lunare si verificasse ai livelli tipici dell'inquinamento atmosferico sulla Terra, gli effetti sulla salute sarebbero minimi», sottolineano i ricercatori guidati da Michaela B. Smith. Nei loro esperimenti hanno utilizzato cellule umane prelevate dai bronchi e dagli alveoli polmonari per valutare le conseguenze dell'esposizione ai più recenti preparati che simulano il regolite lunare. Gli effetti sono stati poi messi a confronto con quelli provocati dall'esposizione al particolato atmosferico raccolto in una strada trafficata di Sydney.
I risultati dimostrano che la polvere lunare, tagliente e abrasiva, può agire come un irritante fisico, ma non causa i gravi danni cellulari o l'infiammazione scatenati dallo smog. «È importante distinguere tra un irritante fisico e una sostanza altamente tossica», spiega Smith. «Quando gli astronauti dell'Apollo rientravano nel modulo di atterraggio, la polvere sottile che si era attaccata alle loro tute spaziali si disperdeva nell'aria della cabina e veniva inalata, causando problemi respiratori, starnuti e irritazione oculare. Qualsiasi polvere, se inalata, provoca starnuti, tosse e una certa irritazione fisica, ma non è altamente tossica come la silice, che causa la silicosi dopo dieci anni in un cantiere. Sicuramente non si verificherà una situazione del genere».
Notizia ANSA

Una galassia ... senza stelle 

(Immagine pubblicata da Sky & Telescope)
Gli astronomi hanno individuato qualcosa di veramente bizzarro: una galassia che sembra costituita unicamente da gas!
La galassia, denominata J0613+52 è stata individuata in base a una survey sulla distribuzione di idrogeno neutro in circa 350 deboli oggetti diffusi denominati "galassie a bassa luminanza superficiale". Queste galassie sono almeno una magnitudine più deboli del naturale chiarore ambientale del cielo notturno. Di fatto contengono pochissime stelle che le rendono veramente difficili da scoprire coi telescopio operanti in luce visibile; per questo motivo gli astronomi vanno alla ricerca dei deboli bagliori del gas tramite radiotelescopi.
Questa galassia oscura è situata a una distanza di 270 milioni di km nella dell'Auriga (subito a nord del pentagono caratteristico di questa costellazione) e se fosse osservata visualmente a una distanza ravvicinata apparirebbe in cielo come una chiazza vuota senza alcuna struttura. Eppure contiene una quantità d'idrogeno equivalente a oltre un miliardo di stelle che sembra ruotare in modo ordinato, come se si trattasse di una comune galassia spirale.
L'illustrazione pubblicata mostra la galassia nei falsi colori che ne indicano la rotazione (la parte rossa è ovviamente quella in allontanamento, quella blu in avvicinamento) ed è stata ottenuta utilizzando il campo stellare ottenuto da una lastra POSS-II dello Space Telescope Science Institute.

ll battito della Terra: un impulso ogni 26 secondi. 

(© copertina del libro La Terra Cava di L. Abrizzi)
Non si tratta propriamente di una notizia astronomica, né di fantascienza, ma di un fenomeno che al momento sembra sfidare la vera scienza. E' infatti qualcosa di reale, una vibrazione debolissima, impercettibile agli esseri umani, ma registrata con precisione dai sismografi di tutto il pianeta da oltre 60 anni. Non è un terremoto e non è artificiale, ma una sorta microsisma naturale, estremamente regolare, che proviene da una zona molto precisa dell'Atlantico. Presenta inoltre una periodicità sorprendente: un impulso ogni 26 secondi, costante nel tempo e scoperto nel 1962 dal sismologo Jack Oliver che ne individuò l'epicentro nel Golfo di Guinea, al largo dell'Africa occidentale. Le onde sismiche si propagano poi attraverso la crosta terrestre, raggiungendo infine stazioni in tutto il mondo.
Al momento non esiste una spiegazione definitiva al fenomeno. La teoria da tempo più supportata è che le onde dell'oceano colpiscono la piattaforma continentale africana con una geometria particolare, generando una risonanza che si trasforma in un impulso sismico periodico. Ma studi più recenti suggeriscono che sia l'acqua sotto pressione presente nei sedimenti del fondale oceanico a muoversi attraverso reti di fratture generando questi impulsi regolari.
Ovviamente non mancano teorie più o meno fantasiose. Come quella che afferma che il segnale possa provenire da enormi strutture sotterranee ancora sconosciute, nascoste nelle profondità del pianeta e in grado di generare una pulsazione regolare. E ciò sarebbe dovuto all'esistenza di antiche tecnologie perdute, appartenute a civiltà avanzate scomparse migliaia o milioni di anni fa e che continuerebbero a funzionare nel sottosuolo ... Cercheremo di tenervi imformati su eventuali futuri sviluppi della questione.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

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