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Leonidi 
Prima che la Luna aumenti significativamente di fase potrete dare un'occhiata a questo famoso sciame meteorico causato dai detriti della cometa Tempel-Tuttle. Anche se il picco era previsto verso la metà di novembre è possibile osservarle sino alla fine del mese. La cartina pubblicata, adattata da Coelum, mostra la posizione del radiante situata poco a nord di Algieba (γ Leonis). Questo passerà in meridiano solo la mattina verso le 6h, ma le stelle cadenti saranno comunque ben visibili a partire dalla mezzanotte.

Mercurio 

La situazione descritta per il giorno 22 novembre
Continua la visibilità del pianeta più interno che sarà possibile osservare circa mezz'ora prima dell'alba, a una decina di gradi sopra l'orizzonte orientale. E' di magnitudine -0.7, potenzialmente brillante quindi e tale da "bucare" il chiarore dell'aurora. Presenta una fase attorno al 70% (come una piccola luna gibbosa, per intendersi), ma data l'altezza assai modesta sull'orizzonte non ne consigliamo certo la visione telescopica a causa del probabile ribollimento dell'immagine. A una 15-ina di gradi nord-ovest brilla Venere (magnitudo -3.9) e se avete il binocolo riuscirete a catturare anche Spica, situata circa 7 gradi a ovest. Quest'ultima apparirà come una debole scintilla biancastra di magnitudo +1.2.

Un quartetto di comete 

La nuova cometa ATLAS, fotografata da Rolando Ligustri, presenta un brillante falso nucleo
Dopo lo spettacolo estivo della NEOWISE (C/2020 F3) pareva che il nostro Emisfero si fosse dimenticato di mostrarci questi bellissimi astri chiomati. Ma nelle settimane recenti un piccolo equipaggio di visitatori celesti ha deciso di farci visita e di rallegrare le notti.
Ci sono infatti ben quattro comete alla portata di telescopi amatoriali: la cometa periodica 156P/Russel-LINEAR (visibile la sera) e le tre comete ATLAS ()C/2020 M3), Erasmus (C/2020 S3) e NEOWISE (C/2020 P1) visibili nelle prime ore del mattino.
Iniziamo dunque con la ATLAS, la più brillante del quartetto. E' stata scoperta di 19-esima grandezza lo scorso 27 giugno dal programma di ricerca Asteroid Terrestrial-Impact Last Alert System (da cui l'acronimo), è attualmente di magnitudo 8.5 e si sta muovendo abbastanza velocemente verso nord dalla piccola costellazione della Lepre verso Orione (v. cartina). Sebbene la cometa sorga attorno alla mezzanotte, la visibilità migliore si ha verso le 4h quando culmina in meridiano. Pur essendo relativamente brillante, presenta una chioma molto estesa e diffusa che la fa apparire più debole di quanto ci si potrebbe aspettare, specialmente se il cielo verso sud non è buio. In questo caso l'utilizzo del filtro Swan Band, centrato sull'emissione verde del carbonio diatomico, può essere di aiuto.
La cometa dovrebbe mantenersi attorno alla magnitudo 8 durante la prima settimana di dicembre quando si dirigerà verso l'Auriga. Il periodo migliore per osservarla è ovviamente in un cielo illune, ricordano che in novembre il novilunio avrà luogo alla metà del mese.
La ATLAS è passata al perielio il 25 ottobre, alla distanza di 190 milioni di km dal Sole, mentre il 14 novembre passerà a poco più di 56 milioni di km dal nostro pianeta.

La NEOWISE ripresa da Michael Mattiazzo il 28 settembre, prima del passaggio al perielio
Dopo l'osservazione della ATLAS occorre spostarsi nell'Idra per trovare la Erasmus, scoperta il 20 settembre di quest'anno da Nicolas Erasmus, astronomo di stanza all'Osservatorio Astronomico del Sud Africa, quando era di magnitudo ~ 18.5. E' attualmente attorno alla 11-esima grandezza, ma ci si aspetta che possa arrivare alla 7ª-8ª verso la fine di novembre, quando si dirigerà al perielio il prossimo 13 dicembre. Non è tuttavia facile da individuare poco prima dell'alba, anche perché la sua elongazione occidentale tende a decrescere (anche se questo è in parte compensato da un aumento sensibile di luminosità)

La cometa Russell-LINEAR fotografata ancora da Michael Mattiazzo il 12 ottobre
La NEOWISE è di scena in questi giorni dopo il suo passaggio al perielio avvenuto il 20 ottobre alla distanza di 50 milioni di km dal Sole. E' all'incirca di 8ª grandezza, ma a causa della sua bassa elongazione, come la Erasmus, occorre che il sito osservativo sia libero a ENE. L'osservazione va condotta da 1.5 a 2 ore prima del sorgere del Sole, ma la cometa s'indebolirà rapidamente durante la sua rapida ascesa verso il Boote.
Infine ecco una cometa visibile la sera. La Russell-LINEAR si trova nell'Aquario alla fine di ottobre e si sposta verso nord-est, attraversando i Pesci il 15 novembre e rimanendo in quella costellazione sino alla fine dell'anno.
La cometa dovrebbe raggiungere la 12-esima grandezza all'inizio di novembre, dopodiché s'indebolirà gradualmente. Se avete un telescopio da 20-25 cm e un cielo decoroso potete tentare di scorgerla. Visualmente si presenta molto diffusa e con un piccolo nucleo compatto decentrato.
(Le immagini sono adattate da Sky and Telescope).

Un asteroide in rotta di collisione 

Rendering dell'evento (dal sito "ilmeteo.it/notizie/"
Un asteroide con dimensioni di un paio di metri e denominato 2018VP1 potrebbe colpire la Terra il prossimo 2 novembre. La NASA, tuttavia, sostiene che se anche riuscisse a interessare il nostro pianeta, una volta entrato in atmosfera si disintegrerebbe quasi completamente.
Scoperto dal Palomar Observatory in California nel 2018, è un oggetto noto agli scienziati proprio perché è uno degli asteroidi che ha la maggiore possibilità di entrare in collisione con la Terra, anche se la NASA ne ha stimato una probabilità dello 0.41%. La cosa non sembra comunque destare molta preoccupazione, se non altro considerate le sue dimensioni: per fare un confronto, la meteora che esplose nel 2013 nei cieli di Celyabinsk, nel cuore della Siberia, aveva un diametro stimato di 15 metri e una massa di oltre 1000 tonnellate. La sua deflagrazione atmosferica mandò in frantumi migliaia di finestre, fece altrettanti feriti, ma fortunatamente nessuna vittima.
Nel Sistema Solare sono noti gli asteroidi potenzialmente pericolosi, ovvero quelli che potrebbero scatenare una vera apocalisse: gli studiosi affermano che si tratta di oggetti con un diametro di centinaia di metri, o addirittura di diversi chilometri; tuttavia nessuno è in rotta di collisione nei prossimi anni. Risulta però più difficile scoprire i corpi celesti meno conosciuti, soprattutto più piccoli, poiché sono difficilmente osservabili nei telescopi, ma possono comunque generare un impatto col nostro pianeta.
(Adattato da ilmeteo.it/notizie/)

Uno strano arco tra le due Orse 

(© Sky and Telescope)
Un'estesa chiazza arcuata di idrogeno è stata scoperta tra l'Orsa Maggiore e quella Minore (ma non mettetevi alla sua ricerca, perché non è visibile al telescopio). La fotografia nell'ultravioletto a banda stretta ha colto questa sottilissima formazione estesa circa 30°; si tratta con tutta probabilità di un'antica onda d'urto prodotta da una supernova esplosa circa 100000 anni fa e, se tale, detiene sicuramente il record per quanto riguarda le sue dimensioni apparenti nel cielo.
Andrea Bracco (Università di Parigi) e colleghi sono incorsi casualmente in questo effimero arco mentre stavano esaminando delle immagini d'archivio nell'ultravioletto della NASA. Costoro stavano cercando indizi di filamento rettilineo esteso 2° che era stato osservato una 20-ina d'anni fa. Ma hanno scoperto che tale getto di gas era di fatto meno rettilineo di quello che avevano ritenuto, in quanto costituiva soltanto una piccola parte di qualcosa molto più esteso.
Il team ha avuto una conferma inaspettata nel corso di una survey in H-α condotta dagli astrofili David Mittelman, Dennis di Cicco e Sean Walker. Il loro scopo era quello di mappare l'intero cielo alla lunghezza d'onda di 6563 Angstrom, quella appunto responsabile dell'emissione H-α. Durante questo processo hanno trovato un arco circolare che si accorda quasi perfettamente coi dati nell'ultravioletto.
Secondo gli autori questo arco dovrebbe essere solo una parte di una gigantesca bolla sferica in espansione che, in base alla sua interazione col mezzo interstellare, dovrebbe trovarsi a una distanza di circa 600 anni luce. Interessante è altresì sapere che all'interno di questa struttura vi sono due "buchi" nel materiale interstellare che permettono una visione in assoluta trasparenza dello spazio intergalattico. Dal momento che questo arco è così ben delineato (→ vedi) è probabile che qualche altro evento esplosivo abbia già, per così dire, ripulito la zona quando il fronte d'urto di questa supernova è passato attraverso di essa.

Una planetaria scoperta da astrofili 

(© Steven Bellavia)
Non troverete molte immagini di quest'oggetto, dal momento che è stato scoperto soltanto alcuni mesi fa dagli astrofili Xavier Strottner e Marcel Drechsler nella costellazione del Toro.
L'astrofilo francese Strottner ha stilato un catalogo (St) contenente 67 nebulose planetarie, mentre l'astrofilo tedesco Drechsler ne ha elencate 37 nel suo personale (Dr). Assieme al veterano della California Dana Patchick, il gruppo di astronomi hanno scoperta questa nebulosa utilizzando i dati multi-lunghezza d'onda dell'Aladin Sky Atlas. Costoro hanno già collezionato una 30-ina di planetarie nel catalogo congiunto denominato (St-Dr), di cui 4 sono state confermate, mentre le rimanenti attendono conferma da ulteriori osservazioni dei loro spettri.
Peter Goodhew, un astrofilo londinese che opera tramite un telescopio remoto in Spagna, ha ripreso la prima immagine di of St-Dr-1 con più di 16 ore di esposizione. L'autore dell'immagine pubblicata ha utilizzato un telescopio da 114 mm aperto a F/4 in parte autocostruito e modificato per questo tipo di ricerca.
E' bello sapere che astrofili seri e motivati continuano a fare scoperte, e che queste possono essere confermate anche con strumentazione modesta!

Un asteroide potenzialmente pericoloso 

© Coelum
L'asteroide 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l'attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità — seppure molto bassa e pari a 1 su 8300 — che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre di quest'anno, ed è su questa data che si è focalizzata l'attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest'unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell'asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.
2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di monitoraggio dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell'Università di Tucson (Arizona). Al momento della scoperta l'asteroide aveva una magnitudine apparente di +18.9, un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. Dalla determinazione dell'orbita eliocentrica sappiamo che 2006 QV89 si muove su un'orbita moderatamente ellittica, che giace su un piano a bassissima inclinazione sull'Eclittica (poco più di 1 grado), con semiasse maggiore di 1,192 UA e che impiega 475 giorni per una rivoluzione completa. Si tratta di un oggetto di tipo "Apollo", con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.
Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta assieme agli elementi orbitali, è riportata anche la cosiddetta MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), ossia la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell'asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell'orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l'asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Il 30 giugno è da qualche anno l'Asteroid Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo — Tratto dal mensile COELUM

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

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