L'osservazione DeepSky
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"e quindi uscimmo a riveder le stelle"

Il mio telescopio da 24" (puoi ingrandire)
Ho iniziato una survey regolare del cielo oltre 30 anni fa, quando avevo deciso di registrare su un brogliaccio le osservazioni che compievo, sia allo scopo di lasciare una traccia consultabile in un qualunque momento, sia per controllare e verificare assieme ad altri quello che in effetti vedevo. Inoltre, è incredibile come possano differire due osservazioni effettuate, sia pur con lo stesso strumento, a distanza di tempo: differenti condizioni di trasparenza atmosferica e di seeing, condizioni psico-fisiche diverse, maggiore o minore attenzione sul soggetto, impiego o meno della visione distolta, eventuale presenza di chiarore lunare; sono tutte cause che singolarmente o sommate possono portare a risultati visivi diversi, specialmente se l'oggetto in questione è molto debole.
Gli strumenti di osservazione impiegati nel corso degli anni non sono certo stati molti: un 20×80, un Comet-Tracker, strumento molto compatto da 15 cm aperto a F/3.6, un 25 cm. (il glorioso DS 10, successivamente modificato in altazimutale) e, sino al 2009, un 41 cm autocostruito che m'ha dato tante soddisfazioni per circa 17 anni. Solo recentemente ho deciso di fare un salto di qualità acquistando un newtoniano da 61 cm (24") con cui mi propongo non soltanto di allargare il mio orizzonte osservativo, ma anche di effettuare, all'occorrenza, una serie di confronti con strumenti di dimensioni simili appartenenti ad alcuni astrofili coi quali talvolta condivido la notte.
Fedele compagno, e come tale perennemente presente nella mia borsa, è un Bushnell 20×50 (che ha da poco soppiantato un Nikon 12x50, altrettanto valido per l'astronomia) col quale spesso mi diverto a fare del semplice e riposante turismo stellare. Qualche volta, però, lo strapazzo (leggi: lo spingo in condizioni estreme!), nel senso che mi metto a cercare oggetti che solitamente sono visibili in binocoli di classe superiore; ma se le condizioni di cielo sono buone devo dire che risponde pienamente alle mie aspettative. Non mi dilungo sull'importanza dell'osservazione col binocolo, per la quale rimando all'apposita pagina che troverete fra gli argomenti di questo sito.
Per quanto concerne i luoghi osservativi, prediligo il Passo del Giovà, facilmente raggiungibile in un paio d'ore d'auto da Milano durante tutto l'anno e ancora relativamente buio, almeno verso sud. Quando in condizioni di alta pressione il seeing raggiunge non di rado il secondo d'arco, è possibile condurre con profitto osservazioni a forti ingrandimenti che permettono di risolvere piccole nebulose planetarie o deboli dettagli galattici. In certe notti estive, tuttavia, m'è capitato (e anche abbastanza spesso) d'imbattermi in un'umidità così elevata da impregnarmi letteralmente il telo nero che avvolge le barre di sostegno del telescopio. Questo capita quando l'inversione termica ha luogo al di sopra della quota del campo osservativo situato a 1370 metri.
Una delle località dove ero solito recarmi di sovente per gran parte dell'anno era il Passo S. Marco, importante valico tra la Val Brembana e la Valtellina e situato a un centinaio di chilometri dal capoluogo lombardo. Purtroppo il sud punta sull'inquinatissima Pianura Padana che inibisce l'osservazione degli oggetti deboli al di sotto dell'equatore celeste. Per non parlare della presenza costante del vento che più di una volta mi ha costretto a battere in ritirata e a riparare sullo slargo di un tornante situato qualche chilometro più a valle.
Durante il periodo estivo di ferie ero invece solito osservare da una località situata in Trentino, nell'alta Val di Fiemme e paesaggisticamente stupenda; tuttavia, l'aumento vertiginoso della illuminazione pubblica di strade e stradine secondarie, sino a qualche anno prima nulla più che viottoli sterrati, ha ridotto drasticamente le mie possibilità osservative. Persino il mio ultimo baluardo, un bellissimo pianoro a ridosso della foresta dove si trovano gli impianti di risalita al Passo Lusia, è stato irrimediabilmente deturpato da un faro da 10000 watt collocato per "ragioni di sicurezza" e costantemente acceso.

L'imponente cima Dufour (puoi ingrandire)
Alcune spedizioni osservative in alta quota (M. Bianco, M. Rosa, Plateau Rosa, Piz Boé) si sono rivelate divertenti e appaganti, ma le considero per lo più confinate a unire l'utile col dilettevole, in quanto non giustificano i costi e i disagi sostenuti a fronte dei risultati osservativi conseguiti; non è infatti cosa semplice trasportare un telescopio da 40 cm a 3000 o 4000 metri e passarvi la notte senza una base logistica attrezzata in caso di maltempo. Sono comunque esperienze che, specialmente quando si è giovani, vale la pena di fare se si è amanti della montagna.
Nell'elenco di tutte le osservazioni che troverete nelle sezioni apposite, noterete che mancano gli oggetti Messier (le uniche eccezioni, per ora, sono costituite da M104, M108 ed M109 (che tuttavia non facevano parte del catalogo originale). Si è trattato di una scelta personale: sono stati infatti descritti in lungo e in largo da astronomi e amatori di fama mondiale, ragion per cui li considero troppo famosi per sottoporli a una pedissequa descrizione da parte mia. Preferisco contemplarli in silenzio e, al limite, farne cenno solo indirettamente in alcuni casi. D'altra parte ritengo che chi legge queste righe sia già a conoscenza, almeno a grandi linee, di queste 110 stupende pietre miliari disseminate nel firmamento, per cui non starò certo a spiegare come si trova la Nebulosa di Orione o la Galassia di Andromeda! Cercherò invece di soffermarmi prevalentemente su oggetti abbastanza deboli o magari un po'...stravaganti, ma soprattutto su grappoli di galassie, utilizzando apposite cartine tratte per lo più dal DSS (Digital Sky Survey, direttamente reperibile dalla rete) che possono essere comodamente scaricate e visualizzate con qualunque editor di immagini; oppure, più semplicemente utilizzando le immagini compresse del POSS (Palomar Observatory Sky Survey) che si possono sovrapporre al Megastar, ancora oggi, forse, il migliore atlante elettronico esistente. Per la sezione concernente le varie costellazioni visibili dall'Italia ho invece utilizzato il software di simulazione astronomica Perseus realizzato da due brillanti soci del Circolo di Milano, Filippo Riccio e Luigi Fontana che ringrazio personalmente.
Un'altra lacuna è costituita da una forte carenza di oggetti a declinazioni negative: d'altra parte si sa quanto sia difficile osservare con profitto al di sotto dei -10 o -20 per la quasi costante presenza di foschie e/o luci parassite. Peccato, perché alcuni ammassi galattici, potenzialmente visibili, sarebbero veramente interessanti...
Sarebbe mia intenzione creare in futuro su questo sito un apposito file per le osservazioni visuali di altri astrofili di modo da confrontarle direttamente, purché siano sempre corredate di alcune fondamentali indicazioni quali Ø dello strumento, ingrandimenti e condizioni del cielo. Alcune di queste, come quelle di Coe, Gottlieb e Lung sono già disponibili e possono essere scaricate direttamente cliccando su ciascuno dei nomi. Quelle mie personali sono invece costantemente consultabili nell'apposita sezione, ma il visitatore può scegliere, per sua comodità, di scaricarle in blocco di modo da potersele visionare comodamente in locale. Il file unico, in PDF, pesa circa 4 Mb ed è disponibile cliccando qui, oppure direttamente dalla HomePage; consiglio comunque di scaricarlo, anziché visualizzarlo online, perché potrebbe impiegare molto tempo a caricarsi. Il faldone è in costante aggiornamento, soprattutto per quanto concerne la sezione galattica, perché appena mi è possibile mi reco sul campo a effettuare nuove osservazioni.
Le osservazioni direttamente consultabili sul sito sono state raggruppate per cataloghi: NGC, IC, UGC, MCG e via dicendo. Non ripropone, pertanto, la logica riportata sulla barra al di sopra di questa pagina che ha invece lo scopo di presentare gli oggetti secondo la loro tipologia.
L'edizione dell'Uranometria, a cui spesso faccio riferimento nelle osservazioni, è la Prima Edizione pubblicata nel 1991: ci tengo a precisarlo, perché in quella nuova è cambiata la numerazione delle carte riferite alle varie porzioni di cielo.
Ho evitato, onde non appesantire inutilmente le pagine, di riportare ogni volta, come sul brogliaccio cartaceo originale, la data, il luogo osservativo, l'umidità e la temperatura delle singole notti, limitandomi a una schematica indicazione delle condizioni del cielo (che alla fine sono quelle che maggiormente contano) e del diametro (Ø) dello strumento impiegato.
Per quanto riguarda alcune galassie molto deboli o comunque difficili da vedere, oltre alle descrizioni riportate nell'apposita sezione (i link sono alla pagina successiva) cercherò ogni tanto di fornire anche alcune cartine, di modo che il visitatore, se crede, può dapprima studiarsele e farsi un'idea abbastanza precisa di cosa può effettivamente osservare una volta giunto sul campo. In alternativa è possibile digitare semplicemente nella finestra di Aladin l'oggetto che interessa, sistemando al contempo il relativo campo d'immagine. E con ciò penso di aver detto tutto: non mi resta quindi che augurare a tutti cieli sereni e buone osservazioni.

(Nella pagina successiva è riportato il sommario delle mie osservazioni)

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