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La cometa 12P/Pons Brooks 

Immagine ottenuta da G. Masi col Virtual Telescope
Può capitare che una cometa effettui un passaggio abbastanza ravvicinato alla Terra. Occorre tuttavia precisare che quando si parla di "passaggio ravvicinato" in questi casi si deve intendere in senso astronomico, il che significa spesso parlare di milioni di km (a titolo di semplice confronto di rammenti che la Luna, considerato il nostro vicino più prossimo, si trova a una distanza media di 384mila km).
La cometa 12P/Pons Brooks, scoperta il 12 luglio 1812 da Jean Louis Pons a Marsiglia e poco dopo indipendentemente sia da Vincent Wisniewski, sia da Alexis Bouvard. Si tratta di una cometa periodica del appartenente alla famiglia cometaria della cometa di Halley, situata su un'orbita estremamente allungata (eccentricità 0.995) e con un periodo poco maggiore di 70 anni. Passerà al perielio il prossimo 12 marzo, ma non sarà visibile ad occhio nudo; sarà comunque sufficiente un binocolo 10x50 per scorgerla molto bassa sull'orizzonte bassa sull’orizzonte nord-ovest, tra le stelle della costellazione di Andromeda. Agli inizi di aprile potrebbe diventare debolmente visibile ad occhio nudo, sotto cieli bui. Purtroppo, dalla metà del prossimo mese la visibilità dal nostro emisfero sarà via via più difficile.

Il logo del Virtual Telescope
Il Virtual Telescope Project, una struttura tecnologicamente molto avanzata, consistente in diversi telescopi robotici e attiva sia nel campo della ricerca che della comunicazione scientifica. Con questa strumentazione sarà possibile vedere in diretta streaming la cometa 12P/Pons-Brooks attraverso questi strumenti installati sotto il cielo puro e stellato di Manciano, in provincia di Grosseto. Il sito si trova alla modesta elevazione di 444 m, ma pare che sia uno dei più bui dell’Italia peninsulare. La partecipazione all'evento è gratuita. È sufficiente accedere, il prossimo 12 marzo dalle ore 19:30 al sito ⇒ seguente.
Il passaggio al perielio avrà luogo il 21 aprile, quando le stime indicano la cometa tra la 4ª e la 5ª magnitudine, quindi potenzialmente visibile ad occhio nudo. Occorrerà però fare i conti con una situazione prospettica decisamente sfavorevole, nella quale l'oggetto si troverà bassissimo sull'orizzonte al termine del crepuscolo nautico, con il cielo dunque ancora non completamente buio. E' quindi ovvio che in quella situazione le probabilità di percepirla anche solo con un telescopio saranno pressoché nulle, con le uniche concrete speranze di successo legate ad uno dei suoi outburst che in questi mesi di avvicinamento non sono mancati. Converrà comunque tentarne l'osservazione a inizio mese quando, pur bassa e leggermente meno luminosa, sarà osservabile in un cielo sufficientemente buio. Dall'Ariete, nei pressi di Hamal, si muoverà verso il Toro avvicinando Giove, che fungerà da ottimo punto di riferimento (nella ⇒ cartina – rielaborata da Coelum – abbiamo riportato la posizione del pianeta al 4 di aprile). Interessante sarà il giorno 10, quando la 12P, Giove e un sottile falcetto lunare di circa due giorni formeranno un triangolo raccolto pochi gradi. Nei giorni 12 e 13 la cometa si avvicinerà ulteriormente al gigante del Sistema Solare, mentre successivamente il suo abbassamento sull'orizzonte ed il chiarore lunare ci costringerà a cercarla in condizioni sempre più sfavorevoli. Nell'ultima parte del mese, a meno di sorprese – come sopra anticipato – sarà praticamente impossibile catturarla dal fondo cielo oramai troppo chiaro.
Non ci resta quindi che attendere il prossimo ritorno tra 70 anni ...
(Adattato da Coelum)

Una galassia ... senza stelle 

(Immagine pubblicata da Sky & Telescope)
Gli astronomi hanno individuato qualcosa di veramente bizzarro: una galassia che sembra costituita unicamente da gas!
La galassia, denominata J0613+52 è stata individuata in base a una survey sulla distribuzione di idrogeno neutro in circa 350 deboli oggetti diffusi denominati "galassie a bassa luminanza superficiale". Queste galassie sono almeno una magnitudine più deboli del naturale chiarore ambientale del cielo notturno. Di fatto contengono pochissime stelle che le rendono veramente difficili da scoprire coi telescopio operanti in luce visibile; per questo motivo gli astronomi vanno alla ricerca dei deboli bagliori del gas tramite radiotelescopi.
Questa galassia oscura è situata a una distanza di 270 milioni di km nella dell'Auriga (subito a nord del pentagono caratteristico di questa costellazione) e se fosse osservata visualmente a una distanza ravvicinata apparirebbe in cielo come una chiazza vuota senza alcuna struttura. Eppure contiene una quantità d'idrogeno equivalente a oltre un miliardo di stelle che sembra ruotare in modo ordinato, come se si trattasse di una comune galassia spirale.
L'illustrazione pubblicata mostra la galassia nei falsi colori che ne indicano la rotazione (la parte rossa è ovviamente quella in allontanamento, quella blu in avvicinamento) ed è stata ottenuta utilizzando il campo stellare ottenuto da una lastra POSS-II dello Space Telescope Science Institute.

Una planetaria scoperta da astrofili 

(© Steven Bellavia)
Non sarà facile reperire immagini di quest'oggetto, dal momento che si tratta di una scoperta abbastanza recente a opera dagli astrofili Xavier Strottner e Marcel Drechsler nella costellazione del Toro. L'astrofilo francese Strottner ha stilato un catalogo (St) contenente 67 nebulose planetarie, mentre l'astrofilo tedesco Drechsler ne ha elencate 37 nel suo personale (Dr). Assieme al veterano della California Dana Patchick, il gruppo di astronomi hanno scoperta questa nebulosa utilizzando i dati multi-lunghezza d'onda dell'Aladin Sky Atlas. Costoro hanno già collezionato una 30-ina di planetarie nel catalogo congiunto denominato (St-Dr), di cui 4 sono state confermate, mentre le rimanenti attendono conferma da ulteriori osservazioni dei loro spettri.
Peter Goodhew, un astrofilo londinese che opera tramite un telescopio remoto in Spagna, ha ripreso la prima immagine di of St-Dr-1 con più di 16 ore di esposizione. L'autore dell'immagine pubblicata ha utilizzato un telescopio da 114 mm aperto a F/4 in parte autocostruito e modificato per questo tipo di ricerca.
E' bello sapere che astrofili seri e motivati continuano a fare scoperte, e che queste possono essere confermate anche con strumentazione modesta!

Un asteroide potenzialmente pericoloso 

© Coelum
L'asteroide 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l'attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità — seppure molto bassa e pari a 1 su 8300 — che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre di quest'anno, ed è su questa data che si è focalizzata l'attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest'unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell'asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.
2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di monitoraggio dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell'Università di Tucson (Arizona). Al momento della scoperta l'asteroide aveva una magnitudine apparente di +18.9, un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. Dalla determinazione dell'orbita eliocentrica sappiamo che 2006 QV89 si muove su un'orbita moderatamente ellittica, che giace su un piano a bassissima inclinazione sull'Eclittica (poco più di 1 grado), con semiasse maggiore di 1,192 UA e che impiega 475 giorni per una rivoluzione completa. Si tratta di un oggetto di tipo "Apollo", con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.
Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta assieme agli elementi orbitali, è riportata anche la cosiddetta MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), ossia la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell'asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell'orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l'asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Il 30 giugno è da qualche anno l'Asteroid Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo — Tratto dal mensile COELUM

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

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