
Il percorso della cometa C/2026 A1 attraverso le costellazioni tra aprile e maggio 2026 (© Vito Technology)

Rendering di una cometa sungrazing (© Vito Technology) L'attuale cometa sotto i riflettori è la C/2026 A1 (MAPS), una rara cometa radente del gruppo Kreutz che sta gradualmente aumentando di luminosità ed è già osservabile con un binocolo. Il momento decisivo arriverà il 4–5 aprile, quando passerà molto vicino al Sole, scomparendo brevemente alla vista. Sarà un momento decisivo: la cometa potrebbe disintegrarsi, ma se sopravviverà, gli appassionati del cielo potrebbero essere ricompensati con un oggetto visibile a occhio nudo che brilla nel cielo crepuscolare del cielo australe. C/2026 A1 (MAPS) è già visibile con un binocolo o un piccolo telescopio e continua ad aumentare di luminosità. Tuttavia, all'inizio di aprile sarà molto più difficile da osservare man mano che si avvicinerà al Sole e si immergerà sempre di più nella luce del crepuscolo. Il momento chiave arriverà il 4 aprile 2026, quando la cometa compirà il suo passaggio estremamente ravvicinato al Sole.

La cometa fotografata in Namibia il 16-1 2026 da G. Rhemann e M. Jäger quando era di circa 16ª grandezza Se sopravvive, MAPS potrebbe aumentare rapidamente di luminosità dopo il perielio e diventare visibile a occhio nudo per un breve periodo, con le migliori probabilità previste tra il 6 e il 10 aprile. L'emisfero australe, tanto per cambiare dovrebbe offrire una visibilità migliore, con la cometa visibile nel cielo occidentale dopo il tramonto. Nell'emisfero boreale, invece, resterà molto più bassa sull'orizzonte sud-occidentale al crepuscolo, rendendola più difficile da individuare anche se dovesse diventare luminosa. Comete di questo tipo se non si disintegrano — come la Ikeya-Seki (1965) e Lovejoy (2011) — e sopravvivono al calore del Sole possono talvolta diventare spettacolari!
Se non sopravviverà, il nucleo potrebbe frammentarsi vicino al perielio e affievolirsi rapidamente. Anche in quel caso, però, lo spettacolo potrebbe non essere finito: la cometa può comunque lasciare dietro di sé una spettacolare coda di polvere per diversi giorni.
La cometa MAPS è stata scoperta il 13 gennaio 2026 da un team di quattro astronomi: Alain Maury, Georges Attard, Daniel Parrott e Florian Signoret, utilizzando telescopi robotici in Cile nell'ambito del programma MAPS (Maury/Attard/Parrott/Signoret). Le comete appartenenti al gruppo Kreutz che passano estremamente vicino al Sole, si ritiene siano frammenti di una cometa molto più grande disintegratasi molto tempo fa.
Adattato da starwalk.space/it
Purtroppo è notizia del 6 aprile che nelle immagini fornite dalle camere LASCO 2 e 3 installate a bordo della sonda solare SOHO è stato possibile osservare un allungamento del nucleo poche ore prima del passaggio al perielio: brutto indizio sullo stato di salute della cometa. E di fatto l'astro chiomato non ce l'ha fatta, come d’altronde era prevedibile, dal momento che un passaggio a soli 170 mila km dalla superficie solare è un azzardo che ben difficilmente può far riemergere indenne una cometa piccola come la MAPS. Qualche ora più tardi è purtropo ricomparsa solo la nube di detriti e gas che ha spento ogni speranza.
Un'altra cometa interessante

Traiettoria della cometa C/2025 R3 attraverso le costellazioni in aprile 2026 (© Vito Technology)
La C/2025 R3 (PanSTARRS) è già visibile con i telescopi dall'emisfero boreale e potrebbe diventare visibile a occhio nudo dopo il passaggio al perielio il 19 aprile 2026. Nello scenario più probabile, potrebbe raggiungere una luminosità intorno alla magnitudine 2.9, poco più debole a quella delle stelle del Grande Carro. Nel caso migliore, potrebbe diventare molto più luminosa, arrivando forse fino alla magnitudine −1,0 e rivaleggiando con alcuni dei pianeti più brillanti, anche se continuerebbe comunque ad apparire come un oggetto diffuso e non come un punto di luce luminoso.
Il momento migliore per cercare C/2025 R3 PanSTARRS sarà tra la fine di aprile e l'inizio di maggio 2026, quando apparirà bassa nel cielo del crepuscolo. Prima del perielio, gli osservatori dell'emisfero boreale avranno le migliori opportunità nel cielo del mattino. Dopo il perielio, la visibilità peggiorerà rapidamente nel nord e migliorerà nell'emisfero australe, dove la cometa diventerà un oggetto serale tra la fine di aprile e l'inizio di maggio.
La C/2025 R3 PanSTARRS è stata scoperta l'8 settembre 2025 dal telescopio Pan-STARRS alle Hawaii. Si tratta di una cometa di lungo periodo, seppure con un periodo orbitale ancora sconosciuto. Potrebbe seguire una traiettoria leggermente iperbolica, compiendo quindi un solo passaggio vicino al Sole prima di dirigersi nello spazio interstellare. Se così fosse, quella di aprile 2026 sarebbe dunque l'unica occasione per l'umanità di poterla osservare. Anche se calcoli successivi dovessero invece dimostrare che la cometa è ancora legata gravitazionalmente al Sole, la sua orbita sarebbe probabilmente talmente eccentrica da non farla tornare nel corso della nostra vita.
Adattato da starwalk.space/it
La vita sulle lune di Giove

(fonte: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute)
Esiste una piccola possibilità che, alla morte del Sole tra 4.5 miliardi di anni, la vita possa trovare rifugio sulle lune ghiacciate di Giove: secondo i calcoli dello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ciò potrebbe avvenire quando la nostra stella si sarà trasformata in una gigante rossa, ossia si sarà espansa inghiottendo i quattro pianeti rocciosi interni. La zona abitabile potrebbe allora estendersi fino a raggiungere il gigante gassoso e i suoi satelliti. Questi ultimi riceverebbero così abbastanza calore da far sublimare il ghiaccio e dare origine a una tenue atmosfera di vapore acqueo sufficiente a supportare la vita. Da tempo l'attenzione dei planetologi si è concentrata su Europa, il satellite gioviano poco più piccolo della nostra Luna, che nasconderebbe sotto la crosta ghiacciata un oceano di acqua liquida, probabilmente salata come i nostri oceani.
La tenue atmosfera così creata potrebbe persistere fino a 200 milioni di anni. Si tratta di un arco di tempo estremamente ristretto se confrontato con quello che la vita ha avuto a disposizione sulla Terra, ma potrebbe ugualmente consentire ad alcuni organismi di prolungare la loro permanenza all'interno del Sistema Solare.
Adattato da una notizia ANSA
Polvere di Luna

(fonte: NASA)
Il regolite presente sulla Luna è meno tossico dell'inquinamento atmosferico delle nostre città: respirarlo può comunque provocare irritazione delle vie aree, proprio come era stato testimoniato da diversi astronauti delle missioni Apollo. Lo dimostra lo studio su cellule polmonari umane, condotto nei laboratori dell'Università di Tecnologia di Sydney in Australia. I risultati, pubblicati sulla rivista Life Sciences in Space Research, ridimensionano così le preoccupazioni per la salute dei futuri esploratori che parteciperanno alle missioni del programma Artemis nell'intento di stabilire una presenza umana a lungo termine sulla Luna. «Probabilmente, se l'esposizione alla polvere lunare si verificasse ai livelli tipici dell'inquinamento atmosferico sulla Terra, gli effetti sulla salute sarebbero minimi», sottolineano i ricercatori guidati da Michaela B. Smith. Nei loro esperimenti hanno utilizzato cellule umane prelevate dai bronchi e dagli alveoli polmonari per valutare le conseguenze dell'esposizione ai più recenti preparati che simulano il regolite lunare. Gli effetti sono stati poi messi a confronto con quelli provocati dall'esposizione al particolato atmosferico raccolto in una strada trafficata di Sydney.
I risultati dimostrano che la polvere lunare, tagliente e abrasiva, può agire come un irritante fisico, ma non causa i gravi danni cellulari o l'infiammazione scatenati dallo smog. «È importante distinguere tra un irritante fisico e una sostanza altamente tossica», spiega Smith. «Quando gli astronauti dell'Apollo rientravano nel modulo di atterraggio, la polvere sottile che si era attaccata alle loro tute spaziali si disperdeva nell'aria della cabina e veniva inalata, causando problemi respiratori, starnuti e irritazione oculare. Qualsiasi polvere, se inalata, provoca starnuti, tosse e una certa irritazione fisica, ma non è altamente tossica come la silice, che causa la silicosi dopo dieci anni in un cantiere. Sicuramente non si verificherà una situazione del genere».
Notizia ANSA
Una galassia ... senza stelle

(Immagine pubblicata da Sky & Telescope)
Gli astronomi hanno individuato qualcosa di veramente bizzarro: una galassia che sembra costituita unicamente da gas!
La galassia, denominata J0613+52 è stata individuata in base a una survey sulla distribuzione di idrogeno neutro in circa 350 deboli oggetti diffusi denominati "galassie a bassa luminanza superficiale". Queste galassie sono almeno una magnitudine più deboli del naturale chiarore ambientale del cielo notturno. Di fatto contengono pochissime stelle che le rendono veramente difficili da scoprire coi telescopio operanti in luce visibile; per questo motivo gli astronomi vanno alla ricerca dei deboli bagliori del gas tramite radiotelescopi.
Questa galassia oscura è situata a una distanza di 270 milioni di km nella dell'Auriga (subito a nord del pentagono caratteristico di questa costellazione) e se fosse osservata visualmente a una distanza ravvicinata apparirebbe in cielo come una chiazza vuota senza alcuna struttura. Eppure contiene una quantità d'idrogeno equivalente a oltre un miliardo di stelle che sembra ruotare in modo ordinato, come se si trattasse di una comune galassia spirale.
L'illustrazione pubblicata mostra la galassia nei falsi colori che ne indicano la rotazione (la parte rossa è ovviamente quella in allontanamento, quella blu in avvicinamento) ed è stata ottenuta utilizzando il campo stellare ottenuto da una lastra POSS-II dello Space Telescope Science Institute.
Una planetaria scoperta da astrofili

(© Steven Bellavia)
Non sarà facile reperire immagini di quest'oggetto, dal momento che si tratta di una scoperta abbastanza recente a opera dagli astrofili Xavier Strottner e Marcel Drechsler nella costellazione del Toro. L'astrofilo francese Strottner ha stilato un catalogo (St) contenente 67 nebulose planetarie, mentre l'astrofilo tedesco Drechsler ne ha elencate 37 nel suo personale (Dr). Assieme al veterano della California Dana Patchick, il gruppo di astronomi hanno scoperta questa nebulosa utilizzando i dati multi-lunghezza d'onda dell'Aladin Sky Atlas. Costoro hanno già collezionato una 30-ina di planetarie nel catalogo congiunto denominato (St-Dr), di cui 4 sono state confermate, mentre le rimanenti attendono conferma da ulteriori osservazioni dei loro spettri.
Peter Goodhew, un astrofilo londinese che opera tramite un telescopio remoto in Spagna, ha ripreso la prima immagine di of St-Dr-1 con più di 16 ore di esposizione.
L'autore dell'immagine pubblicata ha utilizzato un telescopio da 114 mm aperto a F/4 in parte autocostruito e modificato per questo tipo di ricerca. E' bello sapere che astrofili seri e motivati continuano a fare scoperte, e che queste possono essere confermate anche con strumentazione modesta!
I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio.
È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.


