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La cometa Atlas 

(© Rolando Ligustri)
Potrebbe diventare una delle comete più luminose degli ultimi anni, se dovesse rimanere integra durante e dopo il suo passaggio ravvicinato al Sole. La C/2019 Y4 — questo il nome ufficiale della cometa — è stata scoperta la sera del 28 dicembre 2019 nell'ambito della campagna osservativa ATLAS (Asteroid Terrestrial-Impact Alert System). L'immagine pubblicata è di Rolando Ligustri, grande esperto nella ripresa di comete, ed è stata ottenuta il 18 marzo, mentre passava angolarmente vicina alle galassie M81 e M82”.
La cometa, avvicinandosi al Sole, sta aumentando la propria luminosità più rapidamente del previsto e se continua così potrebbe diventare visibile a occhio nudo verso la fine di aprile, almeno secondo le previsioni più ottimistiche. Tuttavia, man mano che si avvicina alla nostra stella, la cometa diventerà sì più luminosa, ma sarà più difficile da vedere in quanto si immergerà sempre più nella luce del crepuscolo.
La C/2019 Y4 presenta un'eccentricità molto spinta, con l'afelio a 621 Unità astronomiche (93 miliardi di km). L'orbita è quasi parabolica, con un periodo stimato in 5475 anni; pare compia un tragitto molto simile, anche come periodo, alla grande cometa del 1844, da cui l'ipotesi è che possa trattarsi di un frammento, assieme a quest’ultima, di una cometa più grande spezzatasi durante il passaggio al perielio. La ⇨ cartina, tratta e adattata dal sito di divulgazione della UAI, mostra il percorso della cometa sino al prossimo 1° aprile.

Un Quadretto Mattutino 

(adattato da Sky and Telesocpe)
Coloro che, magari per necessità, devono alzarsi presto la mattina e al contempo hanno la fortuna di abitare o in campagna o nei piani alti dei palazzi, diano un occhiata verso sud-est dal 15 al 20 marzo prima dell'alba. Sarà infatti possibile assistere a un incontro ravvicinato tra Marte e Giove, con Saturno che segue subito alla sinistra. Una decina di giorni prima, esattamente il 7 marzo, i tre pianeti saranno allineati ed equidistanti con Giove nel mezzo. Le magnitudini saranno rispettivamente pari a +0.8, -1.6 e +1.2. Il signore degli anelli sarà poi in congiunzione col pianeta rosso il 1° aprile ed entrambi avranno grosso modo la stessa luminosità
Al culmine della giornata, ossia dopo il tramonto, sarà invece possibile ammirare Venere, molto brillante (magnitudo -4) sopra l'orizzonte occidentale che attorno alle 7 di sera si troverà a un'altezza superiore ai 30°. Se lo osservate al telescopio apparirà come una piccola "luna" al primo quarto (ossia con una fase al 50%).
E per quanto riguarda il quinto pianeta visibile a occhio nudo, ossia Mercurio? Attorno alle date sopra riportate farà anche lui capolino sopra l'orizzonte orientale, ma temo sia inutile affannarsi a cercarlo: sarà infatti bassissimo e immerso nei bagliori solari. Solo chi si trova in una località di alta montagna, col cielo sgombro da foschie può tentare di scorgerlo elusivamente mezz'ora prima dell'alba tra la fine di marzo e i primi di aprile.

Una Cometa Primaverile 

(adattato da The Sky Live)
La cometa più "luminosa" (si fa per dire) dei prossimi mesi è probabilmente la C/2017 T2 Pan-STARRS (Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System) con la sua magnitudine di +9.7 e raggiungerà presumibilmente la magnitudine 8 quando si avvicinerà al perielio previsto per il prossimo 4 maggio.
Il Pan-STARRS è un sistema di esplorazione astronomica costituito da telescopi e fotocamere ad ampio campo per la rilevazione di corpi celesti, sviluppato e gestito dall'università delle Hawaii e situato presso l'osservatorio di Haleakalā, sull'omonimo vulcano e parco nazionale nell'isola di Maui, appartenente all'arcipelago delle Hawaii. Combinando piccoli specchi con avanzate fotocamere digitali e accurati sistemi di elaborazione astrometrica e fotometrica, consente di osservare l'intera volta celeste più volte in un mese rilevando così, sulla base delle precedenti osservazioni, oggetti in movimento quali, appunto, asteroidi e comete sino a una magnitudine apparente di +24 (!) le cui orbite possono causare eventi da impatto.
L'immagine pubblicata, ottenuta col planetario online The Sky Live mostra le posizioni della cometa a un mese di distanza, dal 4 febbraio al 4 maggio, data del perielio.

Un asteroide potenzialmente pericoloso 

© Coelum
L'asteroide 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l'attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità — seppure molto bassa e pari a 1 su 8300 — che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre di quest'anno, ed è su questa data che si è focalizzata l'attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest'unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell'asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.
2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di monitoraggio dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell'Università di Tucson (Arizona). Al momento della scoperta l'asteroide aveva una magnitudine apparente di +18.9, un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. Dalla determinazione dell'orbita eliocentrica sappiamo che 2006 QV89 si muove su un'orbita moderatamente ellittica, che giace su un piano a bassissima inclinazione sull'Eclittica (poco più di 1 grado), con semiasse maggiore di 1,192 UA e che impiega 475 giorni per una rivoluzione completa. Si tratta di un oggetto di tipo "Apollo", con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.
Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta assieme agli elementi orbitali, è riportata anche la cosiddetta MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), ossia la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell'asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell'orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l'asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Il 30 giugno è da qualche anno l'Asteroid Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo — Tratto dal mensile COELUM

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

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