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Alcuni aggiornamenti
Le ultime di Keplero
Non è certo la prima volta che gli astronomi, deputati a questo tipo di ricerca, scoprono pianeti arroventati dall'estrema vicinanza della loro stella (v. ad esempio più sotto in questa stessa pagina); tuttavia, questi rappresentano dei sopravvissuti a una fase cruciale nell'evoluzione stellare e potranno quindi insegnarci alcune cose riguardo al destino ultimo del nostro Sistema Solare. Fra circa 5 miliardi di anni, infatti, anche il Sole comincerà a gonfiarsi sino a inglobare i primi 3 pianeti interni (compresa la Terra, dunque), ma sinora gli astronomi ne avevano ipotizzato la totale distruzione! A quanto pare KOI 55.01 e 55.02 ci stanno raccontando una storia totalmente diversa. Al momento, dunque, si hanno due ipotesi: la prima è che si trattasse in realtà di giganti gassosi (come Giove e Saturno) di cui sarebbero rimasti solo i nuclei rocciosi; la seconda, invece, ipotizza addirittura che i pianeti si siano riformati dal materiale espulso e lasciato indietro dalla stella dopo che questa ha ricominciato a contrarsi. HARPS scopre cinquanta nuovi Esopianeti
Lo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri all'Osservatorio dell'ESO di La Silla, in Cile, è il più efficiente cercatore di pianeti. Il gruppo di HARPS, guidato da Michel Mayor (Università di Ginevra, Svizzera), ha annunciato oggi la scoperta di più di 50 nuovi esopianeti che orbitano intorno a stelle vicine, tra cui sedici super-Terre. È il maggior numero di pianeti di questo tipo mai annunciato in una sola volta. Le nuove scoperte vengono presentate ad una conferenza sui Sistemi Solari Estremi ("Extreme Solar Systems") che vede 350 esperti di esopianeti raccolti in Wyoming, USA. "La messe di scoperte effettuate da HARPS ha superato ogni aspettativa e include una popolazione eccezionalmente ricca di super-Terre e pianeti simili a Nettuno, che ruotano intorno a stelle molto simili al nostro Sole. E ancora meglio -- il nuovo risultato mostra che le scoperte si susseguono a ritmo sempre crescente", dice Mayor. Negli otto anni in cui ha iniziato ad osservare sistematicamente stelle come il Sole, utilizzando la tecnica della velocità radiale, HARPS ha scoperto più di 150 nuovi pianeti. Circa due terzi di tutti gli esopianeti con massa minore di quella di Nettuno sono stati scoperti da HARPS. Questi risultati eccezionali sono frutto di molte centinaia di notti di osservazione con HARPS. Utilizzando le osservazioni di HARPS di 376 stelle simili al Sole gli astronomi hanno migliorato molto la stima della probabilità che una stella come il Sole ospiti un pianeta di bassa massa (invece che un gigante gassoso). Essi trovano che circa il 40% di queste stelle hanno almeno un pianeta meno massiccio di Saturno. La maggioranza degli esopianeti di massa uguale o minore di quella di Nettuno sembrano appartenere a sistemi multipli. Con le prossime migliorie che vengono apportate sia all'hardware che ai sistemi software, HARPS verrà spinto al livello successivo di stabilità e sensibilità alla ricerca di pianeti rocciosi che possano supportare la vita. Dieci stelle vicine simili al Sole sono state scelte per queste nuove osservazioni sistematiche. Le stelle sono già state osservate da HARPS e perciò si sa che le loro velocità radiali possono essere misurate con molta precisione. Dopo due anni di lavoro, il gruppo di astronomi ha scoperto cinque nuovi pianeti di massa minore a cinque volte quella della Terra. "Questi pianeti saranno i migliori obiettivi per cercare segni della vita nell'atmosfera del pianeta con i telescopi spaziali del futuro, andando a scovare impronte chimiche come ad esempio la presenza dell'ossigeno," spiega Francesco Pepe (Osservatorio di Ginevra, Svizzera), il primo autore di uno dei recenti articoli scientifici. HD 85512 b, uno dei nuovi pianeti scoperti recentemente annunciato, è probabilmente solo circa 3,6 volte la massa della Terra e si trova ai confini della zona abitabile -- la stretta fascia intorno a ogni stella in cui l'acqua può essere presente in forma liquida, se le condizioni sono favorevoli. "Questo è il pianeta di massa più piccola, tra quelli scoperti con il metodo della velocità radiale e confermati come pianeti, che potrebbe trovarsi all'interno della zona abitabile della propria stella, ed il secondo pianeta di piccola massa scoperto da HARPS all'interno della zona abitabile," aggiunge Lisa Kaltenegger (Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg Germania e Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, Boston, USA), un'esperta dell'abitabilità degli esopianeti. La sempre maggiore precisione della nuova survey di HARPS permette di rivelare pianeti di massa inferiore a due volte quella della Terra. HARPS è così sensibile che può rivelare velocità radiali di ampiezza molto minore di 4 km/ora — la velocità di un pedone.
Questi risultati fanno pensare agli astronomi di essere vicini alla scoperta di altri piccoli pianeti rocciosi e abitabili intorno a stelle simili al nostro Sole. Nuovi strumenti sono in progetto per favorire questa ricerca, tra cui una copia di HARPS che verrà installata al Telescopio Nazionale Galileo (Italia) nelle Isole Canarie, per osservare le stelle del cielo settentrionale, così come un nuovo e più potente cercatore di pianeti, ESPRESSO, che verrà installato al VLT dell'ESO nel 2016 [9]. In un futuro più lontano lo strumento CODEX dell'E-ELT (European Extremely Large Telescope) spingerà questa tecnica ad un livello ancora più alto. "Nei prossimi dieci o venti anni dovremmo avere una lista dei potenziali pianeti abitabili nelle vicinanze del Sole. Compilare la lista è essenziale perchè futuri esperimenti possano cercare indicazioni spettroscopiche della presenza di vita nell'atmosfera degli esopianeti," conclude Michel Mayor, che ha scoperto il primo esopianeta intorno ad una stella normale nel 1995. ____________________________ Comunicato ESO, 12 settembre 2011 Un'interessante scoperta di Kepler
Il sole attorno al quale ruotano i sei pianeti è la stella Kepler-11 e questo sistema planetario è una vera rarità per le piccole dimensioni dei suoi pianeti. L'altro sistema scoperto dallo stesso Kepler nel gennaio 2010 era infatti composto da 5 pianeti giganti, dalla massa confrontabile a quella di Giove come lo sono la maggioranza degli oltre 500 pianeti esterni al Sistema Solare finora scoperti. Nell'agosto scorso un altro sistema con almeno 5 pianeti era stato scoperto da astronomi dell'Osservatorio Europeo Meridionale (ESO). Coordinata da Jack Lissauer, del centro Ames della Nasa, la ricerca ha coinvolto 39 astronomi, astrofisici e planetologi di 16 istituzioni, quasi tutte americane (l'unica europea è l'università danese di Copenaghen). «I 5 pianeti interni – scrivono i ricercatori – sono tra i più piccoli per massa e dimensioni e le misure implicano che sono avvolti da gas leggeri». E' stato possibile studiarli osservando le variazioni nella luminosità della stella provocate dal transito di ciascun pianeta davanti ad essa. In questo modo i ricercatori hanno calcolato che i 5 pianeti interni hanno una massa che va da 2,3 volte a 13,5 volte quelle della Terra e che impiegano in media 50 giorni per orbitare intorno alla loro stella. Di conseguenza la loro posizione nel sistema planetario è confrontabile a quella di Mercurio nel nostro Sistema Solare. Il sesto pianeta è invece più grande e lontano: la sua orbita è di 118 giorni e la sua massa non è ancora stata determinata. La missione Kepler osserva continuativamente e simultaneamente oltre 150000 stelle e il suo fotometro ha già misurato centinaia di possibili tracce di pianeti che si stanno analizzando. Mentre molte di queste tracce non sono probabilmente veri e propri pianeti – possono essere, ad esempio piccole stelle che orbitano attorno a stelle più grandi – le osservazioni compiute da Terra hanno confermato l'esistenza dei 5 esopianeti. Le scoperte sono basate su di un computo approssimativo di 6 settimane di dati raccolti, ossia da quando sono cominciate le operazioni scientifiche il 12 Maggio 2009. Un oggetto superdenso al calor rosso
La densità incredibilmente alta di Kepler-10b, anche considerando una notevole compressione del materiale al suo interno, significa che è quasi totalmente costituito da rocce e metalli con un'atmosfera molto tenue, se non addirittura inesistente. Sebbene la composizione esatta rimanga sconosciuta, è probabile che questa sia comunque molto simile a quella terrestre, seppure con un nucleo di ferro-nichel al centro molto più grosso; e di conseguenza si suppone una gravità superficiale circa doppia. Al momento non si possono però fare ipotesi definitive circa l'orine di questa super Terra. Kepler-10b compie una rivoluzione attorno alla sua stella in appena 20 ore a una distanza che è appena un 20-esimo della distanza di Mercurio dal Sole; questa stella, di spettro praticamente identico a quello del Sole, si trova nel Draco e brilla di magnitudo 11; la quantità di energia irradiata è dunque la stessa e di conseguenza la temperatura superficiale di questo sfortunato pianeta si aggira attorno ai 1400°C (non propriamente il luogo ideale per trascorrervi una vacanza!). D'altra parte si può affermare con sicurezza che, data la sua prossimità, il pianeta possiede una rotazione catturata e non avendo atmosfera non è possibile neppure supporre un meccanismo di convezione del calore in grado di uniformarne la temperatura (un po' come avviene per Mercurio o per la Luna); di conseguenza quella presente sulla superficie opposta potrebbe essere assai più mite. Il team di Keplero aveva rilevato i primi indizi di un transito del pianeta poco dopo il lancio della sonda avvenuto nel marzo del 2009, dal momento che aveva registrato una lieve caduta di luce che avveniva periodicamente con una cadenza, appunto, di circa 20 ore; ma ci sono voluti quasi 2 anni di osservazioni successive condotte coi telescopi a terra — soprattutto tramite il Keck di 10 m delle Hawaii — prima che il gruppo di lavoro si sentisse abbastanza fiducioso da poter finalmente annunciare la scoperta. Senza nulla togliere all'impresa condotta dal team, c'è infine da rilevare che non è mancata una discreta dose di fortuna: Kepler-10b è infatti una delle stelle più luminose tenute sotto osservazione, cosicché la sonda è stata in grado di registrarne le variazioni di luce con un rapporto segnale/rumore particolarmente elevato; ciò ha permesso di cogliere oscillazioni superficiali causate da onde di pressione che si generano all'interno; si tratta, insomma, di una sorta di sismologia stellare, molto utile per determinare con grande precisione — valutata tra il 2 e il 6 percento! — i parametri fondamentali della stella, quali diametro, massa e luminosità. Scoperto un pianeta potenzialmente abitabile
Questi 6 pianeti che le orbitano attorno sono tutti molto più vicini della distanza che separa la Terra dal Sole e 2 di questi, vale a dire 581c e d si trovano all'interno della fascia dove l'acqua può mantenersi allo stato liquido. L'ultimo arrivato, 581g, è situato in mezzo a essi. È tuttavia difficile affermare se si può collocare nella cosiddetta "zona abitabile", in quanto quando ciò presuppone che possegga un'atmosfera sufficientemente spessa, tale da innescare un effetto serra simile al nostro; qui siamo però ancora nel campo delle congetture. Il nuovo pianeta dovrebbe avere una massa compresa tra 3.1 e 4.3 masse terrestri e possedere un nucleo di materiale ferroso simile a quello terrestre; questo si tradurrebbe in un diametro da 1.2 a 1.4 volte il nostro e una gravità superficiale compresa tra 1.5 e 2 g. Il pianeta orbita attorno a Gliese 581 in un periodo inferiore a 37 giorni, per cui la sua rotazione sarebbe sicuramente sincronizzata con la rivoluzione, con un emisfero costantemente illuminato e l'altro perennemente in ombra. Questa situazione, tuttavia, è forse meno drammatica di come si pensava un tempo: un mondo con rotazione sincrona richiederebbe un'atmosfera spessa appena l'1% di quella terrestre affinché vi sia una distribuzione di calore dalla parte illuminata a quella in ombra; ma i venti in gioco sarebbero probabilmente molto intensi. Al momento non è possibile sapere se la superficie è rocciosa, oppure totalmente coperta da un vasto oceano; una cosa è però certa: eventuali futuri sbarchi di astronavi con a bordo esseri umani vedrebbero i membri dell'equipaggio muoversi goffamente! Il primo caso di cannibalismo planetario
Nato dalla stessa nube che ha dato origine alla stella, il pianeta — denominato WASP-12b — viene lentamente distrutto dalla stella madre. Il fatto era stato suggerito da Shu-lin Li dell'Università di Pechino dopo che l'esopianeta era stato scoperto ancora nel 2008, durante la ricerca condotta da astronomi britannici nota come Wide Area Search. Ma occorreva tutta la potenza di Hubble per raccogliere la debole radiazione che arriva da WASP-12, una stellina di 12-esima grandezza situata nell'Auriga a una distanza di 600 anni luce. Il pianeta, essendo molto vicino all'astro tanto da compiere un giro completo intorno a esso in poco più di un giorno, riesce a far sentire in modo violento la sua forza di gravità, creando un risucchio di materiale che da questo precipita sulla stella. WASP-12b è un gigante gassoso simile a Giove, seppure ben 4 volte più grande. Gli strumenti di Hubble misurando sia l'attenuazione della luminosità causata dal transito del corpo planetario, sia il tipo di radiazione hanno permesso agli scienziati della Open University britannica di capire che intorno al pianeta c'è una grande nube di materiale costantemente risucchiato dalla stella madre. ______________________________________________ Adattato da Giovanni Caprara, Corriere della Sera, 25 maggio 2010. Il primo exopianeta con clima mite
Secondo uno degli autori, Claire Moutou del Laboratorio di astrofisica di Marsiglia, il pianeta «potrebbe rappresentare la Stele di Rosetta nel campo dello studio dei pianeti extrasolari». Perché, come ha spiegato Didier Queloz dell'università di Ginevra, «CoRoT-9b può fornirci gli strumenti per studiare le atmosfere di pianeti con temperature moderate e ci può permettere di aprire una finestra nuova nella comprensione della chimica alle basse temperature». Combinando le osservazioni compiute dal satellite europeo CoRoT con quelle del celebre cacciatore di pianeti esterni HARPS installato sul telescopio dell'Osservatorio europeo meridionale a La Silla in Cile, gli astronomi hanno studiato per la prima volta in maniera approfondita questo interessante pianeta. CoRoT-9b orbita intorno a una stella simile al Sole situata a circa 1.500 anni luce da noi in 95 giorni, ossia poco più del periodo di rivoluzione di Mercurio. Grande circa quanto Giove, la sua temperatura superficiale è compresa fra -20°C e +160°C. Come i nostri pianeti giganti, Giove e Saturno, CoRoT-9b è composto in gran parte di idrogeno ed elio (fonte: Ansa). __________________________________________________ Adattato da un trafiletto apparso sul Corriere della Sera il 17 marzo 2010. Una ... superterra con acqua liquida?
La temperatura dell'esopianeta è invero molto alta, compresa tra 120°C e 280C° (a seconda della quantità di calore che verrebbe riflessa nello spazio), ma la forte pressione superficiale, dovuta a una coltre atrmosferica di idrogeno ed elio stimata attorno ai 200 km, dovrebbe consentire la presenza dell'acqua allo stato liquido. In base al diametro (5360 km) e alla massa (6.5 volte quella della Terra) si può stabilire una densità pari a 1.9-1.9 grammi per cm3; ciò deporrebbe a favore che il pianeta sia totalmente coperto da un oceano profondo decine, se non addirittura centinaia, di Km, con all'interno un mantello roccioso composto da silicati e un nucleo ferroso. Resta tuttavia altamente probabile che, data l'alta temperatura, l'oggetto abbia perso gran parte del suo manto atmosferico e che quella presente, se mai sarà possibile stabilirne la composizione, sia sensibilmente diversa da quella primordiale. Scoperti in un solo colpo 32 nuovi pianeti
La chiave del loro successo è stato uno strumento particolare installato sul telescopio di 3,6 metri dell'ESO operante a La Silla, in Cile. Si tratta di uno spettroscopio ad alta risoluzione estremamente preciso con il quale gli scienziati hanno misurato i piccoli movimenti indotti sulla stella dalla rotazione dei pianeti che gli girano intorno, arrivando persino a cogliere variazioni di velocità di 3,5 chilometri orari. Con HARPS gli studiosi hanno rilevato la presenza di 75 pianeti nell'arco di cinque anni in 30 sistemi planetari diversi, sui circa 400 pianeti extrasolari finora scoperti in totale da tutti i cacciatori impegnati su questa appassionante frontiera. Gli identikit planetari si sono mostrati estremamente diversi: da corpi poco più grandi della Terra a giganti più consistenti con masse diverse volte quella di Giove. «Queste osservazioni hanno certificato agli astronomi la diversità della popolazione planetaria esistente intorno agli astri lontani, aiutandoci a spiegare meglio la formazione dei sistemi solari che prima si basava soltanto sul nostro» nota Nuno Santos, del gruppo di ricerca. Il team ha anche preannunciato nuove sorprese per le prossime settimane. Non resta che aspettare. ______________________________________ Giovanni Caprara, Corriere della Sera (20 ottobre 2009). Potrà essere veramente abitabile? Vi ricordate del sistema di Gliese 581, una nana rossa situata nella Libra? Sempre il gruppo di astrofisici guidato da Michel Mayor, lo scopritore del primo pianeta extrasolare, ha trovato un quarto pianeta — denominato Gliese 581 e — e che è risultato il più piccolo finora scoperto, avendo una taglia che è appena il doppio della Terra, nonché il più vicino alla stella. Ma la cosa più interessante è che quando abbiamo parlato di Gliese 581 d avevamo immaginato uno scenario desolante sulla superficie di questo pianeta 7 o 8 volte più massiccio della Terra e situato a poco meno di 40 milioni di km dalla stella. Bene, il gruppo dell'Osservatorio di Ginevra ha ricalcolato la distanza di questo pianeta che è risultata inferiore, andandosi a collocare al limite esterno della fascia di abitabilità, a una distanza poco superiore ai 20 milioni di km. Se lo scenario fosse confermato si tratterebbe del pianeta extrasolare più simile alla Terra fra i circa 350 sinora individuati. Questo accenderebbe nuove speranze per coloro che sono costantemente impegnati nella ricerca della vita extraterrestre (v. figura). Un'importante scoperta italiana Si chiama HD 17156b l'ultimo pianeta trovato in cielo che eclissa la propria stella — un oggetto di 8a situato in Cassiopea — e il merito della sua scoperta va soprattutto ad un gruppo di valenti astrofili italiani fra cui Federico Manzini, Daniele Gasparri e Claudio Lopresti. La notizia di questo evento eccezionale è stata divulgata lo scorso 4 ottobre dall'astronomo Mauro Barbieri che lavora presso il Laboratoire d'Astrophysique de Marseille nell'ambito della missione spaziale CoRoT alla ricerca di pianeti extrasolari. Per saperne di più collegatevi direttamente al sito dell'Associazione Astronomica Euganea. Un pianeta infernale
Nel novembre 2007 un team di astronomi guidati da Greg Laughlin del Lick Observatory hanno impiegato la camera infrarossa del telescopio Spitzer della NASA per monitorare ciò che accade esattamente durante questo periodo di rivoluzione e hanno scoperto che il pianeta non è proprio ospitale (come del resto si poteva immaginare): sono state infatti registrate temperature medie di circa 500-600°C, ma quando l'oggetto si trova al periastro la temperatura diurna può superare i 1200°C! Temperature del genere sono nettamente superiori persino a quelle dell'infernale Venere. HD 80606 è una stella situata nell'Orsa Maggiore a una distanza di 190 anni luce avente la stessa massa e luminosità del Sole, ma con una sostanziale differenza: possiede una compagna praticamente identica a una distanza di 1000 UA; le interazione gravitazionali che si vengono a creare sono quasi certamente la causa della peculiarità che si osserva nell'orbita di HD 80606b. L'immagine pubblicata è una simulazione al computer che mostra l'esopianeta nei giorni immediatamente successivi al passaggio ravvicinato attorno alla stella. Scoperta la CO2 su un pianeta extrasolare
Il pianeta in questione porta la sigla HD 189733b, ha la taglia di Giove ed è molto caldo, dal momento che orbita a una distanza di appena 4.5 milioni di km da HD 189733, una stella arancione di 8a grandezza situata ad appena 20' E di M27 (Vulpecula — vedi cartina); la vita su questo pianeta è quindi da escludere, almeno nelle sembianze terrestri. Con la fantasia l'astronomo Carl Sagan aveva però immaginato che forse tra le nuvole gioviane potessero aleggiare forme vitali simili alle meduse: ma era ovviamente una fuga fantastica senza prove. Giovanni Tinetti si occupa di indagare le atmosfere dei pianeti extrasolari già scoperti per identificare eventuali condizioni ideali per la vita. E il pianeta su cui ha concentrato le sue attenzioni distante 63 anni luce dalla Terra, continua a regalarle grandi soddisfazioni. HD 189733b era già stato effettivamente scoperto nel 2005 tramite la spettroscopia doppler, ma adesso le osservazioni sono state condotte con l'HST nell'ambito di una collaborazione internazionale. E scrutando con lo strumento all'infrosso Nicmos, nella coltre atmosferica si sono individuate molecole di anidride carbonica e monossido di carbonio. Il rilevamento è stato compiuto mentre il pianeta transitava davanti alla stella madre ogni 2,2 giorni. Cercare e trovare dei "biomarkers" come sono l'acqua o l'anidride carbonica è importante nella caccia al gemello della Terra. «Nei pianeti del nostro sistema solare», commenta Giovanna Tinetti «l'anidride carbonica gioca un ruolo cruciale per la stabilità del clima. Sulla Terra la CO2 è uno degli ingredienti della fotosintesi e rappresenta un composto basilare nel ciclo del carbonio. Le nostre osservazioni costituiscono una grande opportunità di conoscere il ruolo di questo gas nelle atmosfere calde dei pianeti del tipo di Giove». Al momento questo è tutto. L'anidride carbonica è frutto dei meccanismi naturali, ma anche dell'attività umana; quando si troverà su pianeti extrasolari rocciosi e simili alla Terra allora sarà interessante scoprine la sua vera origine. _______________________________________________________ Tratto da un articolo di Giovanni Caprara Corriere della Sera (10 dicembre 2008). Fomalhaut B
"Già nel 2005 avevamo avanzato l'ipotesi che l'anello di polveri che circonda la stella potesse ospitare un grosso pianeta, in quanto avevamo osservato un punto particolarmente privo di materiale. Ciò poteva significare che un pianeta aveva aggregato a sé gli oggetti che riempivano quello spazio. Ora, finalmente, abbiamo la prova visiva che là davvero esiste un pianeta", ha spiegato Paul Kalas, responsabile della ricerca pubblicata su Science. Sinora i tentativi di fotografare in modo diretto i pianeti extrasolari sono stati fatti solo nell'infrarosso, puntando i telescopi verso stelle giovani nella speranza di osservare pianeti in formazione ancora caldi. Nel caso di Fomalhaut B, però, si è cercato in luce visibile e per questo il risultato è considerato eccezionale. A onor di cronaca già in un altro caso il Telescopio Gemini posto alle Hawaii aveva fotografato un probabile pianeta extrasolare, ma questo ha una massa di 8-9 volte quella di Giove e quindi si avvicina di più alle "nane brune". "Fomalhaut B si trova all'interno di una fascia di polveri così ricca che è assai probabile che esso sia per lo più roccioso o per lo meno abbia un nucleo solido assai consistente", ha detto Eugene Chiang, coautore della ricerca. E tuttavia le speranze di trovarvi la vita sono quasi nulle. Il suo sole, infatti, ha solo 200 milioni di anni e vivrà per non più di un miliardo di anni, troppo poco perché sul pianeta si inneschino le condizioni per sostenere la vita. Oltre tutto la luminosità di Fomalhaut vista dal pianeta è simile a quella del Sole vista da Nettuno, troppo debole per produrre in maniera significativa la fotosintesi che sta alla base della complessa catena alimentare. ______________________________________________ Tratto da un articolo di L. Bignami Repubblica (13 novembre 2008). Epsilon Eridani
In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella madre, più un anello esterno di corpi ghiacciati analoghi ai nostri oggetti trasnettuniati presenti oltre l'orbita di Nettuno (tra i quali è stato inserito lo stesso Plutone) e racchiusi nella fascia di Kuiper. Ma ora affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d'onda dell'infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, "materiale in costruzione" di possibili pianeti o frutto di collisioni. «Questo sistema solare assomiglia al nostro all'epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra» commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California e autore dell'articolo che apparirà nel prossimo numero di gennaio di Astrophysical Journal in cui racconta il lavoro compiuto. La presenza di questi corpi rocciosi o metallici intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all'astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per Giove subito oltre gli asteroidi. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di 3 e 20 UA: la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l'unica fascia di asteroidi che possiede il nostro Sistema Solare; e analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche; quindi come Giove. E' la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L'altro possibile pianeta esistente era stato individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell'anello più esterno tra 35 e 90 UA. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l'esistenza di un terzo pianeta e quindi tutti ne sono alla caccia in una zona a circa 20 UA. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell'esistenza stessa della fascia. ___________________________________________________ Adattato da un articolo di G. Caprara Corriere della Sera (29 ottobre 2008). Fotografato il primo pianeta "alieno"
L'immagine qui sopra è una composizione a falsi colori ottenuta nell'infrarosso a tre diverse lunghezze d'onda. _________________________________________________ Adattato e ampliato da un articolo di La Repubblica (16 settembre 2008). Terre giganti
L'autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell'Osserva- torio di Ginevra, al quale si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a 51 Pegasi. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato a una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi. Ma la più sensazionale è senz'altro la tripletta del Pictor. La ragione è che questi pianeti, che dovrebbero essere rocciosi, hanno una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa di 4.2, 6.7 e 9.4 volte superiore a quella del nostro pianeta. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell'area in cui Mercurio orbita attorno al Sole e pertanto il loro anno dura rispettivamente 4, 10 e 20 giorni. La scoperta è avvenuta utilizzando lo HARPS (vedi) installato su un telescopio di 3.6 metri situato in Cile. La tecnica di rilevamento è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell'astro, come rivelato a pag. 2 della presente dissertazione, «Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l'esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor. Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l'esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre, infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta». La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli, impresa che è già in corso. _____________________________________________ Adattato da un articolo del Corriere della Sera (15 febbraio 2008). Un pianeta simile al nostro È dello scorso 4 giugno la notizia della scoperta, a opera degli scienziati Nicholas Rattenbury e David Bennett, di una presunta terra gemella che orbiterebbe attorno a una stella molto debole, forse una nana rossa. Il pianeta è stato denominato MOA-2007-BGL-192Lb, avrebbe una massa pari a 3 volte quella della Terra e orbiterebbe a una distanza di circa 0.7 UA (la distanza di Venere dal Sole); è altresì probabile che parte del calore sia addirittura fornito dall'interno del pianeta stesso! Bisogna comunque andar cauti prima di immaginare scenari simili ai nostri; ammesso che la temperatura dell'oggetto possa essere compatibile con la vita, è infatti necessaria anche un'atmosfera sufficientemente densa per consentire all'acqua di mantenersi allo stato liquido. Transito di un pianeta sul disco di una stella
Ciò che rende eccezionale questa scoperta è soprattutto l'intrinseca difficoltà nell'osservare l'evento, poiché oltre a ripetersi soltanto ogni 21 giorni, induce una caduta nella luminosità della stella inferiore all'1%! Le osservazioni condotte durante la notte tra il 9 e il 10 settembre 2007, sono state effettuate con telescopi di diametri tra 18 e 40 cm e si sono prolungate ininterrottamente per oltre 18 ore. Man mano che la notte si spostava gli osservatori europei cedevano il testimone ai loro colleghi americani. L'oggetto oscuro individuato, denominato HD 17156b ha una massa minima pari a 3 volte quella di Giove, vale a dire circa 1000 volte quella della Terra, ma un periodo orbitale, come sopra accennato, di appena 21 giorni; l'eccentricità dell'orbita è enorme, ossia 0.7, valore che nel Sistema Solare ritroviamo solo nelle comete (per confronto si tenga presente che quella di Mercurio, considerata già "molto eccentrica" è di 0.2). La sua somiglianza con Giove, tuttavia, termina qui, dal momento che il nuovo pianeta è 35 volte più vicino alla sua stella rispetto al gigante del Sistema Solare e durante il suo "anno" di 3 settimane passa da una distanza massima di 40 milioni di km a una minima di appena 7 milioni; quand'è al periastro riceve quindi 26 volte più energia di quando si trova all'apoastro e in questa situazione sulla faccia rivolta verso HD 17156 si innescano dei super-uragani, che tramite violenti moti advettivi trasportano gran parte del calore nelle zone in ombra del pianeta, tendendo quindi a uniformarne la temperatura. Le coordinate di HD 17156 sono: AR 02h 49m 44s, Decl. +71° 45' 12'' XO-2b
La scoperta, annunciata a fine maggio 2007 dall' XO Project, riguarda il secondo pianeta individuato da questo gruppo mediante la tecnica dei transiti (nel frattempo i pianeti sono diventati 3, con la scoperta del peculiare XO-3c che possiede una massa pari a 12 volte quella di Giove!).
Durante il transito, che dura intorno alle 2.7 ore, la luminosità della stella ospite presenta una caduta di poco meno di 2 centesimi di magnitudine. Il transito del prossimo 21 dicembre appare ottimamente piazzato per l'Italia, essendo osservabili sia l'ingresso che l'egresso a buona altezza sull'orizzonte. XO-2 si trova alle seguenti coordinate: AR: 07h 48m 06s.47; Decl: +50° 13' 33"
Un giovane pianeta per una stella giovane
Lo scenario si è rivelato di grande interessse per i planetologi, in quanto si era sempre pensato che occorresse più tempo per la formazione dei pianeti, superiore ai 10 milioni di anni. Ciò che si è scoperto aggiunge pertanto informazioni preziose ai meccanismi di formazione planetaria che sinora erano limitati a quanto si poteva evincere dal nostro Sistema Solare. Un Giove e un Saturno in miniatura
La scoperta di questo sistema è avvenuta nel 2006 mediante l'Optical Gravitational Lensing Experiment (OGLE) che sfrutta la tecnica delle microlenti gravitazionali (vedi la pagina dedicata). Successivamente con il Microlensing Follow Up Network guidato da Andrew Gould, fu organizzato un consorzio internazionale di astronomi per scoprire e studiare il sistema appena individuato. Dato il successo ottenuto, tutto fa supporre che versioni più piccole di sistemi solari simili al nostro siano molto comuni nelVia Lattea. Adattato da Il Corriere della Sera (15 febbraio 2008). _______________________________________ Per saperne di più collegati al sito di EXOPLANET | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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