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Alcuni aggiornamenti


Il primo caso di cannibalismo planetario

Rendering di WASP-12 e del suo pianeta (NASA)
L'occhio del telescopio spaziale Hubble della Nasa ha finalmente raccolto la prova: la stella nana WASP-12 sta divorando il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più. L'evento si chiama cannibalismo cosmico: può capitare tra galassie grandi e piccole, tra 2 stelle e ora si visto che il fenomeno si verifica anche fra una stella ed un suo pianeta.
Nato dalla stessa nube che ha dato origine alla stella, il pianeta — denominato WASP-12b — viene lentamente distrutto dalla stella madre. Il fatto era stato suggerito da Shu-lin Li dell'Università di Pechino dopo che l'esopianeta era stato scoperto ancora nel 2008, durante la ricerca condotta da astronomi britannici nota come Wide Area Search. Ma occorreva tutta la potenza di Hubble per raccogliere la debole radiazione che arriva da WASP-12, una stellina di 12-esima grandezza situata nell'Auriga a una distanza di 600 anni luce. Il pianeta, essendo molto vicino all'astro tanto da compiere un giro completo intorno a esso in poco più di un giorno, riesce a far sentire in modo violento la sua forza di gravità, creando un risucchio di materiale che da questo precipita sulla stella. WASP-12b è un gigante gassoso simile a Giove, seppure ben 4 volte più grande. Gli strumenti di Hubble misurando sia l'attenuazione della luminosità causata dal transito del corpo planetario, sia il tipo di radiazione hanno permesso agli scienziati della Open University britannica di capire che intorno al pianeta c'è una grande nube di materiale costantemente risucchiato dalla stella madre.
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Adattato da Giovanni Caprara, Corriere della Sera, 25 maggio 2010.

Il primo exopianeta con clima mite

Rendering di CoRoT-9b durante il transito sulla stella
È stato scoperto il primo pianeta esterno al Sistema Solare con un clima temperato e una temperatura superficiale forse non molto diversa rispetto a quella dei pianeti del nostro sistema planetario. Lo riporta un articolo apparso su Nature di un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall'Istituto di astrofisica delle Canarie e vi partecipa anche l'Italia con l'astronomo Mauro Barbieri dell'università di Padova. «CoRoT-9b è il primo pianeta extrasolare che somiglia ai pianeti terrestri del Sistema Solare», ha detto il coordinatore dello studio, Hans Deeg.
Secondo uno degli autori, Claire Moutou del Laboratorio di astrofisica di Marsiglia, il pianeta «potrebbe rappresentare la Stele di Rosetta nel campo dello studio dei pianeti extrasolari». Perché, come ha spiegato Didier Queloz dell'università di Ginevra, «CoRoT-9b può fornirci gli strumenti per studiare le atmosfere di pianeti con temperature moderate e ci può permettere di aprire una finestra nuova nella comprensione della chimica alle basse temperature». Combinando le osservazioni compiute dal satellite europeo CoRoT con quelle del celebre cacciatore di pianeti esterni HARPS installato sul telescopio dell'Osservatorio europeo meridionale a La Silla in Cile, gli astronomi hanno studiato per la prima volta in maniera approfondita questo interessante pianeta.
CoRoT-9b orbita intorno a una stella simile al Sole situata a circa 1.500 anni luce da noi in 95 giorni, ossia poco più del periodo di rivoluzione di Mercurio. Grande circa quanto Giove, la sua temperatura superficiale è compresa fra -20°C e +160°C. Come i nostri pianeti giganti, Giove e Saturno, CoRoT-9b è composto in gran parte di idrogeno ed elio (fonte: Ansa).
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Adattato da un trafiletto apparso sul Corriere della Sera il 17 marzo 2010.

Una ... superterra con acqua liquida?

E' stato scoperto poco fa (16 dicembre 2009) e battezzato GJ 1214 b; si tratta di pianeta individuato attorno alla stella GJ 1214 situata nell'Ofiuco a una distanza di 40 anni luce, nonché del secondo esopianeta — dopo il CoRoT-7 b — il cui diametro e la cui massa sono stati stabiliti con una certa accuratezza. Il pianeta, risultato essere più piccolo dei giganti gassosi del nostro Sistema Solare, transita sul disco di una nana rossa e questo, grazie alle tecnologie correnti, dovrebbe permetterne lo studio della sua atmosfera.
La temperatura dell'esopianeta è invero molto alta, compresa tra 120°C e 280C° (a seconda della quantità di calore che verrebbe riflessa nello spazio), ma la forte pressione superficiale, dovuta a una coltre atrmosferica di idrogeno ed elio stimata attorno ai 200 km, dovrebbe consentire la presenza dell'acqua allo stato liquido. In base al diametro (5360 km) e alla massa (6.5 volte quella della Terra) si può stabilire una densità pari a 1.9-1.9 grammi per cm3; ciò deporrebbe a favore che il pianeta sia totalmente coperto da un oceano profondo decine, se non addirittura centinaia, di Km, con all'interno un mantello roccioso composto da silicati e un nucleo ferroso. Resta tuttavia altamente probabile che, data l'alta temperatura, l'oggetto abbia perso gran parte del suo manto atmosferico e che quella presente, se mai sarà possibile stabilirne la composizione, sia sensibilmente diversa da quella primordiale.

Scoperti in un solo colpo 32 nuovi pianeti

Un vero colpo da record, con tante interessantissime implicazioni. A Porto, in Portogallo, durante la conferenza «Verso altre terre» i protagonisti del progetto HARPS (High Accuracy Radial Velocità Planet Search) hanno annunciato di aver scoperto addirittura 32 nuovi pianeti extrasolari, anche se si tratta di superterre particolarmente massicce e quindi ben difficilmente abitabili. Il progetto era partito 5 anni fa sotto la guida di Michel Mayor dell'Osservatorio di Ginevra ed ha coinvolto una ventina di astronomi europei.
La chiave del loro successo è stato uno strumento particolare installato sul telescopio di 3,6 metri dell'ESO operante a La Silla, in Cile. Si tratta di uno spettroscopio ad alta risoluzione estremamente preciso con il quale gli scienziati hanno misurato i piccoli movimenti indotti sulla stella dalla rotazione dei pianeti che gli girano intorno, arrivando persino a cogliere variazioni di velocità di 3,5 chilometri orari. Con HARPS gli studiosi hanno rilevato la presenza di 75 pianeti nell'arco di cinque anni in 30 sistemi planetari diversi, sui circa 400 pianeti extrasolari finora scoperti in totale da tutti i cacciatori impegnati su questa appassionante frontiera. Gli identikit planetari si sono mostrati estremamente diversi: da corpi poco più grandi della Terra a giganti più consistenti con masse diverse volte quella di Giove. «Queste osservazioni hanno certificato agli astronomi la diversità della popolazione planetaria esistente intorno agli astri lontani, aiutandoci a spiegare meglio la formazione dei sistemi solari che prima si basava soltanto sul nostro» nota Nuno Santos, del gruppo di ricerca. Il team ha anche preannunciato nuove sorprese per le prossime settimane. Non resta che aspettare.
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Giovanni Caprara, Corriere della Sera (20 ottobre 2009).

Potrà essere veramente abitabile?

Vi ricordate del sistema di Gliese 581, una nana rossa situata nella Libra? Sempre il gruppo di astrofisici guidato da Michel Mayor, lo scopritore del primo pianeta extrasolare, ha trovato un quarto pianeta — denominato Gliese 581 e — e che è risultato il più piccolo finora scoperto, avendo una taglia che è appena il doppio della Terra, nonché il più vicino alla stella. Ma la cosa più interessante è che quando abbiamo parlato di Gliese 581 d avevamo immaginato uno scenario desolante sulla superficie di questo pianeta 7 o 8 volte più massiccio della Terra e situato a poco meno di 40 milioni di km dalla stella. Bene, il gruppo dell'Osservatorio di Ginevra ha ricalcolato la distanza di questo pianeta che è risultata inferiore, andandosi a collocare al limite esterno della fascia di abitabilità, a una distanza poco superiore ai 20 milioni di km. Se lo scenario fosse confermato si tratterebbe del pianeta extrasolare più simile alla Terra fra i circa 350 sinora individuati. Questo accenderebbe nuove speranze per coloro che sono costantemente impegnati nella ricerca della vita extraterrestre (v. figura).

Un'importante scoperta italiana

Si chiama HD 17156b l'ultimo pianeta trovato in cielo che eclissa la propria stella — un oggetto di 8a situato in Cassiopea — e il merito della sua scoperta va soprattutto ad un gruppo di valenti astrofili italiani fra cui Federico Manzini, Daniele Gasparri e Claudio Lopresti. La notizia di questo evento eccezionale è stata divulgata lo scorso 4 ottobre dall'astronomo Mauro Barbieri che lavora presso il Laboratoire d'Astrophysique de Marseille nell'ambito della missione spaziale CoRoT alla ricerca di pianeti extrasolari.
Per saperne di più collegatevi direttamente al sito dell'Associazione Astronomica Euganea.

Un pianeta infernale

Foto NASA / JPL / J. Langton (UCSC)
Quando gli astronomi elvetici scoprirono HD 80606b nel lontano 2001 si erano accorti subito che si trattava di un oggetto molto particolare; era infatti situato su un'orbita molto allungata, con eccentricità pari a 0.93, che in 111 giorni lo porta ad appena 5 milioni di km dalla sua stella.
Nel novembre 2007 un team di astronomi guidati da Greg Laughlin del Lick Observatory hanno impiegato la camera infrarossa del telescopio Spitzer della NASA per monitorare ciò che accade esattamente durante questo periodo di rivoluzione e hanno scoperto che il pianeta non è proprio ospitale (come del resto si poteva immaginare): sono state infatti registrate temperature medie di circa 500-600°C, ma quando l'oggetto si trova al periastro la temperatura diurna può superare i 1200°C! Temperature del genere sono nettamente superiori persino a quelle dell'infernale Venere.
HD 80606 è una stella situata nell'Orsa Maggiore a una distanza di 190 anni luce avente la stessa massa e luminosità del Sole, ma con una sostanziale differenza: possiede una compagna praticamente identica a una distanza di 1000 UA; le interazione gravitazionali che si vengono a creare sono quasi certamente la causa della peculiarità che si osserva nell'orbita di HD 80606b.
L'immagine pubblicata è una simulazione al computer che mostra l'esopianeta nei giorni immediatamente successivi al passaggio ravvicinato attorno alla stella.

Scoperta la CO2 su un pianeta extrasolare

La CO2 responsabile dell'effetto serra sulla Terra, ma anche su Venere non è una prerogativa esclusiva del nostro Sistema Solare. Ora l'occhio del telescopio spaziale Hubble l'ha scovata pure e per la prima volta nell'atmosfera di un altro pianeta attorno a una stella della nostra galassia, già noto perché precedentemente vi era stata trovata l'acqua. E tra gli autori della scoperta, allora come adesso, c'è una scienziata italiana, Giovanna Tinetti, che prima lavorava al JPL della Nasa a Pasadena ed ora dirige un gruppo di ricercatori all'Università di Londra.
Il pianeta in questione porta la sigla HD 189733b, ha la taglia di Giove ed è molto caldo, dal momento che orbita a una distanza di appena 4.5 milioni di km da HD 189733, una stella arancione di 8a grandezza situata ad appena 20' E di M27 (Vulpecula — vedi cartina); la vita su questo pianeta è quindi da escludere, almeno nelle sembianze terrestri. Con la fantasia l'astronomo Carl Sagan aveva però immaginato che forse tra le nuvole gioviane potessero aleggiare forme vitali simili alle meduse: ma era ovviamente una fuga fantastica senza prove. Giovanni Tinetti si occupa di indagare le atmosfere dei pianeti extrasolari già scoperti per identificare eventuali condizioni ideali per la vita. E il pianeta su cui ha concentrato le sue attenzioni distante 63 anni luce dalla Terra, continua a regalarle grandi soddisfazioni.
HD 189733b era già stato effettivamente scoperto nel 2005 tramite la spettroscopia doppler, ma adesso le osservazioni sono state condotte con l'HST nell'ambito di una collaborazione internazionale. E scrutando con lo strumento all'infrosso Nicmos, nella coltre atmosferica si sono individuate molecole di anidride carbonica e monossido di carbonio. Il rilevamento è stato compiuto mentre il pianeta transitava davanti alla stella madre ogni 2,2 giorni. Cercare e trovare dei "biomarkers" come sono l'acqua o l'anidride carbonica è importante nella caccia al gemello della Terra. «Nei pianeti del nostro sistema solare», commenta Giovanna Tinetti «l'anidride carbonica gioca un ruolo cruciale per la stabilità del clima. Sulla Terra la CO2 è uno degli ingredienti della fotosintesi e rappresenta un composto basilare nel ciclo del carbonio. Le nostre osservazioni costituiscono una grande opportunità di conoscere il ruolo di questo gas nelle atmosfere calde dei pianeti del tipo di Giove».
Al momento questo è tutto. L'anidride carbonica è frutto dei meccanismi naturali, ma anche dell'attività umana; quando si troverà su pianeti extrasolari rocciosi e simili alla Terra allora sarà interessante scoprine la sua vera origine.
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Tratto da un articolo di Giovanni Caprara Corriere della Sera (10 dicembre 2008).

Fomalhaut B

Dopo 8 di tentativi, un gruppo di ricercatori dell'Università di Berkeley (California) è riuscito finalmente a fotografare un pianeta extrasolare che potrebbe essere per lo più solido, quindi più simile alla Terra rispetto a tutti quelli scoperti finora. Si trova a soli 25 anni luce da noi anche se, probabilmente, possiede una massa simile a quella di Giove. L'oggetto orbita attorno a Fomalhaut (Alfa Aqr) a una distanza corrispondente a 4 volte quella che vi è tra Nettuno e il Sole, pari a circa 4 miliardi e mezzo di km. Al momento al pianeta è stato dato il nome di Fomalhaut B e stando alle prime indicazioni potrebbe essere circondato da un gruppo di anelli simili a quelli che Giove possedeva prima che il materiale si addensasse nei noti satelliti galileiani.
"Già nel 2005 avevamo avanzato l'ipotesi che l'anello di polveri che circonda la stella potesse ospitare un grosso pianeta, in quanto avevamo osservato un punto particolarmente privo di materiale. Ciò poteva significare che un pianeta aveva aggregato a sé gli oggetti che riempivano quello spazio. Ora, finalmente, abbiamo la prova visiva che là davvero esiste un pianeta", ha spiegato Paul Kalas, responsabile della ricerca pubblicata su Science.
Sinora i tentativi di fotografare in modo diretto i pianeti extrasolari sono stati fatti solo nell'infrarosso, puntando i telescopi verso stelle giovani nella speranza di osservare pianeti in formazione ancora caldi. Nel caso di Fomalhaut B, però, si è cercato in luce visibile e per questo il risultato è considerato eccezionale. A onor di cronaca già in un altro caso il Telescopio Gemini posto alle Hawaii aveva fotografato un probabile pianeta extrasolare, ma questo ha una massa di 8-9 volte quella di Giove e quindi si avvicina di più alle "nane brune".
"Fomalhaut B si trova all'interno di una fascia di polveri così ricca che è assai probabile che esso sia per lo più roccioso o per lo meno abbia un nucleo solido assai consistente", ha detto Eugene Chiang, coautore della ricerca. E tuttavia le speranze di trovarvi la vita sono quasi nulle. Il suo sole, infatti, ha solo 200 milioni di anni e vivrà per non più di un miliardo di anni, troppo poco perché sul pianeta si inneschino le condizioni per sostenere la vita. Oltre tutto la luminosità di Fomalhaut vista dal pianeta è simile a quella del Sole vista da Nettuno, troppo debole per produrre in maniera significativa la fotosintesi che sta alla base della complessa catena alimentare.
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Tratto da un articolo di L. Bignami Repubblica (13 novembre 2008).

Epsilon Eridani

(© SSC, CalTech, JPL & NASA)
Una magnifica sorpresa ricca di intriganti implicazioni. E' la scoperta di un sistema solare, il più vicino finora osservato, attorno Epsilon Eridani, un astro 5 volte più giovane del Sole (ha infatti solo 800 milioni di anni), situato a 10,5 anni luce e dotato di due fasce di asteroidi. Epsilon Eridani proprio per essere nel nostro circondario e così simile al nostro Sole, ha già acceso la fantasia in molti modi e non a caso è citata nella serie di Star Trek, ma è stata anche protagonista di alcuni racconti di Isaac Asimov. Ora il suo fascino aumenta grazie al risultato ottenuto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa.
In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella madre, più un anello esterno di corpi ghiacciati analoghi ai nostri oggetti trasnettuniati presenti oltre l'orbita di Nettuno (tra i quali è stato inserito lo stesso Plutone) e racchiusi nella fascia di Kuiper. Ma ora affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d'onda dell'infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, "materiale in costruzione" di possibili pianeti o frutto di collisioni. «Questo sistema solare assomiglia al nostro all'epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra» commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California e autore dell'articolo che apparirà nel prossimo numero di gennaio di Astrophysical Journal in cui racconta il lavoro compiuto.
La presenza di questi corpi rocciosi o metallici intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all'astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per Giove subito oltre gli asteroidi. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di 3 e 20 UA: la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l'unica fascia di asteroidi che possiede il nostro Sistema Solare; e analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche; quindi come Giove. E' la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L'altro possibile pianeta esistente era stato individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell'anello più esterno tra 35 e 90 UA. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l'esistenza di un terzo pianeta e quindi tutti ne sono alla caccia in una zona a circa 20 UA. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell'esistenza stessa della fascia.
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Adattato da un articolo di G. Caprara Corriere della Sera (29 ottobre 2008).

Fotografato il primo pianeta "alieno"

(© Gemini Observatory)
L'astronomia ha compiuto un altro "grande passo per l'umanità". Un gruppo di astronomi dell'Università di Toronto è riuscito nell'impresa storica di fotografare il primo pianeta al di fuori del nostro sistema solare. Finora sono stati individuati, solo indirettamente, oltre 300 pianeti extrasolari ma stavolta il corpo celeste è stato effettivamente immortalato grazie al telescopio Gemini North sull'isola di Mauna Kea alle Hawaii. Il pianeta è un gigante gassoso simile a Giove, ma con una massa 8 volte maggiore, il quale orbita intorno a una stella simile al sole — denominata poco romanticamente 1RXS J160929.1-210524 — situata a 500 anni luce dalla Terra, nella costellazione dello Scorpione. benché dall'analisi spettroscopica siano state individuate nell'atmosfera tracce di acqua e anidride carbonica il pianeta non è sicuramente adatto alla vita, non fosse altro perché ha una temperatura superficiale di 1800°C! Si tratta quindi di un oggetto di grosse dimensioni, a metà strada tra un pianeta vero e proprio e una nana bruna. «È sempre stato una grande sfida riuscire a vedere un pianeta vicino a una stella, perché quest'ultima è sempre molto più luminosa», ha spiegato Ray Jayawardhana, uno dei membri dell'equipe di astronomi. Con questo pianeta è stato possibile perché la sua orbita lo porta estremamente lontano dal suo sole: 11 volte la distanza di Nettuno (dal 2006 l'ultimo pianeta del nostro sistema solare); tradotto in termini angolari significa una distanza di 2.2 secondi d'arco, corrispondenti a una distanza di 330 UA. Tuttavia, il legame gravitazionale deve ancora essere confermato e ciò potrà avvenire solo la prossima primavera quando lo Scorpione sarà in meridiano prima dell'alba.
L'immagine qui sopra è una composizione a falsi colori ottenuta nell'infrarosso a tre diverse lunghezze d'onda.
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Adattato e ampliato da un articolo di La Repubblica (16 settembre 2008).

Terre giganti

Le hanno chiamate Super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico la HD 40307 nella costellazione del Pictor — situata nell'Emisfero Australe — e distante dalla Terra 42 anni luce.
L'autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell'Osserva- torio di Ginevra, al quale si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a 51 Pegasi. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato a una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi. Ma la più sensazionale è senz'altro la tripletta del Pictor. La ragione è che questi pianeti, che dovrebbero essere rocciosi, hanno una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa di 4.2, 6.7 e 9.4 volte superiore a quella del nostro pianeta. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell'area in cui Mercurio orbita attorno al Sole e pertanto il loro anno dura rispettivamente 4, 10 e 20 giorni.
La scoperta è avvenuta utilizzando lo HARPS (vedi) installato su un telescopio di 3.6 metri situato in Cile. La tecnica di rilevamento è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell'astro, come rivelato a pag. 2 della presente dissertazione, «Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l'esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor.
Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l'esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre, infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta». La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli, impresa che è già in corso.
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Adattato da un articolo del Corriere della Sera (15 febbraio 2008).

Un pianeta simile al nostro

È dello scorso 4 giugno la notizia della scoperta, a opera degli scienziati Nicholas Rattenbury e David Bennett, di una presunta terra gemella che orbiterebbe attorno a una stella molto debole, forse una nana rossa. Il pianeta è stato denominato MOA-2007-BGL-192Lb, avrebbe una massa pari a 3 volte quella della Terra e orbiterebbe a una distanza di circa 0.7 UA (la distanza di Venere dal Sole); è altresì probabile che parte del calore sia addirittura fornito dall'interno del pianeta stesso!
Bisogna comunque andar cauti prima di immaginare scenari simili ai nostri; ammesso che la temperatura dell'oggetto possa essere compatibile con la vita, è infatti necessaria anche un'atmosfera sufficientemente densa per consentire all'acqua di mantenersi allo stato liquido.

Transito di un pianeta sul disco di una stella

Rappresentazione artistica di HD 17156
(© Claudio Lopresti)
Lo scorso 4 ottobre l'astronomo Mauro Barbieri, che lavora presso Laboratorio di astrofisica di Marsiglia, ha divulgato la notizia di un pianeta orbitante attorno ad HD 17156, una stella di classe spettrale G0 e di magnitudo 8.2 situata in Cassiopea a una distanza di 255 anni luce. La scoperta è avvenuta nell'ambito della missione spaziale CoRoT (Convection Rotation and planetary Transits, una missione dell'Agenzia Spaziale Francese in cooperazione con l'ESA) e il merito va soprattutto a un gruppo di ricercatori italiani, fra cui Federico Manzini e Claudio Lopresti).
Ciò che rende eccezionale questa scoperta è soprattutto l'intrinseca difficoltà nell'osservare l'evento, poiché oltre a ripetersi soltanto ogni 21 giorni, induce una caduta nella luminosità della stella inferiore all'1%! Le osservazioni condotte durante la notte tra il 9 e il 10 settembre 2007, sono state effettuate con telescopi di diametri tra 18 e 40 cm e si sono prolungate ininterrottamente per oltre 18 ore. Man mano che la notte si spostava gli osservatori europei cedevano il testimone ai loro colleghi americani.
L'oggetto oscuro individuato, denominato HD 17156b ha una massa minima pari a 3 volte quella di Giove, vale a dire circa 1000 volte quella della Terra, ma un periodo orbitale, come sopra accennato, di appena 21 giorni; l'eccentricità dell'orbita è enorme, ossia 0.7, valore che nel Sistema Solare ritroviamo solo nelle comete (per confronto si tenga presente che quella di Mercurio, considerata già "molto eccentrica" è di 0.2). La sua somiglianza con Giove, tuttavia, termina qui, dal momento che il nuovo pianeta è 35 volte più vicino alla sua stella rispetto al gigante del Sistema Solare e durante il suo "anno" di 3 settimane passa da una distanza massima di 40 milioni di km a una minima di appena 7 milioni; quand'è al periastro riceve quindi 26 volte più energia di quando si trova all'apoastro e in questa situazione sulla faccia rivolta verso HD 17156 si innescano dei super-uragani, che tramite violenti moti advettivi trasportano gran parte del calore nelle zone in ombra del pianeta, tendendo quindi a uniformarne la temperatura.

Le coordinate di HD 17156 sono: AR 02h 49m 44s, Decl. +71° 45' 12''

XO-2b

L'osservatorio di Campo Catino (Fr)
Si tratta di uno dei primi pianeti extrasolari alla cui scoperta hanno contribuito astronomi italiani (Gianluca Masi e Franco Mallia) con strumentazione installata sul territorio nazionale (il Virtual Telescope e l'Osservatorio di Campo Catino, entrambi in provincia di Frosinone).
La scoperta, annunciata a fine maggio 2007 dall' XO Project, riguarda il secondo pianeta individuato da questo gruppo mediante la tecnica dei transiti (nel frattempo i pianeti sono diventati 3, con la scoperta del peculiare XO-3c che possiede una massa pari a 12 volte quella di Giove!).
ingrandisci
Cartina di XO-2 (puoi ingrandire)
XO-2b orbita attorno a una stella situata nella costellazione della Lince, di classe spettrale K, magnitudo visuale 11.2 e avente la stessa massa del Sole; è accompagnata da un astro praticamente gemello e di identico moto proprio. Il periodo orbitale dell'esopianeta, che possiede all'incirca la stessa massa di Giove, ma un raggio pari 0.6 volte quello del pianeta gigante, è di 2.6 giorni. La distanza del sistema è di 150 parsec (490 anni luce).
Durante il transito, che dura intorno alle 2.7 ore, la luminosità della stella ospite presenta una caduta di poco meno di 2 centesimi di magnitudine. Il transito del prossimo 21 dicembre appare ottimamente piazzato per l'Italia, essendo osservabili sia l'ingresso che l'egresso a buona altezza sull'orizzonte. XO-2 si trova alle seguenti coordinate:

AR: 07h 48m 06s.47;    Decl: +50° 13' 33"


Un giovane pianeta per una stella giovane

© Corriere della Sera — 4 gennaio 2008
Per la prima volta è stato scoperto un pianeta extrasolare intorno a una stella giovane; i circa 270 pianeti finora rilevati ruotano infatti tutti intorno ad astri molto più vecchi. La stella in questione è la TW Hydrae che ha solo 10 milioni di anni. Studiandola col telescopio da 2,2 metri dell'osservatorio La Silla in Cile Johnny Setian del Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg ha misurato un disturbo nello spettro cadenzato ogni 3,56 giorni. Dapprima ha pensato ad una variazione di attività dell'astro ma poi si è reso conto che tutto era originato dalla presenza di un pianeta che era nascosto nel disco proto-planetario di materia e gas presente nel circondario. I calcoli hanno dimostrato che si tratta di un corpo piuttosto massiccio (circa 10 volte Giove) situato vicinissimo alla stella madre e da essa distante appena 6 milioni di km.
Lo scenario si è rivelato di grande interessse per i planetologi, in quanto si era sempre pensato che occorresse più tempo per la formazione dei pianeti, superiore ai 10 milioni di anni. Ciò che si è scoperto aggiunge pertanto informazioni preziose ai meccanismi di formazione planetaria che sinora erano limitati a quanto si poteva evincere dal nostro Sistema Solare.

Un Giove e un Saturno in miniatura

© Reuters
Un gruppo internazionale di ricercatori appartenenti a 11 Paesi hanno scoperto due pianeti extrasolari che sembrano la versione ridotta di Giove e Saturno. I due pianeti orbitano intorno ad una stella grande la metà del nostro Sole a 5000 anni luce da noi. Si tratta di una scoperta importante, perché pur essendo stati scoperti negli ultimi anni molti pianeti al di fuori del Sistema Solare, si era sempre trattato di corpi molto più grandi dei nostri pianeti giganti. Questa è la prima volta che viene scoperto un sistema che in scala più piccola assomiglia al nostro. I due nuovi pianeti, insieme alla loro stella, assomigliano, in scala ridotta al nostro sistema solare per quanto riguarda le loro grandezze relative e l'intervallo orbitale rispetto alla stella. Hanno più o meno le stesse temperature di Giove e Saturno e come loro sono gassosi. La stella invece sarebbe fredda e debole.
La scoperta di questo sistema è avvenuta nel 2006 mediante l'Optical Gravitational Lensing Experiment (OGLE) che sfrutta la tecnica delle microlenti gravitazionali (vedi la pagina dedicata). Successivamente con il Microlensing Follow Up Network guidato da Andrew Gould, fu organizzato un consorzio internazionale di astronomi per scoprire e studiare il sistema appena individuato. Dato il successo ottenuto, tutto fa supporre che versioni più piccole di sistemi solari simili al nostro siano molto comuni nella Via Lattea.
Adattato da Il Corriere della Sera (15 febbraio 2008).

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