La Stella di Natale
(saggio pubblicato su "Le Stelle" – Dicembre 2006)
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Le fonti storiche|i Magi|Quando avvenne?|Entra in campo Keplero|Sequenza degli eventi
Possibile svolgimento dei fatti
Il 29 maggio del 7 a. C. i Magi osservarono la prima congiunzione dei due pianeti «alle prime luci dell'alba» (εν τη ανατολη). Nel paese dei due fiumi, durante quel periodo, fa già molto caldo, per cui è difficile immaginare che i Magi avessero intrapreso un viaggio dall'Oriente attraverso il deserto infuocato per coprire i 900 km circa che separano Sippar da Gerusalemme (v. cartina). Potrebbero, però, aver scelto di viaggiare lungo un itinerario meno difficoltoso, ma in tal caso il viaggio, a dorso di cammello lungo le antiche strade carovaniere, sarebbe potuto durare anche un paio di mesi. Tuttavia non c'era motivo che si fossero mossi immediatamente, sapendo bene che la congiunzione si sarebbe ripetuta il successivo 3 ottobre. Non è quindi da escludere che, una volta scelto l'itinerario meno faticoso, abbiano programmato per trovarsi a Gerusalemme per quella data. Giunti sul luogo si sarebbero presentati a Erode per informarlo su ciò che stava per accadere. Dopodiché, una volta saputo dai sacerdoti e dagli scribi, convocati dallo stesso sovrano, che secondo le antiche profezie il Cristo doveva nascere a Betlemme, accomiatatisi da Erode si sarebbero messi in viaggio diretti verso questa borgata situata su una collina a circa 9 km sud di Gerusalemme.
«Ed ecco la stella che avevano veduto in oriente li precedeva, finché giunta sopra il luogo dov'era il bambino si fermò. Vedendo la stella essi si rallegrarono di una gioia assai grande ed entrati nella casa videro il bambino». Così continua il Vangelo di Matteo.
Durante la congiunzione planetaria del 3 ottobre, i due pianeti, attorno alle 8 e mezza di sera, si trovavano a 44° sull'orizzonte. Se dunque i Magi si fossero incamminati verso quell'ora li avrebbero avuti davanti a loro, poco a est del meridiano, per cui, simbolicamente parlando, era come se effettivamente li precedessero. Le stelle più deboli sarebbero state offuscate dalla presenza della Luna in fase avanzata, situata più o meno in meridiano a una 30-ina di gradi di distanza verso occidente, facendo così risaltare ancor più la luce ferma dei pianeti che dominavano superbamente il cielo vespertino. Dire che a un certo punto la stella si fermò potrebbe quindi riferirsi al suo culminare in meridiano. Quando infatti si osserva il sorgere della Luna o del Sole, questi sembrano salire a vista d'occhio, fin tanto che rimangono a ridosso dell'orizzonte, ma una volta raggiunto il punto più alto del cielo paiono come «fermarsi».
Il tragitto da Gerusalemme a Betlemme si può compiere comodamente in un paio d'ore, per cui è possibile che i Magi siano giunti sul luogo stabilito poco dopo le 10, quando i due pianeti erano in meridiano. Anche se Luca, parlando dell'arrivo dei Magi, non lo specifica, è comunque probabile che costoro, lungo il tragitto, abbiano incontrato dei pastori che passavano notte all'aperto. Si noti che, secondo Matteo, i Magi non sono arrivati alla mangiatoia, ma sono entrati «nella casa». Si trattava sicuramente dell'albergo annesso al quale c'era la mangiatoia e nella quale Maria aveva dovuto partorire, non essendoci posto altrove, come affermato da Luca. Possiamo capire questo se supponiamo che l'arrivo dei Magi fosse coinciso con la «Festa delle Capanne» o dei «Tabernacoli», una delle 7 festività ebraiche che racchiudono la settimana compresa dal 15 al 21 del mese di Tishri del calendario ebraico, corrispondente al periodo settembre-ottobre. Durante questa festività gli Ebrei osservanti di tutta la diaspora confluiscono ancor oggi in Gerusalemme e dintorni ed è quindi probabile che anche i genitori di Gesù si siano quivi recati per celebrare la ricorrenza.
Se invece supponiamo che i Magi siano giunti in concomitanza della terza e ultima congiunzione, quella del 4 dicembre, varrebbero le stesse considerazioni precedenti, salvo il fatto che il tragitto tra Gerusalemme e Betlemme sarebbe avvenuto alcune ore prima e i Magi si sarebbero incamminati durante il crepuscolo. Non avrebbero, ovviamente, incontrato i pastori, che da circa un mese e mezzo avevano condotto al riparo le loro greggi, ma non sarebbero neppure giunti durante la festività. In tal caso non si spiegherebbe la presenza in albergo della sacra famiglia («entrati in casa»), a meno di non supporre che Giuseppe e Maria, entrambi della tribù di Giuda ma dimoranti in Galilea, o nella confinante Gaulanitide, si fossero recati a Betlemme in occasione del presunto censimento ordinato da Quirino verso la fine del suo primo mandato. È tuttavia un'ipotesi che lascia alquanto perplessi, perché anche se questo censimento avesse avuto luogo, secondo l'ordinanza romana la popolazione non avrebbe avuto alcun obbligo di recarsi nei rispettivi luoghi d'origine; c'è da notare, però, che prima del 6 d.C, l'anno nel quale Cirino venne ufficialmente insediato governatore della Siria, la Giudea non era ancora sotto il dominio romano, ma sotto la giurisdizione di Erode (divenne provincia romana solo dopo la deposizione di Archelao da parte di Augusto) e questi potrebbe aver disposto le cose diversamente. In tal caso, il «non vi era posto per loro in albergo» del racconto lucano non andrebbe imputato alla festività dei Tabernacoli, ma alla folla di persone accorsa a Gerusalemme e dintorni per farsi registrare. Ma così ci troviamo nella difficoltà di una mancanza di riscontri nella storia.
 
E allora?
Alla luce di tutto quanto abbiamo esposto è probabile che il lettore stia ancora attendendo la risposta a una domanda più che legittima: si è trattato di un avvenimento realmente accaduto o solo di una finzione letteraria, magari rinfocolata dallo spirito apologetico di qualche mente un po' troppo fantasiosa? Quando si giunge in fondo a un'appassionante indagine può essere frustante non poter emettere una sentenza per mancanza di prove incontrovertibili e issare la bandiera bianca della resa. D'altra parte la nostra disamina non pretendeva di voler a ogni costo appurare una verità che forse non conosceremo mai, ma fornire alcuni pezzi di un mosaico che ciascuno è libero di ricostruire nel modo che ritiene più appropriato, sino a quando non si profileranno nuovi indizi. Ed è forse questo l'aspetto più interessante dell'evento, un interesse che coinvolge ancora oggi gente di ogni estrazione, ma soprattutto noi astrofili, spesso inclini a fissare le pietre miliari della storia sulla base di fenomeni che si sono verificati in cielo.

Una curiosità per concludere ...

Freeman Dyson
Vorremmo chiudere con una curiosità tratta dal libro Rainbow dello scrittore Brown Hart. In un excerpt di tre pagine pubblicato sul primo numero della rivista l'Astronomia [Ottobre-Novembre 1979], l'autore, per rispondere ad alcune domande di un amico un po' invadente, parla di una curiosa teoria avanzata da un anonimo astronomo dell'osservatorio messicano di Tonantzinlta, convinto sostenitore della cometa di Betlemme e del miracolo in essa racchiuso (l'astronomo ha dato il nome a un poco noto ammasso globulare situato nello Scorpione e fotografato con successo nell'infrarosso dal programma di survey 2MASS). Egli, infatti, riteneva che le comete potessero essere abitate, ipotesi apparentemente strampalata se non fosse stata presa in seria considerazione alcuni dopo la sua morte dal fisico e matematico inglese Freeman Dyson, noto per i suoi studi sull'origine della vita. Questi aveva ipotizzato che l'habitat ideale per lo sviluppo della vita extraterrestre potrebbe risiedere proprio nelle comete; essendo ricche d'acqua e di molecole organiche è possibile ipotizzare un futuro, più o meno remoto, in cui gli ingegneri biologici saranno in grado di far crescere piante anche in assenza d'aria che, data la bassissima gravità superficiale, potranno svilupparsi in altezza per centinaia di chilometri e di operare la fotosintesi a qualunque distanza dal Sole. Vista da lontano una cometa del genere somiglierebbe moltissimo a una patata fittamente germogliata! L'astronomo di Tonantzintla era fermamente convinto che almeno una di queste comete fosse effettivamente abitata da una coppia di persone eternamente giovani e belle (Adamo ed Eva) assieme a tanti animali in gioiosa libertà in un bellissimo paradiso. All'umanità sarebbe apparsa solo tre volte: la prima poco dopo la creazione del genere umano, la seconda durante la venuta del Salvatore e la terza alla fine del mondo. Ciò che videro i Magi sarebbe dunque stata la Verde Cometa di Natale...
Breve nota bibliografica:

Werner Keller La Bibbia aveva ragione (Garzanti)
David Donnini Nuove ipotesi su Gesù (Macro Edizioni)
Giuseppe Flavio Antichità Giudaiche (UTET)
Michael R. Molnar La Stella di Betlemme (Armenia)
I manoscritti di Qumran (UTET)
Apocrifi del Nuovo Testamento (UTET)
L. Zusi / C. Lamberti La Stella dei Magi (l'Astronomia, n.83)
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