La Stella di Natale
(saggio pubblicato su "Le Stelle" – Dicembre 2006)
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Entra in campo Keplero

Giovanni Keplero
Il 17 dicembre 1603, Keplero osserva da Praga una congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci e l'anno successivo, in occasione della supernova in Ofiuco esplosa in ottobre e occasionalmente scoperta dall'amico J. Brunowski, ne osserva addirittura una tripla di Marte, Giove e Saturno (vedi). Queste congiunzioni triple, note come Trigoni di Fuoco, sono molto rare, ma una di queste si era verificata in concomitanza alla nascita di Zarathustra! Keplero si chiedeva se un fenomeno analogo previsto in anticipo dagli astronomi potesse aver indotto i Magi a intraprendere il loro viaggio e a guidarli lungo la via. O meglio: poteva una congiunzione planetaria aver annunciato la venuta della vera stella di Betlemme o era essa stessa da considerarsi la Stella di Betlemme?
Keplero rifletté a lungo sulla Nova e sulle congiunzioni planetaria del 7 a. C. e , ma il suo misticismo lo portò a credere che la Stella di Betlemme fosse soltanto un miracolo e non un fenomeno reale: rifiutava infatti di credere che gli astrologi potessero aver previsto un evento del genere, perché in tal caso Dio avrebbe accondisceso a soddisfare la credulità di coloro la cui dottrina era sempre stata mal vista dalla Chiesa. Nella sua Opera Omnia, infatti, scriveva che «Quella stella non era una normale cometa o una normale nuova stella, ma uno speciale miracolo passato nello strato più basso dell'atmosfera». Questa insolita spiegazione potrebbe essere un riferimento ai seguaci medievali di Aristotele secondo i quali le comete sarebbero state un prodotto atmosferico delle emanazioni di luce causate dalle congiunzioni planetarie. A un certo punto, però, il grande astronomo tedesco si ricorda della relazione dello scrittore rabbinico Isaac Abrabanel (o Abarbanel) nella quale si accennava a un influsso straordinario che gli astrologi ebrei di cultura ellenica avevano sempre attribuito a questa costellazione. La teoria di questo ebreo sefardita oriundo del Portogallo non sembra oggi molto convincente: secondo il Tetrabiblon, un celebre trattato di astrologia attribuito a Claudio Tolomeo, l'illustre astronomo e geografo alessandrino vissuto al tempo dell'imperatore Adriano, sarebbe stata la costellazione dell'Ariete e non quella dei Pesci a simboleggiare Israele (a essere precisi, secondo il Libro II del Tetrabiblon l'Ariete avrebbe protetto anche la Celesiria e l'Idumea, terre che al tempo degli avvenimenti appartenevano al regno di Erode); d'altra parte i Pesci sono sempre stati considerati un segno d'acqua e come tali potevano facilmente essere associati a Mosé, il profeta egiziano "tratto dalle acque", colui che aveva mutato in sangue l'acqua del Nilo, che con la sua verga aveva reso potabili le sorgenti amare del deserto; quel Mosé che divise le acque del Mar Rosso salvando il suo popolo dalle armate del Faraone. Da ultimo è anche probabile, e comunque non da escludere, che Abrabanel si sia lasciato influenzare dalla interpretazione cristiana del pesce che, com'è noto, veniva impiegato, spesso clandestinamente, come simbolo messianico di Gesù.

Claudio Tolomeo (ca. 100-178) in una
incisione tedesca del VI secolo
Keplero, comunque, fece ripetutamente i calcoli e trovò che in effetti Giove e Saturno si erano incontrati per ben tre volte nei Pesci nel 7 a.C. La conferma dell'accuratezza dei calcoli di Keplero ci viene anche da una tavoletta in caratteri cuneiformi rinvenuta a Sippar e decifrata nel 1925 dall'erudito tedesco P. Schnabel dove si parla appunto della triplice apparizione dei due astri. Tuttavia non era ancora chiaro il perché del viaggio dei Magi, se è provato che il fenomeno era ben osservabile anche dalla Mesopotamia.
In Oriente gli astrologi solevano attribuire a ogni costellazione un significato particolare; quella dei Pesci, per esempio, si trovava alla fine di un periodo e l'inizio di un altro; e noto, infatti, che il punto Gamma dell'Ariete, dove l'eclittica incrocia l'equatore celeste, segnava il passaggio dall'inverno alla primavera (usiamo il passato perché per effetto della precessione degli equinozi questo punto, in 2000 anni, è retrocesso nei Pesci). Dunque secondo la concezione babilonese la presenza dei due pianeti in questa costellazione poteva essere interpretata come la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova. Inoltre sempre secondo Abarbanel Giove era considerato un simbolo di regalità, mentre Saturno era l'astro protettore d'Israele; questa interpretazione trova conferma anche in Tacito il quale identificava Saturno con la Divinità che veniva adorata di Sabato (Yahweh o Geova, a seconda della traslitterazione). Fra le migliaia di Ebrei che dal tempo della deportazione ordinata da Nabucodonosor nel 586 a.C vivevano ancora in Babilonia alcuni quasi sicuramente avevano studiato alla scuola astrologica di Sippar e questo evento celeste deve averli profondamente impressionati: un triplice incontro ravvicinato di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci poteva significare la comparsa di un potente re nella terra dei loro Padri. Forse era finalmente giunto il tempo della restaurazione messianica annunciato dai profeti e tanto atteso dalla popolazione. Assistere di persona all'evento può essere quindi stata la motivazione che li avrebbe spinti al viaggio. A questo punto possiamo cercare di ricostruire una ipotetica sequenza degli avvenimenti.
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