| La Via Lattea | Terre Lontane | Binocolo | Occhio | Ottica | Osservazione DeepSky | Oggetti Particolari | Articoli | La Stella di Natale | Miscellanea |
| La Stella di Natale | ||
(pagina 2 di 5) | ||
| Presentazione | ||
I Magi |
||
«come segno della sua nascita vedrete in oriente una stella più splendente del Sole e di tutte le stelle che sono in cielo, perché infatti non sarà una stella, ma un angelo di Dio...». Ma la piena conferma ai nostri sospetti ci giunge da un altro testo apocrifo, il Vangelo Arabo sull'Infanzia del Salvatore, risalente al Medioevo, dove all'inizio del 7° paragrafo leggiamo [7:1]: «Nato il Signore Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, ecco che dei magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni...» Dunque la nascita del Messia d'Israele era stata effettivamente profetizzata da Zarathustra almeno 6 secoli prima! Non sorprende pertanto che l'astrologia, combattuta dai Profeti come pratica demonica, abbia di fatto imperato anche presso il popolo ebraico, come del resto si può notare da questo brano tratto dall'inizio della Genesi sulla creazione del mondo e appartenente al Codice Sacerdotale (chiamato anche Codice P da Priestercodex), redatto durante l'Esilio: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni...».
Ma cosa avevano visto esattamente i Magi? Si deve notare che tutte le fonti sopra considerate non parlano mai di una cometa, ma di una stella (αστηρ, astìr, nel testo greco). Tuttavia sappiamo bene che «cometa» è un termine di origine greca che significa «chiomata» e quindi un aggettivo. Il termine corretto per indicare questi bellissimi astri chiomati, anche se oggidì è rimasto quasi totalmente relegato nel gergo popolaresco, dovrebbe essere «stella cometa», che in greco suonerebbe αστηρ κομητης, astìr komitìs e in latino sidus comatum.(1) Inoltre i Greci impiegavano lo stesso termine anche in riferimento ai pianeti: Αστηρ Διος (stella di Zeus, ossia Giove), Αστηρ Αφροδιτης (stella di Afrodite, ossia Venere). Pertanto la parola αστηρ di per sé non è dirimente ai fini di stabilire la natura precisa dell'oggetto in questione. A dire la verità la letteratura sulla Stella di Natale, che è poi la materia della nostra dissertazione, è molto vasta e forse mai come in questo caso la fantasia degli uomini si è sbizzarrita nel corso dei secoli con le ipotesi più disparate. Ne possiamo schematicamente elencare 8: 1) un simbolo: la luce che sconfigge le tenebre, una concezione tipica del dualismo cosmico dell'Avesta, il libro sacro dello 2) una pia leggenda raccolta da Matteo e inclusa nel suo racconto storico, nonché successivamente rielaborata dagli anonimi 3) un angelo, una potenza demonica o comunque qualcosa di miracoloso e quindi non sondabile dalla ragione umana (era 4) un disco volante o un'astronave di una civiltà aliena; 5) il pianeta Venere; 6) una cometa vera e propria, anche se magari non particolarmente brillante; 7) una nova o supernova; 8) una congiunzione planetaria. Per i fini che ci siamo prefissati ci limiteremo, ovviamente, a considerare solo le ultime 4. Anche la 5a ipotesi si può, comunque, facilmente scartare: è vero infatti che Venere in certi periodi è un oggetto particolarmente splendente, al punto da penetrare le brume dell'orizzonte, brillando di una luce cinerea e talvolta spettrale; tuttavia è assai improbabile che i Magi avessero intrapreso un viaggio così lungo per Venere, sapendo bene cos'era, come si muoveva e soprattutto che non vi era nulla di strano nel suo splendore.
L'ipotesi cometaria s'inquadrava bene anche per un altro motivo: questi oggetti misteriosi che di sovente sembrano apparire repentinamente dal nulla e sparire con altrettanta rapidità, erano ritenuti forieri di buoni o cattivi auspici e non di rado erano messi in relazione con avvenimenti importanti a livello politico come mutamenti di potere; lo stesso Tacito, nei suoi Annales, parlava di una cometa apparsa nell'anno 60 che aveva fatto sperare in una cacciata di Nerone dal trono. Da notare, per inciso, che in oriente, in quella terra di Shumer dov'è nata l'astronomia che noi conosciamo, le comete erano ritenuti corpi celesti già a partire dal II millennio A.C., contrariamente, quindi, al pensiero aristotelico, che ha dominato incontrastato per quasi due millenni e che le vedeva invece relegate al corruttibile mondo sublunare. Tuttavia la stella che guidò i Magi non poté essere la cometa di Halley — così come certamente non si trattò di nessun'altra cometa brillante — ma non tanto per il transito avvenuto nel 12 A.C. e ritenuto troppo anticipato, come vedremo dopo, bensì perché una cometa brillante sarebbe stata certamente scorta da tutti ed Erode non si sarebbe trovato nell'imbarazzo di interrogare i Magi in privato per averne notizia. Potrebbe invece essersi trattato di una cometa molto debole, visibile a mala pena a occhio nudo; in tal caso sarebbe passata del tutto inosservata alla gente comune, ma non sarebbe certo sfuggita all'occhio vigile degli astronomi (o degli astrologi: a quei tempi non c'era differenza tra le due discipline). In tal caso l'enfasi data alla sua luminosità nei racconti che abbiamo considerato sarebbe puramente simbolica e da ricollegarsi solo in ciò che avrebbe rappresentato. Ad ogni modo, rintracciare una cometa debole transitata più di 2000 anni fa è un'impresa che non invidio a nessuno!
Resta da considerare l'ultima ipotesi, quella della congiunzione planetaria, sicuramente la più accreditata e che sembra meglio di tutte collocare i tasselli del puzzle al loro posto. Per la verità anche quest'ipotesi è molto più antica di quanto non si creda, perché risale a Keplero. Purtroppo questo grande e sfortunato scienziato, contemporaneo di Galileo, si perdeva così facilmente nel mondo della mistica che gli astronomi hanno sempre lasciato cadere nell'oblio la sua ipotesi per riesumarla solo in tempi relativamente recenti. Torneremo presto su questo punto, ma solo dopo aver inquadrato a grandi linee la data dell'avvenimento. |
|
NOTA — A proposito di "astri chiomati" o "dalla lunga chioma" può essere divertente un aneddoto riferito a Vespasiano che, a quanto pare, era dotato di un gran senso dell'humour. Le comete, come si legge nel corso dell'articolo, erano spesso ritenute di cattivo auspicio. Quando ne apparve una nell'anno 79 l'imperatore ci scherzò sopra dicendo che si riferiva all'imminente caduta del re dei Parti (nemici giurati di Roma che guardavano con apprensione all'espansione della Superpotenza in Medio Oriente) il quale portava lunghi capelli, mentre lui era calvo. Vespasiano morì lo stesso anno!
|
| | ||||