L'osservatorio Dalai Lama di Promiod
(Nuovo Orione, Marzo 1998)
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La focale dei binocoli|La cometa De Vico|L'osservatorio di Promiod|I logaritmi in astronomia
Giovanni Keplero|Dreyer e l'NGC|Astrofotografia per visualisti|Il vuoto cosmico|Cielo Sepolto


L'osservatorio in fase di costruzione
Era molto tempo che il Circolo Astrofili di Milano vagheggiava l'idea di un pied-à-terre per l'osservazione astronomica. E finalmente l'idea ponderata per molti anni si è potuta tradurre in realtà grazie, soprattutto, all'adesione unanime di parte della nostra associazione di appassionati all'iniziativa proposta.
Diciamo subito, a scanso di equivoci, che la denominazione della neo-struttura nulla ha a che vedere con il capo supremo della religione Buddhista-Tibetana (né l'Osservatorio è raggiungibile tramite un lungo ed estenuante trekking d'alta quota alle pendici dell'Himalaya!); Dalai-Lama è semplicemente il nome di un campeggio di una ridente località di montagna situata sul versante orientale della Valtournanche che collega la Valle di Aosta propriamente detta — dove cioè scorre la Dora — a Cervinia e quindi ubicato a un paio d'ore d'auto dal capoluogo lombardo, primo importante requisito di una stazione d'osservazione fissa che, per ovvi motivi, deve essere sempre raggiunta in un tempo ragionevole.
Cominciamo, però, con lo spiegare perché abbiamo da lungo caldeggiato la proposta di un Osservatorio, con la decisione neppure tanto sofferta, almeno stando ai consensi ricevuti, di prosciugare le casse del Circolo.
L'astronomia amatoriale, com'è noto a chi legge abitualmente questa rivista, si divide in numerose branche più o meno seguite dagli astrofili: c'è l'osservazione planetaria che nonostante le avvincenti immagini e la mole di dati che ci giungono dalle sonde spaziali, pare sia ancora un'attività molto proficua quando viene condotta con un minimo di rigore scientifico; c'è chi si occupa delle occultazioni lunari, importantissime in quanto permettono di affinare con precisione sempre maggiore il movimento estremamente complesso del nostro Satellite; un prezioso contributo è fornito dai variabilisti cui non sfuggono le spesso esili variazioni di luminosità di certe stelle; non si dimentichi neppure chi, dotato di una straordinaria dote di pazienza, si dedica anima e corpo all'osservazione dei crateri lunari per conoscerli e studiarli anche nei minimi dettagli e sperare quindi di cogliere qualche variazione appena percettibile che possa esser imputabile ai cosiddetti fenomeni lunari transeunti; ricordiamo anche quei perfezionisti, forse più tecnici ottici che astrofili veri e propri, i quali con perseveranza vanno a caccia delle stelle doppie strette probabilmente allo scopo precipuo di sondare la bontà e la collimazione delle ottiche per quei telescopi che dovranno successivamente consigliare ai futuri acquirenti spesso digiuni delle cognizioni teoriche di base.

Roberto Parisio, già presidente del nostro Circolo
Osservazioni come quelle sopra elencate si possono tranquillamente svolgere dal balcone o dal cortile della propria casa in pianura, perché non sono particolarmente influenzate dalla foschia; né soffrono più di tanto di un moderato inquinamento luminoso. Quando, però, si tratta di cercare le comete o di osservare i deboli oggetti extragalattici tra cui le galassie lontane per la ricerca di supernovæ il discorso si complica un tantino, perché la comoda postazione accanto alla propria dimora in pianura può rivelarsi inadeguata per una serie di motivi legati alla scarsa trasparenza del cielo. Di qui l'esodo durante i fine settimana — e per i più arditi anche infrasettimanali — alla ricerca di siti bui (leggi: meno inquinati) in montagna. Se da un lato l'entusiasmante osservazione della volta nera punteggiata di stelle, la bellezza dei luoghi montani, e il piacere di allestire un campo osservativo a contatto diretto della natura ci ripagano ampiamente della scomodità di dover percorrere molti chilometri in auto, dall'altro esistono alcune limitazioni per quanto concerne i nuovi tipi di strumentazione elettronica che non possono essere, al pari di certi grossi telescopi, altrettanto facilmente spostati da un luogo all'altro. Se infatti un dobsoniano da 40 o 50 centimetri può essere montato e reso operativo, dall'arrivo sul campo, in un quarto d'ora, lo stesso non si può dire per un complesso apparato comprendente, oltre il telescopio, anche la testa equatoriale, per la quale occorre sempre un'accurata messa in stazione, un sensore CCD, sempre più diffuso anche fra i neofiti, e un personal computer. I tempi per approntare il tutto crescerebbero così in modo vertiginoso e specialmente quando le ore a disposizione per l'osservazione non sono molte - come avviene durante le brevi notti estive, ovvero nel caso dell'avvicinarsi repentino di un minaccioso fronte nuvoloso - il gioco, come si suol dire, non varrebbe più la candela. Da qui l'idea più naturale di approntare una stazione fissa in montagna, per i vantaggi brevemente sopra accennati, riparata dalle intemperie e, soprattutto, pronta per l'uso non appena sul posto.

Veduta d'insieme dell'osservatorio
La scelta del sito è stata dettata da tutta una serie di valutazioni che vedremo di riassumere brevemente. Per i residenti di Milano e hinterland sarebbe sicuramente risultata più comoda una postazione in val Brembana o in val Imagna, luoghi di sovente frequentati dai nostri soci per compiere osservazioni lontano dalle luci cittadine, principalmente a causa della distanza relativamente modesta, compresa tra i 70 e i 100 chilometri che non costituisce certo un deterrente per gli spostamenti in auto.
La possibilità di avere in affitto un fazzoletto di terreno per la costruzione di un piccolo osservatorio sulla sommità di un colle in alta val Brembana c'era, ma sarebbe stato in seguito prudente lasciare incustodita, sia pur per pochi giorni alla volta, una costosa strumentazione che prima o poi sarebbe finita alla mercé di vandali o di semplici giovincelli, magari un po' alticci, in cerca di qualche bravata? Inoltre quella che sarebbe stata l'unica strada di accesso all'osservatorio viene spesso chiusa durante i mesi invernali a causa del forte innevamento e del conseguente rischio di slavine. D'altra parte collocare una struttura permanente a fondo valle, raggiungibile cioè tutto l'anno, non si sarebbe rivelata certamente l'idea più saggia, dato il tipo di ricerca che alcuni di noi vorrebbero approntare.
Scartata dunque l'idea delle Prealpi bergamasche ci siamo rivolti agli Appennini e precisamente a quell'estrema propaggine meridionale della Lombardia, a ridosso dei confini delle province di Piacenza e di Alessandria, nota in senso lato come il Passo del Giovà, altro luogo assiduamente frequentato dagli astrofili del milanese in quanto situato a poco più di 100 chilometri da Milano. È un'ottima alternativa quando le condizioni meteorologiche sulle Alpi non sono soddisfacenti; la trasparenza del cielo è mediamente minore (siamo attorno ai 1350-1500 metri contro i 1900-2000 metri di quel colle candidato nei pressi del Passo S. Marco cui accennavamo prima), ma in compenso l'aria è più stabile o, come siamo soliti dire nel nostro gergo, risulta migliore il seeing.
Purtroppo non è stato possibile trovare chi ci affittasse un appezzamento di terreno per un eventuale un sito osservativo in tempi relativamente brevi e oltre tutto le procedure burocratiche che avremmo dovuto affrontare erano tali da farci presto desistere (l'astrofilo, si sa, preferisce affrontare una lunga notte all'addiaccio piuttosto che lunghe code negli uffici per ottenere permessi e certificati). Ma anche se la ricerca in questi bellissimi luoghi dell'Appennino emiliano avesse dato esito positivo, ci saremmo comunque imbattuti nello stesso tipo di problema sorto per il potenziale sito in Val Brembana e cioè la custodia dell'Osservatorio durante i periodi di inattività.

Lo SC da 30 cm in dotazione dell'osservatorio
Nacque da qui l'idea di rivolgersi ai campeggi custoditi aperti per almeno 11 mesi all'anno; se ne trovano, a dir il vero, disseminati un po' ovunque nelle località di montagna, ma sono per lo più ubicati a fondo valle. Dovremmo dire quasi tutti, perché quello su cui è caduta la nostra scelta si trova a mezza costa, all'altitudine non disprezzabile 1500 metri e situato su un pianoro che permette una visibilità a quasi 360 gradi; a questo di aggiunga la chiusura della struttura prevista per un periodo non superiore a una ventina di giorni durante il solo mese di novembre. Ma quali vantaggi può presentare, in definitiva, un campeggio che specialmente durante la stagione estiva non può essere di sicuro ritenuto un luogo tranquillo e silenzioso, principale requisito per poter condurre proficuamente una ricerca astronomica di un certo valore scientifico? Senza dubbio tanti. Innanzi tutto si consideri che avere un campeggio aperto pressoché tutto l'anno significa avere sia la strada provinciale di accesso sia il parcheggio auto perennemente sgombri dalla neve, il che costituisce un indubbio risparmio di tempi ed energie connessi con la spalatura o il montaggio delle catene; in secondo luogo la tanto agognata sorveglianza alla costosa strumentazione o alla semplice infrastruttura diviene un fatto quotidiano di routine da parte di un responsabile del luogo e non diviene quindi necessario ricorrere a una persona esterna di fiducia incaricandola di un servizio apposito che avrebbe finito col gravare rovinosamente sulle finanze dissanguate del nostro Circolo; da non trascurare è la possibilità di usufruire dei servizi igienici (comprese quindi le docce, ma c'è persino la possibilità di fare la sauna!), indispensabili per soggiorni prolungati presso l'Osservatorio, nonché la disponibilità di sale giochi e di una sala da ballo per ingannare il tempo libero o quando il maltempo dovesse cogliere di sorpresa i malcapitati osservatori. Da ultimo sarà opportuno ricordare che l'area in questione è completamente privata e non si prospettava quindi alcuna necessità di coinvolgere enti pubblici con le conseguenti noiosissime trafile, tanto paventate dagli astrofili, atte a ottenere i relativi permessi.

Stefano e Roberto sulla soglia del preingresso
Restava solo da risolvere il problema dell'illuminazione notturna perenne del campeggio mantenuta per motivi di sicurezza. Sorprendentemente abbiamo constatato che i lampioni non erano stati progettati in modo scriteriato, come spesso avviene, ma erano dotati di un cappellotto metallico che impediva alla luce di irraggiare verso l'alto (del tipo di quelli che gli inglesi chiamano cut-off). Questo è molto importante, perché è sicuramente noto a molti astrofili che non è tanto la luce diffusa a disturbare l'osservazione, quanto quella diretta; ora, dal momento che un lampione deve assolvere al compito per il quale viene istallato, ossia quello di illuminare il terreno sottostante, tutta la luce che sfugge verso l'alto, oltre a tradursi in un'irragionevole spreco di energia, è di sovente assai fastidiosa, specialmente vicino a chi osserva. A ciò si aggiunga che l'illuminazione è ancora molto spesso del tipo tradizionale, nel senso che fa uso di lampadine a incandescenza e non alogene o fluorescenti la cui luce potrebbe essere filtrata attraverso opportuni filtri a banda passante stretta che taglino fuori le lunghezze d'onda indesiderate. In ogni modo per poter condurre le osservazioni con maggior agio il direttore della struttura ha provveduto a installare interruttori alla base dei pilastri di quei 3 o 4 lampioni più vicini che specialmente durante le notti di forte umidità — il vapore acqueo, si sa, diffonde l'umidità in modo drastico — potrebbero arrecare un disturbo non indifferente. Come risulta evidente dalle immagini pubblicate, l'osservatorio Dalai Lama non è dotato della caratteristica cupola girevole per due motivi sostanziali. Il primo è che occorreva restare rigorosamente all'interno di un budget preventivato e sostanzialmente vincolato alle casse del Circolo; il secondo è che si riteneva avesse una certa importanza salvaguardare in qualche modo l'aspetto del campeggio collocandovi una struttura che non desse troppo nell'occhio; ma non per questo si è rivelata meno funzionale. La piccola base logistica è rappresentata da una roulotte con l'interno totalmente rinnovato e dotata dei servizi essenziali: 3 posti letto, piccoli armadi contenenti generi di prima necessità e una stufa (non è raro che da queste parti durante i mesi invernali la temperatura scenda al di sotto dei -10 gradi!). Non poteva certamente mancare un angolo cottura per il caffé — o il tè — da prepararsi in media nocte, evitando così di ricorrere al thermos di per sé utilissimo, ma che altera inevitabilmente nel giro di un'ora o due e il sapore della gradevole bevanda.

NGC 2403, la prima luce dell'osservatorio di Promiod
Tutte le roulottes del campeggio sono dotate di un pre-ingresso, sorta di pre-fabbricato in legno e dotato di un tetto leggermente spiovente per evitare alla neve di accumularsi, con l'interno di circa 6 metri quadrati. Da questo si entra nel modulo abitativo vero e proprio costituito, appunto, dalla roulotte stessa. All'interno di questo cubicolo di legno è stata montata la strumentazione dell'Osservatorio, previe alcune modifiche agli standard della struttura. Innanzi tutto mancando la cupola era gioco forza rivolgersi a un tetto apribile i cui due spioventi sono stati montati in modo tale da poter scorrer su rotaie; il meccanismo di apertura e chiusura è regolato da un sistema di pulegge azionate dall'interno tramite una manovella fissata a una parete. Inoltre è stata fatta all'interno una gettata di cemento e praticato nella stessa un foro profondo una trentina di centimetri atto ad alloggiare la colonnina del telescopio del peso di 180 chilogrammi e alta un metro e mezzo, costruita con cura certosina da un nostro socio del Circolo Il telescopio è del tipo più sperimentato fra gli astrofili, ossia lo Schmidt-Cassegrain che presenta innumerevoli vantaggi soprattutto sotto il profilo dell'ingombro; la scelta è caduta sull'LX200 da 30 centimetri della Meade che è a parere unanime uno strumento veramente di prestigio; presenta una lavorazione ottica molto buona su entrambi gli specchi e i 3 metri di focale lo rendono versatile per ogni tipo di osservazione, da quella planetaria a quella deep-sky, per la quale è previsto l'impiego di due riduttori che portano il rapporto focale rispettivamente a 3,3 e 6,3; inoltre la lastra correttrice anteriore elimina qualsiasi fenomeno di turbolenza all'interno del tubo proteggendo nel contempo l'alluminatura multistrato degli specchi dal contatto diretto dell'aria.
Questo telescopio permette il puntamento automatico degli oggetti entro un primo d'arco e grazie alla testa equatoriale di cui è dotato è possibile ottenere lunghe pose fotografiche senza incorrere nel fastidioso effetto della rotazione di campo, inevitabile nel caso fosse montato in altazimutale. Tuttavia, salvo casi particolari, non sarà la comune macchina fotografica a riprendere in diretta le bellezze del cosmo fornite dallo strumento, ma la più moderna e sofisticata camera CCD e precisamente lo Starlight Xpress nella versione MX5 a colori (precisamente l'MX5-C), dotata di un chip di dimensioni 4,90 x 3,65 millimetri con risoluzione di 510 x 290 pixel. Uno dei grandi pregi di questa camera è di richiedere un'unica esposizione sul soggetto da fotografare, senza quindi dover ricorrere a riprese multiple e alla successiva elaborazione in tricromia come avviene per i consueti CCD a colori. È importante anche sottolineare che l'ottimo bilanciamento cromatico in tutto lo spettro visibile e, in particolare, nella parte centrale attorno ai 5600 ångstrom dove l'occhio manifesta la maggior sensibilità notturna, fa sì che le immagini fornite siano senz'altro più profonde, ma somiglianti, in termini cromatici, a quelle direttamente osservabili nell'oculare e quindi molto naturali e riposanti. Si aggiunga che l'efficienza quantica del chip, attorno al 45 per cento e non inferiore al 25 alle due estremità rossa e violetta dello spettro, permette buone riprese anche a basse relazioni d'apertura, come f/10 o meno, sempre - ovviamente - che il seeing sia accettabile.

NGC 891, la seconda luce dell'osservatorio
La ricerca astronomica sarà uno degli obbiettivi del Dalai-Lama. Questo non sarà infatti un osservatorio popolare adibito, cioè, a mero scopo contemplativo per i villeggianti o per le scolaresche; essendo totalmente autofinanziato è ragionevole pensare che debba innanzitutto soddisfare i bisogni dei componenti del Circolo Astrofili di Milano. Le osservazioni verranno per lo più svolte in piccoli gruppi previa prenotazione, da inoltrare tempestivamente al Presidente dell'associazione, onde evitare un inutile affollamento che alla fine paralizzerebbe ogni attività; ciascun gruppo sarà capeggiato da uno Star Member il quale, oltre a essere il diretto responsabile di tutta la strumentazione, avrà un importante funzione di supporto per coloro che vorranno imparare a usare l'elettronica applicata al telescopio. Chi scrive, ad esempio, utilizzerà prevalentemente la struttura assieme all'amico Stefano Pesci avvalendosi della competenza tecnica del dottor Giuseppe Sala — che desideriamo ringraziare per aver speso tempo ed energia nello stazionamento dello strumento nonché nell'attivazione di tutta le componenti hardware e software — per un ampliamento della ricerca di supernovae che abbiamo sempre effettuato visualmente con telescopi dobsoniani; pur se la sorte ci ha sinora premiato un paio di volte, è notorio quanto sia limitativa una ricerca che utilizza questo metodo: raramente, infatti, è possibile individuare visualmente stelline più deboli della magnitudo 15 o 15,5 immerse nel chiarore delle galassie anche avvalendosi di uno specchio da 50 centimetri e sfruttando le notti con seeing migliore. Con il CCD non è difficile superare la 19-esima! Anche le osservazioni lunare e planetaria riteniamo vedranno coinvolte un discreto numero di ore al neo-osservatorio. Vorremmo fosse chiaro, a complemento di quanto detto precedentemente, che non saranno solo 3 le persone che avranno accesso alla struttura. O meglio, 3 saranno coloro che potranno pernottare all'interno della roulotte che avendo dimensioni standard non è in grado di ospitarne di più e d'altronde per la guida dello Schmidt-Cassegrain e il controllo alla consolle un numero di presenti superiore a quello indicato sarebbe del tutto inutile; sarà comunque sempre possibile stazionare un limitato numero di telescopi addizionali su un generoso spiazzo pressoché pianeggiante situato nelle immediate adiacenze dell'Osservatorio, previo pagamento di una piccola somma da corrispondere al titolare del campeggio (per regolamento, infatti, non più di 4 possono avere accesso alla struttura) che permetterà ad almeno altrettante persone di godere delle meraviglie del cielo in contemporanea all'attività svolta dallo strumento principale.
Il campeggio Dalai Lama non sarà d'ora in poi solo ricordato come il luogo dove è sorto l'omonimo Osservatorio; essendo dotato di un'ampia club house diverrà — almeno così auspichiamo — luogo d'incontro per i residenti della zona che, forse per la prima volta, si vorranno avvicinare al mondo meraviglioso dell'astronomia; abbiamo infatti intenzione di organizzare un ciclo di conferenze a carattere prettamente divulgativo per i villeggianti e gli operatori della struttura da tenersi durante il giorno, mentre durante la notte gli iniziati avranno la possibilità di imparare a orientarsi a occhio nudo attraverso le principali costellazioni che imperano sul firmamento, a riconoscere il moto della Luna, a distinguere i pianeti dalle stelle, a porre, insomma, le fondamenta per un futuro e auspicabile ingresso nella sempre affascinante scienza del cielo.

P.S. — Purtroppo dopo 7 anni di intensa attività la struttura è stata posta in vendita per problemi economici.
             In compenso è sorto, a poca distanza, l'osservatorio privato di S. Pesci "Promiod Due".
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