Il gatto: l'animaletto più bello inventato da madre natura
Quando alcuni anni fa io e mia moglie abbiamo comprato una villetta condominiale in un paesino sopra il lago di Como, c'erano due bellissime gatte soriane, sorelle (una di loro è immortalata qui a fianco), ultime discendenti rimaste di un'antica colonia. Erano selvatiche, nate, cresciute e sempre vissute allo stato brado. Abbiamo iniziato a circuirle, adescandole con gustose prelibatezze, non scarti di cucina, ma cibi acquistati nei supermercati e appositamente preparati per loro. Ebbene, nel giro di un annetto sono diventate due simpatiche e affettuose coccolone. Peccato solo che non sia mai corso buon sangue tra loro...
Ad oggi siamo arrivati ad accudirne una quindicina: si tratta o di randagi, o di graditi intrusi provenienti da villette limitrofe; devono essersi passata la parola, perché quando siamo su sono quasi sempre da noi: evidentemente sanno che trovano pronta una carezza, ma soprattutto un piattino con un pranzetto appetitoso. E dopo mangiato c'è chi se ne torna alle proprie faccende, silenziosamente com'era venuto (mi pare di sentirlo mormorare: «bene, è stato un piacere; ci vediamo per cena e sii puntuale!»); c'è invece chi rimane nei dintorni e si spaparanza beato per godersi finalmente un meritato riposo. Alcuni poi mi si accoccolano in grembo quando sono in terrazza a leggere e a volte mi capita di assistere divertito a vere e proprie lotte per contendersi il posto. Come se sbottassero: «e spostati, ché voglio starci un po' anch'io»; oppure: «adesso tocca a me, vattene!». Non di rado ne ho un paio addosso, ma qualche rara volta me ne sono trovati addirittura tre (era come essere sotto una trapunta!). La terrazza è ben presto diventata una sorta di mini condominio: ho rimosso il tavolo e la panca per fare posto a una serie di casette, spaziose e imbottite con vecchie coperte di lana (recentemente sostituite da pezze termiche autoriscaldanti). Così anche nei mesi più freddi i simpatici ospiti hanno un loro confortevole riparo.
Sì, lo ammetto e lo avrete oramai capito: adoro questi micetti e non mi vergogno a dire che provo più affetto per loro di quanto ne provi per la maggior parte dei miei simili (compresi alcuni parenti).

Ma perché mi piacciono tanto i gatti, vi sarete chiesti?
Per un motivo tanto semplice, quanto scontato: il gatto è bello. È un animaletto esteticamente grazioso, proporzionato, con ogni particolare al posto giusto; non è troppo piccolo (come uno scoiattolo o un moscardino), né troppo grande (come un cane di media taglia); è misterioso, discreto, introverso, filosofo; curioso e giocherellone, ma non invadente; pulitissimo, non puzza mai, nemmeno quando è bagnato di pioggia. È pur vero che il gatto è anche imprevedibile, sornione, furbacchione, opportunista, a volte fedifrago e traditore; tutte caratteristiche che in un essere umano mi farebbero esclamare «alla larga da uno così!». Eppure nel gatto sono proprio queste caratteristiche che, a suo modo, me lo rendono affascinante. Perché nel grazioso felino, come del resto in tutti gli animali, non esiste malizia, né cattiveria, né tanto meno premeditazione: il gatto si comporta semplicemente come madre natura gli ha insegnato. E se tormenta un topo, una lucertola o un povero uccellino (come diavolo fa ad acchiapparlo lo sa soltanto lui!) prima di ucciderlo anche soltanto per gioco, lo fa solo rispondendo al proprio istinto di autentico e ancestrale predatore.
È impossibile sapere cosa frulla nella mente di un gatto. Quando lo vedi seduto con la coda raccolta, assorto, lo sguardo serio apparentemente perso nel nulla e talvolta persino insensibile ai tuoi richiami, non puoi capire se sta semplicemente contemplando un panorama, se sta pensando a come fregarti, o se è alle prese con un problema esistenziale; meglio comunque non disturbarlo in tali circostanze. Per non parlare di quando certe volte ti fissa con i suoi occhi ammalianti (vedi): c'è da sentirsi seriamente imbarazzati e chiedersi se hai combinato qualcosa: magari l'hai involontariamente offeso; o forse non gli hai prestato la dovuta attenzione.
Se poi vogliamo restare in vena di battute aggiungo anche che il gatto è un grande maestro di vita: mangia e beve, si trastulla e si fa coccolare, ma non fa nulla tutto il giorno. Insomma, un mantenuto di prima classe (riuscite forse a immaginare un gatto che lavora?!).
Da ultimo sa scegliere: se il cane è il miglior amico dell'uomo (così almeno si dice), è invece l'uomo il miglior amico del gatto. In altre parole, è il felino che sceglie il compagno al quale dimostrare il proprio affetto, non viceversa; e se non gli vai a genio sta' pur certo che non riuscirai a conquistare la sua simpatia ed entrare nelle sue grazie.
«Ma se ti piacciono tanto i gatti, perché non te ne prendi uno?»; mi sento chiedere spesso.
Perché purtroppo abito in un appartamento a Milano senza neppure un terrazzo; e non posso lasciarlo pascolare nel giardinetto condominiale, perché sicuramente qualcuno avrebbe da ridire; a tenerlo chiuso in casa sembra quasi di fargli un torto. In fondo è un animaletto tendenzialmente selvatico e indipendente; malgrado l'appellativo di domestico che gli hanno affibbiato gli umani non è mai completamente addomesticabile (caso mai è vero il contrario: è il gatto che riesce ad addomesticare noi!).
«Ma se un gattino l'abitui sin da piccolo a stare in appartamento si adatta facilmente»; ribattono.
Sarà forse anche vero. Ma perché dovrei abituare una povera bestiola a crescere in cattività quando potrebbe sin da piccola godersi la libertà scorrazzando su un prato o arrampicandosi su un albero? Sarebbe il mio un vero amore per il gatto? O piuttosto una forma di velato egoismo?
Mi accontento dunque di stare con loro quando sono in campagna. Appena arriviamo li troviamo sempre affamati, me ne rendo conto, e di fatto per prima cosa li rifocilliamo a volontà. Ma tutto sommato vedo che stanno bene: sono cicciotti e hanno un bel pelo morbido. Credo che forzati nell'aria malsana della città si ammalerebbero.
Desidero chiudere con un celebre aforisma dello scrittore e drammaturgo Joseph Méry: "Dio creò il gatto per dare all'uomo la gioia di accarezzare la tigre". Lunga vita al gatto, questo gran simpaticone!

(postato sul sito nel 2015)

P.S. — se siete amanti dei gatti non perdetevi questa → magnifica chicca (si legge in un pomeriggio)

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