R Aquarii
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La posizione di R Aquarii
A cavallo tra Ottobre e Novembre, in prima serata, è possibile osservare questa interessante stella variabile situata verso l'estremità orientale dell'Aquario e precisamente alle seguenti coordinate: AR 23h 43m 49s, decl. -15°17' 04". L'osservazione viene usualmente condotta con uno di quei binocoli di grande apertura — tipo 20x80 — frequenti fra gli astrofili. La luminosità della stella varia infatti tra la 6ª e l'11-esima, ma il periodo è di ben 387 giorni, vale a dire oltre un anno, per cui può rappresentare un deterrente tenerla costantemente sotto controllo, anche per coloro che osservano dal balcone di casa. Generalmente la curva di luce presenta un largo minimo della durata di 6 o 7 mesi seguito da una rapida risalita verso il massimo, ma esistono sostanziali differenze da ciclo a ciclo, sia nella forma sia nell'ampiezza, sino ad arrivare alla quasi scomparsa della variabilità, come avvenuto durante la prima decade del XX secolo. Questo si potrebbe spiegare ipotizzando una modulazione dell'ampiezza delle oscillazioni con un periodo molto lungo, valutabile intorno ai 44 anni e causato dalla presenza di una compagna su un'orbita eccentrica.
La variabilità di R Aquarii era stata notata la prima volta nel 1811 dall'astronomo tedesco Karl Ludwig Harding, lo scopritore della nebulosa Helix; si tratta quasi certamente di una stella simbiotica, costituita, cioè, da una gigante rossa dalla quale una nana bianca in orbita ravvicinata risucchia costantemente del materiale che va a formare un disco di accrescimento attorno alla componente di maggior densità.
Karl Ludwig Harding (1765-1834)
Queste stelle sono per la verità abbastanza rare (alcuni esempi li troviamo in RR Telescopii, HM Sagittae e V1016 Cygni) e sono per lo più caratterizzate da spettri compositi; quello di R Aquarii fu osservato per la prima volta da P. W. Merrill (a costui si deve la denominazione di stelle simbiotiche) nel 1919 e sin da allora si sono manifestate alcune peculiarità che ne facevano un oggetto forse unico nel panorama della classe di variabili alle quali, sino allora, era sembrata appartenere: R Aquarii sarebbe infatti l'unica variabile del tipo Mira a trovarsi al centro di una nebulosa planetaria denominata Cederblad 211; questa potrebbe essere stata causata da un effetto parossistico simile a quello di una nova avvenuto quasi un millennio fa; a tal proposito, secondo Li Jing dell'osservatorio di Pechino, è da considerarsi attendibile l'osservazione di una "stella ospite" effettuata da astronomi coreani 930 anni fa. Secondo altri, tuttavia, l'origine della nebulosa sarebbe invece avvenuto in tempi più recenti. Ad ogni modo, il massimo di luce di R Aquarii dovrebbe verificarsi attorno alla metà di dicembre.
Nel 1977 l'astronomo statunitense Jesse Greenstein, pioniere delle scoperte nel campo dei Quasar, scoprì un allungamento dell'immagine ottica della stella, come se questa avesse espulso un getto di materia. L'esame di vecchie lastre faceva pensare che questo getto doveva essersi formato da pochi anni, probabilmente dopo il 1970 e in occasione del minimo avvicinamento delle due componenti, durante il quale avrebbe avuto luogo un fortissimo surriscaldamento delle nubi freddeche stazionano nei pressi di R Aquarii.
Nei primi anni '80 R Aquarii è stata intensamente studiata dal radiointerferometro VLA ubicato nei pressi di Socorro (New Mexico), col risultato che nel dominio radio l'oggetto pare costituito da ben 5 sorgenti distinte ed allineate: si tratta verosimilmente di nubi di materia formatesi nel tempo in occasione di incontri ravvicinati tra le due componenti del sistema e che può portare a eventi parossistici: le stelle simbiotiche costituiscono infatti una categoria abbastanza eterogenea, caratterizzata da comportamenti abbastanza irregolari, con fasi violente alternate la lunghi periodi di relativa quiescenza. Insomma, ci troviamo di fronte a una stella che presenta contemporaneamente le caratteristiche di una variabile tipo Mira, di una stella simbiotica, di una sorgente di raggi X e di una nebulosa planetaria. Niente male!
Da ultimo c'è, per l'appunto, l'osservazione visuale di Cederbald 211, sulla quale rimane un bel punto interrogativo; potrebbe essere tentata con un grosso dobsoniano da 50 o 60 cm a forti ingrandimenti, ma solo, ovviamente, quando R Aquarii si trova al minimo di luce.

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Da Nuovo Orione, "Stelle e Profondo Cielo" (Novembre 2008)

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