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Perseus III | ![]() |
| Elenco degli oggetti particolari |
Contrariamente a quanto si sarebbe tentati di credere, l'associazione Perseus III non appartiene al Braccio di Perseo, ma bensì a quello di Orione, detto anche Braccio Locale, in quanto anche il Sistema Solare ne fa parte. Ricordiamo che quelli di Perseo (più esterno), Orione e Sagittario (situato all'interno) sono i primi 3 bracci della Galassia i cui tronconi osservabli in ottico sono stati faticosamente ricostruiti dagli astronomi del passato, a partire dall'opera pionieristica di W. Herschel sui conteggi stellari e quindi prima dell'avvento delle osservazioni radio (1). Più correttamente l'associazione appartiene alla cosiddetta Cintura di Gold, già descritta da J. Herschel (figlio di William) e successivamente da B. Gould da cui prende il nome. Appare in pratica come un anello di gas punteggiato di stelle brillanti che fa il giro completo del cielo e che interseca la Via Lattea all'altezza della Croce del Sud con un angolo di 17 gradi. Nella realtà è un disco ellittico di 750 per 450 parsec centrato sulla costellazione del Toro e che nel nostro emisfero si estende grosso modo dall'Aquila a Orione. Ci si potrà chiedere, a questo punto, perché parliamo di associazione piuttosto che di ammasso aperto. Il motivo è semplice: esistono sostanziali differenze tra gli ammassi aperti, o galattici, e le associazioni, sistemi stellari scoperti solo nel 1947 dall'astronomo armeno Ambartsumian. Innanzi tutto le dimensioni: un ammasso aperto si estende solitamente per meno di una decina di parsec, mentre il diametro di un'associazione può ammontare a svariate centinaia di parsec; in secondo luogo c'è il numero delle stelle che lo costituiscono: un ammasso galattico, specie se ben nutrito, può raggiungere anche le 1000 unità, mentre un'associazione raramente arriva a contare 100 componenti; vi è inoltre la collocazione in seno alla galassia: gli ammassi tendono a concentrarsi nel disco, mentre le associazioni prediligono i bracci a spirale. Ma la differenza forse fondamentale consiste nella densità della materia all'interno del sistema: se, cioè, in un ammasso aperto si ha mediamente la presenza di una stella ogni 4 o 5 parsec cubici — per i più poveri — o addirittura di un centinaio di stelle per parsec cubico — per i più concentrati — nelle associazioni la media è di una sola stella ogni 100 parsec cubici! E questo conduce inevitabilmente al fatto che le interazioni gravitazionali fra i membri di un'associazione non sono in grado di bilanciare l'azione del campo gravitazionale dell'intera galassia. Si tratta, in altri termini, di sistemi stellari instabili destinati a disgregarsi in un lasso di tempo relativamente breve (su scala cosmica, s'intende). L'esame delle componenti radiale e trasversale del moto proprio delle stelle di Perseus III conferma quanto stiamo dicendo ed è stato calcolato che questo, circa 4 milioni di anni fa, avesse le fattezze di un oggetto simile alle Pleiadi e quindi apparentemente molto più compatto. Da ultimo occorre ricordare l'importanza della scoperta delle associazioni, in quanto esse costituiscono uno dei principali supporti osservativi relativi alla continua formazione stellare nelle galassie a spirale: come in un armonioso ciclo perenne, nuove stelle nascono dalle ceneri di altre morte precedentemente, talvolta in modo violento; una grande quantità di elementi sempre più pesanti viene così eiettata nello spazio interstellare e grazie a questi si è reso possibile lo sviluppo della vita sul nostro pianeta. (1) — Queste ultime hanno permesso ai radioastronomi di ricostruire l'intera struttura spirale della nostra galassia, compresa la barra centrale (vedi). _____________________________________________ Da Nuovo Orione, "Stelle e Profondo Cielo" (Aprile 1996) |
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