 |
 |
| L'ammasso Collinder 399 (© Perseus Planetarium).
|
È una sorta di ammasso aperto molto disperso che si nota già a occhio nudo come una piccola chiazza di aspetto
nebuloso di magnitudo integrata 3.6 ed è noto in diversi modi: Brocchi Cluster, dal nome dell'astrofilo americano che nel 1920 ne fece una
mappa per la calibrazione dei fotometri; Coathanger (cioè appendino) per la forma abbastanza caratteristica che
richiama alla mente quando viene osservato in un piccolo strumento; più formalmente Collinder 399, dal momento
che è stato incluso in questo catalogo dall'astronomo svedese Per Collinder (1890-1974) nel 1931 e contenente 471 oggetti.
Conosciuto senza dubbio sin dall'antichità, è stato ufficialmente scoperto nell'anno 964 da Al-Sufi, astronomo
persiano noto per i suoi studi sull'Almagesto e per aver corretto alcuni refusi nel catalogo stellare di Tolomeo. Fu
poi indipendentemente riscoperto da Hodierna, astronomo alla corte del Duca di Montechiaro, con un piccolo
rifrattore galileiano operante a 20 ingrandimenti.
 |
 |
 |
| Dalmiro F. Brocchi di Seattle
|
Anche Messier e gli Herschel non hanno assegnato alcuna numerazione e di fatto non è riportato nell'NGC del Dreyer. C'è chi afferma che una tale omissione è stata forse voluta a causa delle notevoli dimensioni angolari dell'oggetto, ritenute esagerate; ma in tal caso non si spiega come altri ammassi aperti, fra cui il Praesepe e le Pleiadi — e che sono altrettanto estesi, se non ancora di più — siano invece stati tranquillamente menzionati.
L'ammasso, distante 420 anni luce e di forma piuttosto irregolare,
contiene una 40-ina di stelle, ma di queste solo 6 sembrano mostrare lo stesso moto proprio, indicando così di
essere fisicamente legate.
La più brillante è la 4 Vulpeculae, una stella arancione di di 5a grandezza che si avvicina a noi alla
velocità di un km al secondo; è doppia e possiede una debole compagna di decima a 19" verso est; dumque
perfettamente alla portata di un piccolo telescopio a poche decine di ingrandimenti. In un 10x50 si possono
osservare, in quest'ammasso, una dozzina di stelle, ma anche utilizzando uno strumento da 12 o 15 cm il loro
numero non aumenta gran che, mentre nel contempo la visione diviene più deludente.
Bisogna comunque ricordare che le ultime ricerche svolte su questo ammasso, fra cui quella condotta da Brian Skiff del Lowell Observatory e basata sui dati astrometrici del satellite Hipparcos dell'ESA, sembrerebbero escludere che le stelle principali dell'ammasso, quelle che formano appunto la figura dell'attaccapanni, siano legate fra loro. Si tratterebbe quindi di un semplice asterismo.
________________________________________________
Da Nuovo Orione, "Stelle e Profondo Cielo" (Settembre 2004)
|