Le compagne di NGC 7331
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NGC 7331 assieme alle compagne in un'elaborazione del DSS (Digital Sky Survey)

La galassia più brillante del Pegaso, NGC 7331, è molto alta in cielo durante le notti autunnali, arrivando a culminare a solo una decina di gradi dallo zenit. Questa celebre spirale è stata una delle prime scoperte da W Herschel oltre 200 anni fa e da allora è stata attentamente studiata dagli astronomi con strumentazioni sempre più sofisticate; oggi si ritiene che vi siano molte somiglianze tra questa galassia e Via Lattea, fatto eccezione, se vogliamo, per quella fantomatica "barra" che secondo recenti scoperti alloggerebbe all'interno del nostro sistema; volendo fare un'analogia sarebbe forse più corretto pensare a una miniaturizzazione della Nebulosa di Andromeda, impressione che di fatto si ha osservando la 7331 in un telescopio da 40 cm. Tra l'altro, essendo circa 20 volte più distante della Nebulosa di Andromeda e di dimensioni angolari pari a un ventesimo, si può considerare a tutti gli effetti come una copia di M 31. Le eventuali differenze appaiono solo spettroscopicamente, nel senso che la galassia di Pegaso possiede un numero molto maggiore di giovani stelle blu.
Com'è stato notato dagli osservatori del passato, spesso avviene che le grandi spirali siano accompagnate da un piccolo corteggio di galassiette minori, non necessariamente satelliti; anzi, nel caso della 7331, come vedremo, la grande discrepanza nella velocità di recessione, e quindi ella distanza, tra questa e i suoi evanescenti vicini è già di per sé sufficiente a dirimere la questione.
Secondo quanto riportato da osservatori dell'Ottocento e successivamente confluito nel catalogo NGC del Dreyer, sarebbero 8 le galassie vicine a NGC 7331; tuttavia non si dimentichi che nei lavori di pattugliamento celesti venivano impiegati strumenti enormi e poco maneggevoli (basti pensare al celebre Leviathan di Birr Castle impiegato dal Terzo Conte di Ross) i quali se da un lato erano in grado di rivelare un numero sempre crescente di nuovi oggetti, ne rendevano spesso difficile un controllo successivo, specialmente dopo i lunghi periodi di maltempo caratteristici di certi Paesi come la Gran Bretagna o l'Irlanda. Come se non bastasse, un ruolo non invidiabile veniva svolto anche da una certa instabilità delle complicate impalcature che servivano a reggere e muovere gli strumenti (si racconta che Carolina Herschel viveva costantemente nella paura che il fratello cadesse malamente da 5 metri d'altezza!). A questo di deve poi aggiungere l'imperfezione ottica dei grandi obbiettivi del passato che potevano talvolta mostrare come nebulosa una semplice stella doppia, magari stretta, o un fortuito piccolo raggruppamento di stelline al limite della visibilità. Questo, sia ben chiaro, capita ancora oggi quando il seeing della notte non è favorevole, vanificando così anche un'ottica superba. Ma se andiamo a sommare tutta la serie dei fattori negativi brevemente esposti, ci rendiamo conto che anche alcuni valenti astronomi potevano essere facil­mente ingannati o commettere errori nel riportare la posizione precisa di un oggetto quando gli appunti venivano presi in condizioni precarie.
Noi astrofili visualisti ci troviamo oggi in condizioni incomparabilmente superiori a quella dei nostri gloriosi antenati: disponiamo di ottiche ben lavorate, montature stabili che si spostano con un dito e senza l'ausilio di maldestri aiutanti, abbiamo a disposizione capi di vestiario che ci mantengono caldi rendendo agevoli le osservazioni anche durante il freddo pungente dell'inverno, abbiamo carte stellari precise su cui confrontare direttamente ciò che osserviamo; ma soprattutto, in caso di necessità, abbiamo la possibilità di caricare il telescopio in auto e percorrere centinaia di chilometri per mettersi al riparo da condizioni meteo avverse.
Riteniamo pertanto interessante andare a curiosare direttamente su alcune sviste del passato e registrare così le nostre personali impressioni.
Cominciamo subito con l'osservare che alcune di queste galassie situate nei pressi di NGC 7331 non solo sono reali, ma sono facilmente alla portata di un telescopio da 40 cm. La più brillante di queste, NGC 7335, è addirittura osservabile in un 25 cm a un centinaio di ingrandimenti. È una piccola galassia abbastanza compatta, orientata da NNW a SSW con dimensioni 60"×30"; ha una velocità di recessione di 6300 km/sec, in che significa una distanza di superiore a 270 milioni di anni luce; è quindi decisamente più lontana della 7331 che, com'è già intuibile dalle sue dimen­sioni, dista solo una cinquantina di milioni di anni luce.
Al secondo posto troviamo NGC 7340 che appare come un piccolo fiocchetto pressoché circolare, diffuso, con diametro di una 30-ina di secondi. La distanza è del tutto analoga, vale a dire attorno ai 280 milioni di anni luce.
Anche NGC 7337 è perfettamente alla portata di un 30 o 40 centimetri, ma è di aspetto più diffuso e presenta una luminanza superficiale molto bassa; impiegando la visione distolta, sì da sfruttare meglio la sensibilità dell'occhio, la possiamo scorgere senza problemi tra 2 stelline di 13-esima distanti 2.5' e orientate all'incirca da est a ovest. La distanza di questa galassia è di circa 300 milioni di anni luce.
Una vera e propria sfida è invece NGC 7336, galassietta di 16-esima! Non fatevi tuttavia impres­sionare da questo valore in apparenza sconcertante, perché non è tanto la magnitudo integrata a rendere visibile una galassia, quanto quella specifica, ossia per unità di area. Nella fattispecie abbiamo a che fare con una galassietta molto piccola, del diametro di 20 o 30 secondi al massimo che fa scendere la magnitudo specifica sotto la 14-esima. Tradotto vuol dire che se il cielo è molto limpido è possibile scorgerla, in visione distolta, con un oculare a corta focale. NGC 7336 è comunque distante quasi 400 milioni di anni luce!
Spostiamoci ora verso il lato occidentale della 7331. Come abbiamo accennato, uno degli inganni in cui di sovente incorrono i visualisti e quello di scambiare per un piccolo oggetto nebuloso una coppia di stelle molto ravvicinata; questo è dovuto più che altro al ridotto potere risolutivo dell'occhio in condizioni di luce molto critica. Un esempio che oggi ci può fare sorridere è quello di M40, costituito da una coppia di stelle bianche di 9ª grandezza separate da oltre 50" e segnalate per la prima volta da Hevelius nel 1660 nel suo Prodromus Astronomiae; è vero che un moderno 20×80 è in grado di mostrarla perfettamente, ma è anche vero che alcuni dei piccoli cannocchiali di quell'epoca erano di pessima fattura (non per niente si narra che l'astronomo di Danzica, dotato di una vista acutissima, preferisse di gran lunga l'osservazione a occhio nudo a quella telescopica!); è quindi assai probabile che lo stesso Hevelius sia stato indotto nell'errore; né potrebbe essere altrimenti perché fu proprio il suo reportage di una presunta nuova nebula supra tergum [Ursae Maioris] a indurre il Messier a effettuare una ricerca più approfondita nella zona.

L'astronomo H. Schultz (1823-1890)
Lord Rosse deve essersi trovato in una situazione analoga quando riferì la scoperta di una nuova galassietta 2.5' a ovest del nucleo di NGC 7331 e che è stata successivamente denominata NGC 7326 ed è costituita semplicemente da 2 stelline di 15-esima facilmente risolvibile in un telescopio da 30 cm.
Più difficile da capire, sempre però alla luce di noi moderni, è NGC 7325 che è invece costituito da una coppia larga costituita da 2 stelle di magnitudo 14 e 15 separate da 16" in direzione NNW-SSE.
NGC 7327 fu invece scoperta dall'astronomo tedesco Ernst W. Tempel con un rifrattore da 28 cm. Sebbene Tempel abbia fornito una posizione molto vaga di quest'oggetto nei suoi appunti, Dreyer riuscì tuttavia a fornirne l'esatta posizione, probabilmente grazie a uno scambio di corrispondenza tra i due. L'astronomo Harold Corwin dell'università del Texas e famoso per i suoi lavori di fotometria stellare aveva ipotizzato che tracce di presunta nebulosità associata con la 7331 fosse la causa dell'apparente diffusione della luce alcune stelle vicine alla galassia e pertanto scambiate per oggetti nebulari. Questo si è tuttavia dimostrato infondato e non è da escludere che la svista del Tempel fosse semplicemente da ricercare nel pessimo seeing incontrato durante alcune notti; NGC 7327 è infatti una stellina di 13-esima alla portata di un telescopio da 20 cm.
Un discorso analogo vale per NGC 7333, situata quasi a ridosso verso est della 7331 e scoperta da Herman Schultz a Upsala nel 1875. Grazie alla sua posizione molto accurata gli astronomi a Birr Castle riuscirono facilmente a chiarire l'equivoco, negando la presenza di una nuova galassia. Questo però, ancora una volta, ci fa mettere in dubbio la qualità ottica di quell'immenso strumento, perché sulle lastre del Palomar appare effettivamente una stella doppia molto stretta, sicuramente individuata dallo Schultz che, pur osservando con uno strumento molto più modesto di quello di Lord Rosse, l'aveva probabilmente scambiata per un piccolo fiocchetto nebuloso.

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