Le ultime notizie dell'osservatore
 
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La cometa Iwamoto 

(© Rolando Ligustri)
Pare che questa cometa, denominata ufficialmente C/2018 Y1 si stia comportando secondo le previsioni. Attualmente è di 7ª grandezza, alla portata quindi di un binocolo, ed è comodamente visibile nel Leone attorno alla mezzanotte (quando la costellazione si trova praticamente in meridiano); tuttavia è già osservabile alle 8 o 9 di sera.
La cometa è passata al perielio lo scorso 6 febbraio e transiterà alla minima distanza dalla Terra il giorno 12, quando si troverà a 0.3 U.A. (45 milioni di km). Dovrebbe allora guadagnare ancora mezza magnitudo, arrivando così alla 6.5, per poi ridiscendere alla 9ª all'inizio di Marzo. Chi ha avuto modo di osservarla l'ha descritta come ampia e diffusa, con una tenue condensazione centrale. Le stime della chioma si situano tra i 20 e i 30 primi, vale a dire poco meno delle dimensioni della luna piena.
Quando si ha a che fare con oggetti molto diffusi, la trasparenza del cielo è fondamentale nelle stime di magnitudine: chi infatti riesce a vedere una porzione maggiore di chioma attribuisce ovviamente una luminosità integrata maggiore di chi effettua la stima dai cieli suburbani dai quali è osservabile soltanto la parte più interna della chioma. Fortunatamente la Iwamoto si troverà ad elevate altezze sull'orizzonte meridionale, dove la differenza di trasparenza tra un sito e l'altro può essere molto minore.
Se la cometa 46P/Wirtanen, apparsa alla fine dello scorso anno, non presentava alcuna coda all'osservazione binoculare, per la Iwamoto potrebbe essere diverso. Qualche osservatore avrebbe infatti riportato, in occasione del passaggio al perielio, traccia di una coda lunga 1.5 gradi che puntava verso NW utilizzando un piccolo cannocchiale di appena 45 mm di diametro! Anche se la Iwamoto è visibile in un 10x50, occorre quindi osservarne la chioma in un telescopio da 20 cm a non più di una 50-ina di ingrandimenti, onde mantenere il campo oculare di almeno 1 grado. Meglio ancora utilizzando un filtro Swan Band che enfatizza l'emissione del C2 tipico delle chiome cometarie.
Interessante sarà l'osservazione del 14 febbraio quando la Iwamoto transiterà nei pressi di NGC 2903, una galassia brillante situata 1.5° a sud di λ Leonis; la luna sarà già, purtroppo, in fase avanzata, ma si troverà a quasi 60° più a W, per cui non dovrebbe disturbare più di tanto. La cartina pubblicata, preparata dall'astrofilo americano Bob King e che riporta le stelle sino alla magnitudo 7, mostra il percorso della cometa nei prossimi giorni. E' in versione stampabile e i circoletti bianchi indicano la posizione dell'oggetto alle ore 0 UT (occorre quindi aggiungere un'ora).

Congiunzione Venere-Saturno 

(© Perseus planetarium)
Sarà una congiunzione interessante quella che si verificherà il prossimo 18 febbraio tra il pianeta interno (magnitudo -4.2) e il signore degli anelli (+0.6), malgrado la forte differenza di luminosità. L'evento si verificherà attorno alle 6 del mattino quando i due pianeti saranno distanziati da appena 1 grado in direzione nord-sud, subito in alto a sinistra di quella che viene comunemente chiamata "la Teiera" del Sagittario (tratteggiata nell'immagine pubblicata). Il fenomeno è ovviamente osservabile a occhio nudo, ma se impiegate un piccolo telescopio a una 60-ina di ingrandimenti, di modo da averli entrambi nel campo oculare, sarà bello vedere Venere in fase crescente come una piccola Luna poco prima dell'ultimo quarto.
La congiunzione, tuttavia, avverrà a poco più di 10° sopra l'orizzonte sud-orientale, per cui sarà necessario recarsi in un luogo molto aperto. L'immagine mostra la situazione alla data sopra indicata per una località alla latitudine di Milano.

Una ... super Luna? 

(© Giorgia Hofer, rivista Coelum)
Quando lo scorso 21 gennaio s'è verificato l'eclissi di Luna, il nostro satellite era stato definito dai media "superluna", in quanto si trovava nei pressi del perigeo. Ma a essere precisi, il nostro satellite si troverà ancora pià vicino alla Terra il prossimo 20 febbraio, quando la sua distanza sarà pari a 351000 km (la distanza della Luna al perigeo vero e proprio è di 355600 km, ma osservandola occorre sottrarre i 6480 km corrispondenti al raggio terrestre). Tradotto in dimensioni angolari, che poi sono quelle che maggiormente c'interessano, significa una differenza di appena 4 primi d'arco tra apogeo e perigeo, una variazione apprezzabile a mala pena a occhio nudo e pressoché impossibile senza una ... seconda luna di confronto! Ma l'effetto è sicuramente evidente in fotografia giustapponendo le due immagini.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

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