Le ultime notizie dell'osservatore
 
per aggiornamenti sui pianeti extrasolari vedi qui
Geminidi 

Il circoletto giallo dell'immagine è centrato sul radiante delle Geminidi (© immagine adattata da Coelum)
E' in arrivo il massimo della pioggia meteorica forse più luminosa dell'anno, quella appunto delle Geminidi, attivato dall'asteroide 3200 Phaethon; l'impatto con l'atmosfera terrestre avviene a una velocità di circa 35 km/sec. In condizioni ottimali se ne possono contare sino a 120 ogni ora e le meteore possono tranquillamente superare in luminosità quelle della più nota pioggia delle Perseidi.
Dalla prima osservazione avvenuta nel 1830, le Geminidi hanno continuato ad aumentare la propria luminosità fino a rappresentare lo sciame meteorico più luminoso dell'anno. C'è tuttavia un altro elemento che caratterizza lo sciame, ossia la loro origine. Se le cosiddette "stelle cadenti" sono generate dalle comete, queste sono invece causate da un asteroide, come sopra riportato. Si tratta di una roccia errante con diametro di 5.8 km collocata su un'orbita molto eccentrica che si estende dalla fascia degli asteroidi sino all'orbita di Mercurio. E' uno degli oggetti definiti come "potenzialmente pericolosi" per il fatto che viene a incrociare l'orbita terrestre, anche se alla data dell'evento si troverà a una distanza di quasi 3 milioni di chilometri.
Per osservare le Geminidi alla data sopra indicata posizionatevi in un luogo buio, possibilmente lontano dalle luci cittadine, e attendete la mezzanotte, quando il crescente lunare sarà oramai sotto l'orizzonte e il radiante si troverà molto alto sull'orizzonte.

La cometa di Natale 

(© www.tpi.it/2018/11/21/46p-wirtanen-stella-natale)
La 46P/Wirtanen è una cometa periodica di corto periodo del Sistema solare scoperta fotograficamente il 17 gennaio 1948 dall'astronomo statunitense Carl Alvar Wirtanen. La lastra fu esposta il 15 gennaio durante una campagna osservativa del Lick Observatory sul moto proprio stellare. A causa del numero limitato di osservazioni iniziali, trascorse più di un anno prima che fosse riconosciuta come una cometa di corto periodo.
Il suo attuale periodo orbitale è di circa 5 anni e mezzo e inizialmente era stata selezionata come obiettivo della missione Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea. Appartiene alla famiglia delle comete gioviane i cui membri posseggono un afelio tra le 5 e le 6 UA. È stato stimato che il suo diametro sia di 1.2 km. La cometa percorre un'orbita resa caotica da ripetuti incontri con Giove; in particolare, quelli avvenuti nel 1972 e nel 1984 ne hanno ridotto notevolmente la distanza perielica.
Dopo essere rimasta per mesi più debole della magnitudine 12, lo scorso 10 novembre ha raggiunto l'8ª grandezza; il 16 dicembre di quest'anno si troverà ad appena 11.5 milioni di km dalla Terra, con una magnitudine prevista sino alla fino a 6.0 e potrebbe quindi rendersi visibile ad occhio nudo per alcuni giorni. Occorre tuttavia essere cauti nell'ottimismo. Ad esempio, una simulazione eseguita con lo Stellarium, mostra la posizione della cometa alla succitata data del 16 dicembre presso le Pleiadi, ma con una magnitudo prevista di 8.8 (vedi). Ma le comete sono notoriamente sempre piene di sorprese!
Per la posizione giornaliera della Wirtanen clicca → QUI

Leonidi 

(dal mensile astronomico Coelum) Nel mese di novembre ci sarà un importante incontro con le Leonidi il cui picco è previsto attorno al 17 del mese. Le Leonidi sono uno dei più importanti sciami meteorici e sono generati dalla cometa 55P/Tempel-Tuttle. Come tutti gli sciami, devono il loro nome alla posizione del "radiante", il punto cioè da cui sembrano irradiarsi, che nel caso delle Leonidi è appunto localizzato nella costellazione del Leone. Lo sciame delle leonidi è caratterizzato da meteore molto rapide, la cui velocità può raggiungere i 72 km/s. In media, la massa degli oggetti che danno vita alle luminose meteore è pari a circa 85 grammi, con una sezione di circa 9 mm. Il ciclo delle Leonidi è pari a 33 anni, ossia il valore del periodo orbitale della cometa progenitrice, la sunnominata Tempel-Tuttle. Talvolta anche le Leonidi hanno offerto un vero e proprio spettacolo manifestandosi come pioggia, con centinaia di meteore all'ora. Tra queste, sono rimaste indelebili nella storia le piogge meteoriche del 1698, 1799, 1833, 1866, 1966; quella più vicina noi ha avuto luogo nel 2001.
L'immagine pubblicata, tratta dal mensile astronomico Coelum, mostra il Leone assieme a Giove ripresi il 10 maggio 2015. Sotto la testa del Leone potete notare il radiante delle Leonidi La costellazione del Leone e Giove in una serata primaverile. Foto del 10 maggio 2015. La notte del 17 novembre, poco prima dell'alba, potremo assistere allo spettacolo offerto dalle Leonidi (sebbene lo ZHR atteso è soltanto tra 10 e 20). Non sarà presente la Luna e se anziché fare una levataccia preferite fare le ... ore piccole, allora guardate verso est attorno alle 2 di notte, col radiante a una 30-ina di gradi sull'orizzonte: non è molto, ma più che sufficiente per mostrare già svariate meteore.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

INIZIO PAGINA