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Mercurio 

© Meteo-Web
 
Ed eccoci al nostro appuntamento biannuale col pianeta interno, dopo un lungo periodo nel quale si è dimostrato particolarmente sfuggente. Sarà come sempre immerso nei bagliori del crepuscolo, ma la sua visibilità sarà relativamente favorevole dopo la metà di giugno, quando si troverà a un'altezza abbastanza accettabile sull'orizzonte. Il 5 giugno passerà dal Toro ai Gemelli dove resterà sino al 24 per poi spostarsi nel Cancro. Il giorno 10 transiterà molto vicino a ε Geminorum di 3ª grandezza (situata una dozzina di primi a W); non sarà comunque un'osservazione facile da compiere a causa del cielo ancora chiaro e dell'altezza del pianeta che in quella data sarà di appena 8 gradi (latitudine di Milano); si può comunque tentare con un telescopio ad alti ingrandimenti per ridurre il più possibile la luminanza del cielo.
Il 18 giugno sarà in stretta congiunzione con Marte (il pianeta rosso si troverà 13' a SW), mentre il 23 sarà finalmente alla massima elongazione orientale. L' → immagine seguente, tratta da Sky and Telescope, mostra un simpatico quadretto dei due pianeti la sera del 28 giugno, circa mezz'ora dopo il tramonto.

Giove in opposizione 
Il 10 giugno il pianeta gigante sarà in opposizione e nello stesso tempo si troverà nel punto più vicino alla Terra. Brillerà di magnitudo –2.6 e mostrerà un diametro equatoriale di 45", solo 4" in meno del suo diametro apparente massimo. Quando si parla di opposizione di un pianeta si pensa subito alle migliori condizioni di osservabilità: questo è senza dubbio vero, ma purtroppo Giove si trova nella parte bassa dell'Ofiuco, dove l'eclittica passa a declinazione molto negativa (attorno a -23°). Tale rimarrà anche il prossimo anno, quando sarà nuovamente in opposizione nell'ultima decade di luglio.
Se siete amanti dell'osservazione planetaria, puntate dunque il pianeta quando sarà alla massima elevazione sull'orizzonte (ossia verso la 1h), in quanto la turbolenza fa sentire i suoi effetti sugli oggetti bassi anche nelle serate di seeing migliore. Una 30-ina di gradi più a est è situato il ... Signore degli Anelli, il quale sarà in opposizione il prossimo 10 luglio.

La Grande Macchia Rossa si sta sfilacciando 

© Clyde Foster in Centurion, South Africa
Si sta verificando uno strano evento sul pianeta gigante: una zona equatoriale usualmente di color bianco sta assumendo una colorazione brunastra, mentre la Grande Macchia Rossa (GRS) sta attirando la sua attenzione grazie a un'interazione inusuale con la fascia equatoriale sud (SEB).
Nel corso degli ultimi anni la GRS mostrava un'evidente colore arancione, enfatizzata dal fatto di essere circondata da una piccola zona biancastra. Adesso un nuovo vortice scuro la rende ancora più inusuale: pare infatti che la SEB stia risucchiando materiale dalla Macchia Rossa creando una sorta di ponte vorticoso tra le due caratteristiche. Grossi filamenti di materiale provenienti dalla GRS, alcuni dei quali più estesi di 10000 km, sono stati asportati e dissipati nel vortice. Questo fenomeno è osservabile anche in telescopi amatoriali.
L'esfoliazione della GRS appare più evidente nel vicino infrarosso, particolarmente attorno agli 8900 Angstrom. A questa lunghezza d'onda l'assorbimento dovuto al metano tende normalmente a oscurare le caratteristiche nell'atmosfera superiore del pianeta, ma i forti venti che turbinano nella macchia possono liberarla da questo idrocarburo, cosicché appare molto brillante in questa regione dello spettro. Visualmente si consiglia l'utilizzo di un filtro blu nel quale la GRS appare più scura.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

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