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Draconidi 

(dal sito di Sky & Telescope)
Si prevede che questo sciame poco noto produca un gran numero di meteore osservabili in prima serata. Le serate migliori sono quelle dal 7 al 9 ottobre. Questa pioggia meteorica è particolarmente favorevole nel nostro emisfero (boreale), ma anche nel nord Europa (i paesi scandinavi sono i più favoriti9 usualmente non sono molte quelle visibili: solo una modesta manciata ogni ora che si muovono lentamente dalla testa del Drago, dove è situato il radiante. Abbiamo detto "lentamente" perché a differenza di altri sciami, come le Perseidi le cui particelle si muovono a velocità che possono sfiorare gli 80 km/sec, le Draconidi si muovono ad "appena" 20 km/sec.
Quest'anno conviene tuttavia prestare attenzione a questa pioggia, come se il Dragone si fosse svegliato: questo perché la progenitrice dello sciame, ossia la cometa 21P/Giacobini-Zinner si trova presso il perielio dove si ha una maggior concentrazione di particelle.
Le Draconidi hanno dato un grande spettacolo nel 1933 e nel 1946, con migliaia di eventi all'ora! Anche nell'ottobre del 2011 ne sono state osservate parecchie, nonostante la presenza della Luna in fase avanzata. Alcuni osservatori europei hanno visto oltre 600 meteore in un'ora.
Quest'anno lo spettacolo si potrebbe replicare, avvantaggiati anche dal novilunio durante i giorni sopra indicati, Ma in questi casi non ha senso fare previsioni. La cosa migliore è armarsi di pazienza e tentare: dopo tutto non occorre fare levatacce in quanto l'orario migliore per l'osservazione è la sera, subito dopo la fine del crepuscolo.

La verde cometa autunnale 

(dal sito "greenme.it")
La 21P/Giacobini-Zinner è una cometa periodica del sistema solare ed è stata scoperta da Michel Giacobini dall'Osservatorio di Nizza nel 1900. Durante le sue apparizioni, la cometa può raggiungere l'8ª magnitudo, ma nel 1946 subì una serie di esplosioni che la resero luminosa fino a raggiungere la 5ª. Secondo uno studio pubblicato nel 2000, essa potrebbe contenere materiale organico.
La Giacobini-Zinner in queste ore si sta avvicinando alla Terra alla velocità di circa 23 km/s) e la distanza minima sia dal nostro pianeta, sia al sole avrà luogo lo stesso giorno, ossia il prossimo 10 settembre, quando la cometa transiterà ad "appena" 58 milioni di km da noi; si tratta di una distanza pari a quella che ci separa attualmente da Marte.
E' un evento sicuramente da non perdere dal momento che si tratterà del passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, mentre il prossimo avverrà soltanto tra 40 anni, ossia il 18 settembre 2058.
Il momento migliore per ammirare la cometa è il 9 settembre, lo stesso giorno del perielio della cometa. Mano a mano che si avvicina al sole, una cometa diviene sempre più luminosa perché il calore della nostra stella ne fonde la superficie ghiacciata. Per questo è possibile che una cometa splenda ancora di più rispetto a quanto previsto, regalando spettacoli inattesi. La cartina pubblicata in formato stampabile — tratta dal mensile Sky and Telescope — mostra il percorso della cometa ogni 5 giorni (marcati da un "+").
Sebbene il nucleo della Giacobini-Zinner abbia dimensioni poco superiori ai 2 km, il calore che essa percepisce dal sole ha provocato lo sviluppo di una coda lunga circa 290.000 km, secondo le osservazioni di Northolt Branch Observatories a Londra. Alcune immagini hanno già immortalato la cometa caratterizzata da un bellissimo colore verde. Ciò dipende dal cianogeno e dal carbonio biatomico, gas che si illuminano di colore verde a causa dell'azione ionizzatrice della luce solare. Non sarà purtroppo possibile ammirare il transito della cometa su M35 (il celebre ammasso aperto dei Gemelli), previsto per il giorno 9, in quanto l'evento si verificherà in pieno giorno.
La Giacobini-Zinner è famosa anche per un'altra ragione. Dai suoi detriti ha origine la pioggia di meteore delle Draconidi, visibili nel mese di ottobre. Quest'anno il loro passaggio, tra il 7 e l'8 del mese prossimo, sarà particolarmente favorevole, in quanto avverrà durante il novilunio.
(Se volete avere i dati in tempo reale cliccate → qui).

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

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