Le ultime notizie dell'osservatore
 
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Pianeti 
Il 21 giugno, poco dopo il nostro mezzogiorno locale, avrà luogo il solstizio estivo. Non è forse una gran notizia per noi astrofili, dal momento che nel periodo attorno a quella data abbiamo le notti più corte dell'anno (circa 4 ore, alle nostre latitudini). Ad ogni modo questo inizio d'estate ci dà la possibilità di osservare tutti e cinque i pianeti visibili a occhio nudo, anche se non nell'ordine.
Iniziamo con Mercurio, visibile tuttavia molto basso sull'orizzonte WSW; è di magnitudo poco superiore alla zero e il periodo più favorevole si colloca grosso modo nell'ultima settimana di giugno. La cartina pubblicata si riferisce al giorno 25 quando il pianeta più interno sarà equidistante da Castore e Polluce, a mala pena visibili nei bagliori del crepuscolo.
Venere lo segue di poco verso E nella costellazione del Cancro e continua lentamente ad abbassarsi sull'orizzonte; d'altra parte è talmente brillante che appare facilmente poco dopo il tramonto. Se l'osservate al telescopio noterete la sua forma "gibbosa", come la nostra Luna in fase di circa 3/4.
A seguire troviamo Giove, situato nella Bilancia. Si trova in meridiano al crepuscolo e ciò può presentare un grosso vantaggio nell'osservazione telescopica: col cielo chiaro, infatti, diminuisce il forte contrasto tra il piccolo disco abbagliante del pianeta e il fondo cielo, col risultato che la visione risulta più riposante e risaltano meglio i dettagli. Non preoccupatevi se non vedete la Grande Macchia Rossa, un particolare alla portata anche di piccoli strumenti: per la nota legge di Murphy, infatti, quando si osserva Giove la macchia rossa è sempre ... dall'altra parte del pianeta!
Ancora più basso, e a onor del vero alla massima "bassezza" sull'orizzonte ci segue Saturno, nel Sagittario. Il signore degli anelli sarà visibile praticamente per tutta la notte, dal tramonto all'alba, dal momento che sarà in opposizione il 27 del mese.
Da ultimo si potrà osservare anche Marte, attualmente nel Capricorno, il quale sarà protagonista, il prossimo 27 luglio, di una grande opposizione (avvengono mediamente una volta ogni 17 anni). Sempre per la succitata legge di Murphy, queste grandi opposizioni si verificano a declinazioni fortemente negative (quest'anno il pianeta rosso si troverà addirittura a -25°30', vale a dire 2 gradi più in basso del più basso dell'eclittica! Meglio di cosi...). Inutile dire che questo penalizza le osservazioni, nel senso che è necessaria una notte particolarmente calma per goderne appieno la visione. Raggiungerà infatti il ragguardevole diametro di 24"; il che significa che se lo osservate in un telescopio a 250x vi apparirà esteso come tre volte la Luna vista a occhio nudo. A proposito, il 28 luglio all'una e mezza di notte il nostro satellite, in fase ovviamente di plenilunio, si troverà ad appena 6 gradi a nord di Marte. Tuttavia anche in questo caso vale quello che dicevamo a proposito dell'osservazione di Giove al crepuscolo; l'unica cosa cui dovrete fare attenzione sono i fastidiosi artefatti luminosi, dovuti a riflessioni spurie, che potrebbero riservarvi delle sorprese nel campo oculare. Usate quindi un bel paraluce (al limite prolungatelo), nonché dei buoni oculari con energico trattamento antiriflesso sulle ottiche.

Arietidi 
Per gran parte del mese risulta visibile lo sciame meteorico delle Arietidi diurne. Si tratta di uno sciame moderatamente attivo, con stime dello ZHR (il tasso orario di attività col radiante allo zenit) attorno a 30 e il cui radiante è situato a circa 30° a ovest del Sole; questo fa sì che le stelle cadenti siano visibili solo per breve tempo immediatamente prima dell'alba, basso sull'orizzonte NE. A dispetto di ciò, in passato sono stati riportati diversi avvistamenti visuali di meteore dello sciame, anche se la maggior parte dell'attività è stata rilevata tramite osservazioni radio. Per quanto invece riguarda le osservazioni visuali, comunque difficili, risultano moderatamente avvantaggiati gli osservatori delle regioni meridionali della Penisola
Ricordiamo che le Arietidi sono, assieme alle Zeta Perseidi, lo sciame meteorico diurno più intenso; è stato scoperto dal radiotelescopio di Jodrell Bank in Inghilterra durante l'estate del 1947. Il corpo progenitore dello sciame è ancora sconosciuto, sebbene alcuni studiosi abbiano avanzato l'ipotesi che possa essere stato originato dall'asteroide 1566 Icarus.
(tratto da Nuovo Orione, giugno 2018)

Opposizione di Vesta 
Il 19 giugno ci sarà l'opposizione di Vesta, il celebre asteroide scoperto da Heinrich Wilhelm Olbers (quello del celebre paradosso) il 29 marzo 1807. Pur non essendo in assoluto il più grande (il diametro medio è infatti di 530 km, contro i quasi 1000 di Cerere) è però quello che raggiunge la più alta luminosità, rendendosi talvolta visibile a occhio nudo. Alla data sopra indicata è infatti previsto di magnitudo +5.3 e l'osservazione senza ausili ottici può essere tentata solo da cieli molto bui, anche perché purtroppo si mantiene molto basso. Lo spettacolo passerà forse in secondo piano a causa del pianeta inanellato situato a pochi gradi SE e che giocoforza dominerà la scena: Saturno sarà infatti in opposizione alla fine del mese. Inoltre una luna calante, ma ancora in fase avanzata, disturberà un po' l'osservazione. Tuttavia riteniamo che valga la pena cercare di seguirlo mentre transita fra le stelle del Sagittario. La cartina pubblicata, che riporta le stelle sino alla 8.5, mostra il percorso dell'asteroide per una 40-ina di giorni a partire dal 1° giugno; è in moto retrogrado e nella prima settimana di luglio entrerà nell'Ofiuco.

Quartetto di Ammassi Aperti 
Il termine "Via Lattea" risale agli antichi Romani e le leggende su cosa si tratta e cosa rappresenta si sprecano. Noi moderni sappiamo da cos'è da almeno un paio di secoli, ma spesso non ci accontentiamo di contemplare i numerosi ammassi e nebulose che racchiude. Dai tempi di W. Herschel, che a mio modesto parere rimane il maggior astronomo di tutti i tempi, vogliamo anche sapere come è strutturata in senso tridimensionale e quindi conoscere la distanza effettiva, sia da Terra, sia reciproca dei numerosi ammassi galattici che la punteggiano.
Un quartetto di ammassi aperti situati in Cassiopea sembra un buon posto per capire questo. Ad esempio dalla stella δ spostiamoci di 1° verso NE: qui si trova M103, l'ultimo oggetto del catalogo originale di Messier. Proseguendo poi per ancora 1.5° nella stessa direzione si arriva a NGC 663. NGC 654 è situato 1° scarso a NNW di NGC 663, mentre il quarto componente, NGC 659, si trova a poco più di mezzo grado SSW sempre da NGC 663.
NGC 663 è il più brillante, nonché il più facile da individuare; in un 10×50 appare granulato con stelle di 8ª e 9ª grandezza situate alla soglia della risoluzione. Risolvere gli altri tre rappresenta un po' una sfida, più che altro a causa del ricco background stellare nel quale sono immersi. Al binocolo appaiono solo come noduli luminosi leggermente più densi nella fascia galattica.
Non deve comunque sorprendere che questi ammassi siano difficili da risolvere coi normali binocoli tenuti a mano. La distanza media degli ammassi di Messier è attorno ai 3000 anni luce, ma questi 4 oggetti in Casiopea sono situati tra 6300 e 8200 anni luce nel Braccio di Perseo della Via Lattea. NGC 663 non è più vicino degli altri; appare più brillante perché è il più esteso, dal momento che ha un diametro di 30 anni luce, contro i 10 anni luce circa degli altri tre. Tutti e 4 sono come pietre miliari lungo la "via del latte": una piccola porzione della struttura della Via Lattea che si è resa visibile ...

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

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