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Perseidi 2019 

Immagine tratta dal mensile Coelum
Come ogni anno, c'è sempre grande attesa, soprattutto per chi non segue assiduamente i fenomeni del cielo, per lo sciame meteorico delle Perseidi, le stelle cadenti di agosto. E così, per qualche giorno, lo spettacolo offerto dalle "Lacrime di San Lorenzo" (come sono spesso popolarmente chiamate) riesce a focalizzare l'attenzione anche dei media nazionali. Il risultato è che in migliaia, nella notte di San Lorenzo, volgono lo sguardo alla volta stellata nella speranza di vedere qualche brillante meteora.
Quest'anno il massimo dello sciame meteoritico delle Perseidi (il cui tasso orario o ZHR sarà pari a circa 110) avverrà il 13 agosto, purtroppo con la Luna quasi piena. La notte migliore per osservarle è quella tra il 12 e il 13 agosto, ma dato che il nostro satellite naturale tramonterà attorno alle 4 del mattino, con il cielo ancora buio, potremo sfruttare questo breve lasso temporale per riprendere qualche bella stella cadente poco prima dell'alba. Come sempre, sarà anche possibile, con un po' di fortuna, osservare qualche bolide particolarmente luminoso anche nelle serate immediatamente prima e dopo il massimo.
Il radiante dello sciame, com'è noto, è il punto del cielo da cui sembrano dipartirsi le stelle cadenti. Se tale punto è senza dubbio il più favorevole per ottenere la raggiera di stelle cadenti nelle immagini a lunga posa, non è però la direzione migliore per osservarle. Si dovrà invece guardare più a destra o sinistra per vedere quelle che attraversano l'atmosfera in modo radente lasciando una lunga scia. Nell'immagine pubblicata, tratta dal mensile Coelum, è riportata la posizione del quadrante poco dopo le 22 (per una località del Centro Italia).

Plutone 

Storica immagine di Plutone ripresa dalla New Horizon della NASA il 14 luglio 2015
Un puntino di 14-esima magnitudo perso in un campo ricco di stelline ubicato nel Sagittario non è facile da trovare! Tuttavia, anche l'ex IX pianeta da oltre un decennio degradato a "pianeta nano" conserva comunque il suo fascino dopo le splendide immagine che di lui ci ha trasmesso la sonda Horizon quattro anni fa.
Plutone ha un diametro di 2370 km (il 68% di quello lunare) e presenta un immenso ghiacciaio di azoto solidificato con la forma di un cuore, aspre montagne di ghiaccio d'acqua alte più di 6000 metri, neve rossastra e una tenuissima atmosfera dove molecole organiche diffondono la luce solare creando un cielo azzurro simile a quello terrestre (v. immagine). Presenta un corteggio di ben 5 satelliti, verosimilmente causati dall'impatto del pianeta con altri corpi della fascia di Kuiper; uno di essi, Caronte, scoperto nel lontano 1978, presenta quasi le dimensioni dello stesso Plutone!
Essendo distante 5 miliardi di km dal Sole, Plutone ha una temperatura media di –229°C, una delle più basse sinora registrate in un corpo celeste del Sistema Solare. La nostra stella, vista a quella distanza, apparirebbe come un punto molto brillante di magnitudo -19, ossia circa 360 volte la luminosità della luna piena. Questo significa che anche a mezzogiorno il panorama sarebbe luminoso come sulla Terra subito prima dell'alba o subito dopo il tramonto.
Se volete dunque cimentarvi a cercare questo elusivo corpo celeste, oltre ad avere un telescopio di almeno 30 cm. di diametro, dovete essere in possesso di una → cartina dettagliata come quella riportata e pubblicata dal mensile Sky and Telescope. Questa cartina mostra il percorso di Plutone sino alla metà di Dicembre con le posizioni marcate ogni 4 giorni alle ore 0 di TU (orario di Greenwich). Per trovare il pianeta fate riferimento alla 50 Sagittarii, una stellina di magnitudo 5.6 che potete localizzare avvalendovi di quest'altra → immagine. Tenete comunque presente che trovandosi praticamente nel punto più basso dell'eclittica, l'oggetto non potrà culminare oltre una ventina di gradi sull'orizzonte per gli osservatori del Nord Italia, mentre possono arrivare a 30° per i fortunati che abitano nel sud della Sicilia. Buona caccia.

Saturno 

Giove e Saturno la sera del 19 luglio (adattato da S&T)
Il Signore degli Anelli ha raggiunto la sua annuale opposizione lo scorso 9 luglio, a una distanza di 1.4 miliardi di km dalla Terra, ed è dunque ancora ben visibile per i prossimi due mesi nonostante si trovi oramai nel punto più basso dell'eclittica. Anche se così basso, presenta comunque il vantaggio di presentarsi con gli anelli inclinati di ben 24 gradi, appena 3 in meno del suo massimo. Il diametro del pianeta è poco superiore ai 18", simile a quello di Marte durante un'opposizione media, mentre le dimensioni arrivano a 43" se consideriamo anche il sistema di anelli; questi mostrano la faccia nord.
Dal momento che si trova così in basso, è ovvio che l'osservazione visuale di Saturno sarà molto penalizzata dalla turbolenza che spesso ristagna nei pressi dell'orizzonte. In questi casi c'è poco da fare se non quello di pazientare e osservare regolarmente, cercando di cogliere i momenti di miglior seeing. Va da sé che sono vivamente sconsigliate le nottate limpidissime che seguono immediatamente le perturbazioni; gli osservatori planetari sanno bene infatti che per questi oggetti non è fondamentale un cielo particolarmente trasparente. A una 30-ina di gradi più a ovest brilla ancora Giove, anch'esso purtroppo relegato in una plaga zodiacale infelice. La seguente → figura, adattata da Sky and Telescope, mostra le caratteristiche principali del pianeta (la visione è quella telescopica, ossia col nord in basso).

La Grande Macchia Rossa si sta sfilacciando 

© Clyde Foster in Centurion, South Africa
Si sta verificando uno strano evento sul pianeta gigante: una zona equatoriale usualmente di color bianco sta assumendo una colorazione brunastra, mentre la Grande Macchia Rossa (GRS) sta attirando la sua attenzione grazie a un'interazione inusuale con la fascia equatoriale sud (SEB).
Nel corso degli ultimi anni la GRS mostrava un'evidente colore arancione, enfatizzata dal fatto di essere circondata da una piccola zona biancastra. Adesso un nuovo vortice scuro la rende ancora più inusuale: pare infatti che la SEB stia risucchiando materiale dalla Macchia Rossa creando una sorta di ponte vorticoso tra le due caratteristiche. Grossi filamenti di materiale provenienti dalla GRS, alcuni dei quali più estesi di 10000 km, sono stati asportati e dissipati nel vortice. Questo fenomeno è osservabile anche in telescopi amatoriali.
L'esfoliazione della GRS appare più evidente nel vicino infrarosso, particolarmente attorno agli 8900 Angstrom. A questa lunghezza d'onda l'assorbimento dovuto al metano tende normalmente a oscurare le caratteristiche nell'atmosfera superiore del pianeta, ma i forti venti che turbinano nella macchia possono liberarla da questo idrocarburo, cosicché appare molto brillante in questa regione dello spettro. Visualmente si consiglia l'utilizzo di un filtro blu nel quale la GRS appare più scura.

Un asteroide potenzialmente pericoloso 

© Coelum
L'asteroide 2006 QV89 in questi primi mesi del 2019 ha attratto periodicamente l'attenzione dei media perché, come riportato dal sistema di monitoraggio Sentry della NASA, esiste una probabilità — seppure molto bassa e pari a 1 su 8300 — che possa collidere con la Terra nel periodo 2019-2117. In particolare, il prossimo flyby con la Terra è previsto attorno al 9 settembre di quest'anno, ed è su questa data che si è focalizzata l'attenzione dei media, che hanno attribuito la probabilità di collisione cumulativa a quest'unico giorno. Per certi aspetti il caso di 2006 QV89 è simile a quello dell'asteroide 2012 TC4. Cerchiamo di capire come stanno davvero le cose e se 2006 QV89 costituisce un reale pericolo per la Terra.
2006 QV89 è un piccolo asteroide di circa 30 metri di diametro scoperto il 29 agosto 2006 dalla Catalina Sky Survey, il programma di monitoraggio dei NEA del Lunar and Planetary Laboratory dell'Università di Tucson (Arizona). Al momento della scoperta l'asteroide aveva una magnitudine apparente di +18.9, un oggetto debole quindi, ma non particolarmente difficile per i telescopi al suolo. Dalla determinazione dell'orbita eliocentrica sappiamo che 2006 QV89 si muove su un'orbita moderatamente ellittica, che giace su un piano a bassissima inclinazione sull'Eclittica (poco più di 1 grado), con semiasse maggiore di 1,192 UA e che impiega 475 giorni per una rivoluzione completa. Si tratta di un oggetto di tipo "Apollo", con orbita quasi del tutto esterna a quella della Terra.
Nella stessa circolare che ne annunciava la scoperta assieme agli elementi orbitali, è riportata anche la cosiddetta MOID (Minimum Orbit Intersection Distance), ossia la minima distanza possibile fra le orbite della Terra e dell'asteroide. Nel caso di 2006 QV89 si ha MOID pari a circa 15.000 km. Questo asteroide può passare davvero molto vicino alla Terra se i due corpi celesti si trovano contemporaneamente al nodo discendente dell'orbita di 2006 QV89. Nel caso improbabile di collisione, considerato il piccolo diametro, l'asteroide probabilmente si frammenterebbe durante il passaggio in atmosfera e al suolo arriverebbero solo grossi frammenti, ciascuno con una massa di decine o centinaia di kg.

Il 30 giugno è da qualche anno l'Asteroid Day, giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema degli asteroidi pericolosi. 2006 QV89 rientra tra questi, e sicuramente si approfitterà del prossimo passaggio di settembre per studiarne meglio l'orbita, ma il rischio di un reale impatto è praticamente nullo — Tratto dal mensile COELUM

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo aiutando la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, poco più di 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L4 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste formazioni fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, ma non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo, il 27 aprile 2016 gli astronomi avevano annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con dimensioni di una 40-ina di metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabile che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

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