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Scoperta la stella più massiccia
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R136a1 è stata individuata utilizzando una combinazione di strumenti del Very Large Telescope dell'ESO, l'osservatorio astronomico europeo situato in Cile. Gli astronomi hanno scoperto un intero gruppo di stelle dello stesso tipo in due ammassi: NGC 3603 ed RMC 136. Il primo, a 22 mila anni luce da noi, è una specie di «incubatrice cosmica» per stelle neonate. Il secondo ammasso è un'altra nube di stelle giovani, supercalde e supermassive, che si trova nella Nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano distante 165 mila anni luce. Queste grandi stelle in incubazione, milioni di volte più luminose del Sole, sono relativamente giovani, e nel tempo perdono massa in seguito all'azione dei venti solari. Il gruppo di Crowther ha scoperto diverse stelle con temperature di oltre 40 mila gradi, più di sette volte più calde del Sole. «Sono stelle che brillano molto, sono gigantesche ma le più grandi vivono solo 3 milioni di anni». ____________________________________ Da — Il Corriere della Sera, 22 luglio 2010 La cometa McNaught ![]()
Interessanti saranno alcuni incontri ravvicinati della cometa con noti oggetti celesti o stelle brillanti: segnaliamo, ed esempio, quello del 10 giugno, quando transiterà circa 1° N di M34 (Perseo), o quello del 13 giugno quando passerà 3° S di Mirfak (Alfa Persei); il 21, sempre di giugno, passerà a un paio di gradi N di Capella. Abbiamo riportato una tabellina con le effemeridi sino al prossimo 1° settembre, dopodiché la cometa si abbasserà troppo in declinazione. Giove perde una banda ![]()
Nelle immagini risalenti alla fine del 2009 la SEB è ancora chiaramente riconoscibile. Successivamente Giove si è avviato verso la congiunzione eliaca e non poteva quindi osservato. Ma quando agli inizi di aprile il pianeta è riemerso poco prima dell'alba, la SEB era scomparsa. Una spiegazione del perchè Giove possiede le due bande scure è da trovarsi nella struttura di nubi del pianeta. Probabilmente nelle suddette regioni mancano formazioni nuvolose biancastre d'alta quota, che sono invece prevalenti in altre regioni, ha spiegato Glenn Orton del Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena. Tuttavia, non è la prima volta che Giove perde questa formazione; è un evento ciclico, che si ripete all'incirca ogni 15 anni e l'instabilità della SEB è nota agli astronomi: già nel 1973, quando la sonda Pioneer 10 della NASA osservò per la prima volta il pianeta da vicino, mancava la banda meridionale. Anche negli anni '90 la banda era scomparsa temporaneamente. Ciò che gli esperti si chiedono adesso è se e quando riapparirà. _________________________________________________________________ Adattato da un articolo di Elmar Burchia — Corriere della Sera, 13 maggio 2010 U'altra cometa radente ![]() La navicella spaziale STEREO-A della NASA ha scoperto un'altra cometa che si sta letteralmente tuffando verso il Sole. Un evento del genere era già capitato lo scorso 4 gennaio (vedi più sotto): allora l'oggetto è andato ovviamente distrutto e un fenomeno simile è destinato a ripetersi a breve. L'Osservatorio solare Eliosferico (SOHO) fornisce una prova diretta di questa corsa verso la morte della sventurata cometa (vedi)! Scoperta una nuova galassia: produce 250 stelle ogni anno ![]()
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature. Gli astronomi stavano osservando un massiccio ammasso di galassie con il telescopio Atacama Pathfinder Experiment (situato sull'altipiano di Chajnantor nelle Ande Cilene a un'altitudine di oltre 5.000 metri), a lunghezze d'onda submillimetriche, quando hanno trovato una galassia nuova e brillante come non mai, più distante da noi dell'ammasso stellare e delle più brillanti galassie finora mai osservate. La luminosità è dovuta al fatto che i grani di polvere brillano dopo essere stati scaldati dalla luce stellare. «Stimiamo che SMM J2135-0102 stia producendo stelle a un ritmo equivalente a circa 250 unità all'anno», dice Carlos De Breuck, un membro del gruppo. «La formazione stellare nella sua nube più grande è differente da quella nell'universo locale, ma le nostre osservazioni suggeriscono anche che dovremmo essere in grado di usare una fisica di base simile a quella delle più dense regioni di formazione stellare nella galassie vicine per capire come nascono le stelle in queste galassie più distanti». Queste regioni di intensi parti stellari sono simili per dimensioni a quelle della Via Lattea, seppure cento volte più luminose, il che suggerisce che la formazione stellare nelle prime fasi di vita di queste galassie sia un processo molto più vigoroso di quello tipicamente visto nelle galassie più vicine a noi sia nello spazio sia nel tempo. __________________________________________________ Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera, il 22 marzo 2010. Un altro ... (im)probabile impatto asteroideo ![]()
Nel 1998 il Congresso statunitense pareva talmente preoccupato che un evento del genere potesse effettivamente capitare, che aveva incaricato la NASA di scovare il 90% almeno di tutti gli asteroidi con diametro di 1 km — in grado, cioè, di innescare una devastazione globale prima e dopo l'impatto — incrocianti l'orbita terrestre entro 10 anni. Nel 2005, però, aveva deciso di alzare la guardia, facendo abbassare il limite degli oggetti potenzialmente pericolosi sino a 140 metri entro il 2020. Tuttavia, effettuare previsioni su scadenze lunghe per oggetti piccoli non è facile, a causa delle innumerevoli perturbazioni gravitazionali cui possono essere soggetti. Ad esempio, uno dei pericoli incombenti era costituito da Apophis, un oggetto irregolare esteso oltre 300 metri che avrebbe dovuto impattare sulla Terra nel 2029. Ma calcoli più accurati eseguiti successivamente hanno escluso tale possibilità. Apophis "sfiorerà" il nostro pianeta venerdì 13 aprile 2029 alla distanza di 32000 km (1/12 della distanza Terra-Luna) e farà la sua fugace apparizione in cielo nel cielo notturno come una stella di 3a magnitudo; lo si vedrà quindi muovere lentamente tra le stelle, come un satellite artificiale, e lo spettacolo sarà certamente assicurato. Il primo evento celeste del 2010 ![]() ![]() A scoprire la cometa, non attraverso il tradizionale telescopio, ma analizzando le immagini di SOHO disponibili online, è stato Alan Watson, un astrofilo australiano da anni impegnato in questo particolare tipo di analisi delle immagini. L'astrofilo stava passando le prime ore del nuovo anno a decifrare il movimento delle migliaia di puntini luminosi che compaiono nelle sequenze di immagini riprese in continuazione da SOHO, quando ne ha rintracciato uno, seguito da una scia, che si avvicinava pericolosamente al Sole e ha pensato immediatamente che si trattasse di una cometa sungrazing. E, infatti, a un certo punto, l'oggetto è scomparso come se fosse stato inghiottito dalla nostra stella. Anche noi possiamo ammirare la scena attraverso una composizione animata delle immagini di SOHO (vedi). Si vede la cometa seguita dalla lunghissima coda arrivare da sinistra e puntare al centro, verso il Sole artificialmente occultato da un disco opaco che serve a contenere la sua luce abbagliante. Qualche volta succede che dopo il passaggio al perielio l'intera cometa, o almeno qualche frammento di essa evidenziato da una coda gassosa, ricompaia e riprenda la corsa lungo la sua orbita. Ma, finora, dell'attuale sungrazing non c'è traccia: se qualche pezzo è scampato alla disintegrazione nell'inferno solare, forse è troppo piccolo per essere visto. Alla fine dell'Ottocento, l'astronomo tedesco Heinrich Kreutz, confrontando le orbite delle poche comete sungrazing allora conosciute, si accorse che avevano caratteristiche simili e pensò che fossero il risultato della frammentazione in più parti di una singola cometa progenitrice. Studi successivi confermarono questa ipotesi e portarono all'identificazione di altre comete sungrazing collettivamente chiamate col nome dell'astronomo tedesco: il cosiddetto «gruppo di Kreutz». Secondo alcuni studiosi, l'antica cometa capostipite del gruppo sarebbe passata radente al Sole addirittura nel 371 a.C. e corrisponderebbe all'astro osservato dallo storico greco Eforo, il quale riferì di avere assistito alla sua scissione in 2 parti. Col trascorrere dei secoli i frammenti, nel corso di successivi passaggi solari radenti, si sarebbero ulteriormente suddivisi, dando vita al numeroso gruppo di Kreutz. La cometa scoperta all'inizio di quest'anno apparterrebbe proprio a questa straordinaria filiazione celeste. __________________________________________________ Franco Foresta Martin — Corriere della Sera, 4 Gennaio 2010 Eclissi di Epsilon Aurigae ![]()
Non c'è che dire. Ci troviamo di fronte a uno dei grandi misteri dell'astronomia moderna e sicuramente Epsilon Aurigae è forse la stella più strana che sia visibile a occhio nudo! è la più settentrionale di quel triangolino appuntito che trovate 4 gradi a SW di Capella. ___________________________ Corriere della Sera, 23 luglio 2009 Meteo ![]()
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