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Scoperta la stella più massiccia

L'ammasso R136 con al centro la stella
supermassiccia (foto ESO)
Un mostro. Gli scienziati ritenevano che non potesse nemmeno esistere una cosa del genere. È la stella più massiva che sia mai stata scoperta: si chiama R136a1, la sua massa è pari a circa 265 volte quella del Sole e la sua luminosità è 10 milioni di volte maggiore. Gli astronomi ritenevano che non potessero esistere stelle con una massa superiore a 130 volte il Sole. Ora la fisica dovrà essere rivista, anche perché si stima che «il mostro stellare» in realtà quando ha iniziato a brillare aveva una massa addirittura pari a 320 volte quella solare, che ha perso in quanto l'ha utilizzata per brillare come 10 milioni di soli, come ha confermato l'astrofisico Paul Crowther, docente all'Università di Sheffield, che ha guidato lo studio.
R136a1 è stata individuata utilizzando una combinazione di strumenti del Very Large Telescope dell'ESO, l'osservatorio astronomico europeo situato in Cile. Gli astronomi hanno scoperto un intero gruppo di stelle dello stesso tipo in due ammassi: NGC 3603 ed RMC 136. Il primo, a 22 mila anni luce da noi, è una specie di «incubatrice cosmica» per stelle neonate. Il secondo ammasso è un'altra nube di stelle giovani, supercalde e supermassive, che si trova nella Nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano distante 165 mila anni luce. Queste grandi stelle in incubazione, milioni di volte più luminose del Sole, sono relativamente giovani, e nel tempo perdono massa in seguito all'azione dei venti solari. Il gruppo di Crowther ha scoperto diverse stelle con temperature di oltre 40 mila gradi, più di sette volte più calde del Sole. «Sono stelle che brillano molto, sono gigantesche ma le più grandi vivono solo 3 milioni di anni».
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Da — Il Corriere della Sera, 22 luglio 2010


La cometa McNaught

Immagine della McNaught ripresa lo scorso 6
giugno dall'astrofilo austrico Michael Jäger
Questa cometa, scoperta lo scorso anno e tecnicamente denominata C/2009 R1 sarà osservabile bassa sull'orizzonte settentrionale prima dell'alba, mentre si sposta attraverso la costellazione di Perseo. Sta aumentando di luminosità, dal momento che tra il 15 e il 16 giugno prossimi transiterà alla minima distanza dalla Terra pari a 1.13 UA. Attualmente si trova al limite della visibilità a occhio nudo, attorno alla 6a grandezza, ma è previsto un aumento della luminosità nei pressi del perielio.
Interessanti saranno alcuni incontri ravvicinati della cometa con noti oggetti celesti o stelle brillanti: segnaliamo, ed esempio, quello del 10 giugno, quando transiterà circa 1° N di M34 (Perseo), o quello del 13 giugno quando passerà 3° S di Mirfak (Alfa Persei); il 21, sempre di giugno, passerà a un paio di gradi N di Capella.
Abbiamo riportato una tabellina con le effemeridi sino al prossimo 1° settembre, dopodiché la cometa si abbasserà troppo in declinazione.

Giove perde una banda

Sorpresa nello spazio: Giove si rifà il look. Il pianeta gigante perde una delle sue caratteristiche bande, le due fasce scure di colore marrone sopra e sotto la zona equatoriale. Se la banda a nord è ancora ben visibile, quella nell'emisfero meridionale (denominata SEB, ossia South Equatorial Band sembra mancare nelle ultime immagini che ritraggono Giove. Le foto sono state scattate il 9 maggio scorso da un astronomo amatoriale australiano che le ha pubblicate sul web. Gli scienziati non sanno ancora spiegarsi il perchè della banda mancante. Tuttavia, gli astronomi dell'agenzia spaziale americana NASA sospettano che la causa dell'improvvisa sparizione possa essere attribuita ad alcuni processi di sovrapposizione di vari strati di nubi sopra il pianeta: un evento decisamente spettacolare, che però non è del tutto imprevisto, come del resto riporta la rivista New Scientist.
Nelle immagini risalenti alla fine del 2009 la SEB è ancora chiaramente riconoscibile. Successivamente Giove si è avviato verso la congiunzione eliaca e non poteva quindi osservato. Ma quando agli inizi di aprile il pianeta è riemerso poco prima dell'alba, la SEB era scomparsa. Una spiegazione del perchè Giove possiede le due bande scure è da trovarsi nella struttura di nubi del pianeta. Probabilmente nelle suddette regioni mancano formazioni nuvolose biancastre d'alta quota, che sono invece prevalenti in altre regioni, ha spiegato Glenn Orton del Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena. Tuttavia, non è la prima volta che Giove perde questa formazione; è un evento ciclico, che si ripete all'incirca ogni 15 anni e l'instabilità della SEB è nota agli astronomi: già nel 1973, quando la sonda Pioneer 10 della NASA osservò per la prima volta il pianeta da vicino, mancava la banda meridionale. Anche negli anni '90 la banda era scomparsa temporaneamente. Ciò che gli esperti si chiedono adesso è se e quando riapparirà.
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Adattato da un articolo di Elmar Burchia — Corriere della Sera, 13 maggio 2010


U'altra cometa radente

La navicella spaziale STEREO-A della NASA ha scoperto un'altra cometa che si sta letteralmente tuffando verso il Sole. Un evento del genere era già capitato lo scorso 4 gennaio (vedi più sotto): allora l'oggetto è andato ovviamente distrutto e un fenomeno simile è destinato a ripetersi a breve. L'Osservatorio solare Eliosferico (SOHO) fornisce una prova diretta di questa corsa verso la morte della sventurata cometa (vedi)!


Scoperta una nuova galassia: produce 250 stelle ogni anno

SMM J2135-0102. È il nome che gli astronomi hanno dato a una galassia la cui esistenza è stata scoperta solo ora, grazie a un'indagine fatta con il telescopio Apex. Per la prima volta sono state ottenute misurazioni dirette delle dimensioni e della luminosità di regioni di formazione stellare, ma la galassia è talmente distante che ciò che vediamo ora avveniva 10 miliardi di anni fa. Una "lente gravitazionale" cosmica fornisce un immagine così ravvicinata che sarebbe altrimenti impossibile da ottenere: un colpo di fortuna che ha rivelato una frenetica formazione stellare nelle galassie dell'universo primordiale, con vivai di stelle che si formano 100 volte più velocemente che nelle galassie più vicine.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature. Gli astronomi stavano osservando un massiccio ammasso di galassie con il telescopio Atacama Pathfinder Experiment (situato sull'altipiano di Chajnantor nelle Ande Cilene a un'altitudine di oltre 5.000 metri), a lunghezze d'onda submillimetriche, quando hanno trovato una galassia nuova e brillante come non mai, più distante da noi dell'ammasso stellare e delle più brillanti galassie finora mai osservate. La luminosità è dovuta al fatto che i grani di polvere brillano dopo essere stati scaldati dalla luce stellare. «Stimiamo che SMM J2135-0102 stia producendo stelle a un ritmo equivalente a circa 250 unità all'anno», dice Carlos De Breuck, un membro del gruppo. «La formazione stellare nella sua nube più grande è differente da quella nell'universo locale, ma le nostre osservazioni suggeriscono anche che dovremmo essere in grado di usare una fisica di base simile a quella delle più dense regioni di formazione stellare nella galassie vicine per capire come nascono le stelle in queste galassie più distanti».
Queste regioni di intensi parti stellari sono simili per dimensioni a quelle della Via Lattea, seppure cento volte più luminose, il che suggerisce che la formazione stellare nelle prime fasi di vita di queste galassie sia un processo molto più vigoroso di quello tipicamente visto nelle galassie più vicine a noi sia nello spazio sia nel tempo.
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Tratto da un articolo apparso sul Corriere della Sera, il 22 marzo 2010.


Un altro ... (im)probabile impatto asteroideo

Considerate le probabilità che un oggetto di grandi dimensioni colpisca la Terra e valutando i danni che tale impatto può provocare, gli scienziati stimano che mediamente 100 persone potrebbero morire ogni anno a causa di un impatto cometario o asteroideo. Vi sembra allarmate? Si tratta naturalmente di una media, nel senso che entro i prossimi 2 secoli un evento tipo Tunguska potrebbe provocare una devastazione uguale allo spaventoso terremoto che ha devastato Haiti; oppure potremmo aspettarci un impatto titanico capace di uccidere oltre un miliardo di persone fra circa 10 milioni di anni.
Nel 1998 il Congresso statunitense pareva talmente preoccupato che un evento del genere potesse effettivamente capitare, che aveva incaricato la NASA di scovare il 90% almeno di tutti gli asteroidi con diametro di 1 km — in grado, cioè, di innescare una devastazione globale prima e dopo l'impatto — incrocianti l'orbita terrestre entro 10 anni. Nel 2005, però, aveva deciso di alzare la guardia, facendo abbassare il limite degli oggetti potenzialmente pericolosi sino a 140 metri entro il 2020.
Tuttavia, effettuare previsioni su scadenze lunghe per oggetti piccoli non è facile, a causa delle innumerevoli perturbazioni gravitazionali cui possono essere soggetti. Ad esempio, uno dei pericoli incombenti era costituito da Apophis, un oggetto irregolare esteso oltre 300 metri che avrebbe dovuto impattare sulla Terra nel 2029. Ma calcoli più accurati eseguiti successivamente hanno escluso tale possibilità. Apophis "sfiorerà" il nostro pianeta venerdì 13 aprile 2029 alla distanza di 32000 km (1/12 della distanza Terra-Luna) e farà la sua fugace apparizione in cielo nel cielo notturno come una stella di 3a magnitudo; lo si vedrà quindi muovere lentamente tra le stelle, come un satellite artificiale, e lo spettacolo sarà certamente assicurato.

Il primo evento celeste del 2010

Uno scontro catastrofico fra una cometa e il Sole: ecco la prima scoperta astronomica del 2010, documentata da una spettacolare sequenza di immagini del satellite SOHO (Solar Heliospheric Observatory), frutto maturo ma ancora validissimo della collaborazione fra gli enti spaziali europeo (ESA) e americano (NASA).
A scoprire la cometa, non attraverso il tradizionale telescopio, ma analizzando le immagini di SOHO disponibili online, è stato Alan Watson, un astrofilo australiano da anni impegnato in questo particolare tipo di analisi delle immagini. L'astrofilo stava passando le prime ore del nuovo anno a decifrare il movimento delle migliaia di puntini luminosi che compaiono nelle sequenze di immagini riprese in continuazione da SOHO, quando ne ha rintracciato uno, seguito da una scia, che si avvicinava pericolosamente al Sole e ha pensato immediatamente che si trattasse di una cometa sungrazing. E, infatti, a un certo punto, l'oggetto è scomparso come se fosse stato inghiottito dalla nostra stella. Anche noi possiamo ammirare la scena attraverso una composizione animata delle immagini di SOHO (vedi). Si vede la cometa seguita dalla lunghissima coda arrivare da sinistra e puntare al centro, verso il Sole artificialmente occultato da un disco opaco che serve a contenere la sua luce abbagliante.
Qualche volta succede che dopo il passaggio al perielio l'intera cometa, o almeno qualche frammento di essa evidenziato da una coda gassosa, ricompaia e riprenda la corsa lungo la sua orbita. Ma, finora, dell'attuale sungrazing non c'è traccia: se qualche pezzo è scampato alla disintegrazione nell'inferno solare, forse è troppo piccolo per essere visto.
Alla fine dell'Ottocento, l'astronomo tedesco Heinrich Kreutz, confrontando le orbite delle poche comete sungrazing allora conosciute, si accorse che avevano caratteristiche simili e pensò che fossero il risultato della frammentazione in più parti di una singola cometa progenitrice. Studi successivi confermarono questa ipotesi e portarono all'identificazione di altre comete sungrazing collettivamente chiamate col nome dell'astronomo tedesco: il cosiddetto «gruppo di Kreutz». Secondo alcuni studiosi, l'antica cometa capostipite del gruppo sarebbe passata radente al Sole addirittura nel 371 a.C. e corrisponderebbe all'astro osservato dallo storico greco Eforo, il quale riferì di avere assistito alla sua scissione in 2 parti. Col trascorrere dei secoli i frammenti, nel corso di successivi passaggi solari radenti, si sarebbero ulteriormente suddivisi, dando vita al numeroso gruppo di Kreutz. La cometa scoperta all'inizio di quest'anno apparterrebbe proprio a questa straordinaria filiazione celeste.
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Franco Foresta Martin — Corriere della Sera, 4 Gennaio 2010


Eclissi di Epsilon Aurigae

(immagine Sky & Telescope)
Casey ReedRobin Leadbeater di Wigton (UK) ha riportato alcune incontrovertibili indicazioni spettroscopiche che l'eclissi da lungo attesa di Epsilon Aurigae è cominciata. Questa stella è una delle variabili a eclissi più importanti che si conoscono; usualmente queste variabili sono costituite da una coppia di stelle che periodicamente bloccano la loro luce quando una passa davanti all'altra, ma nel caso di Epsilon Aurigae l'oggetto eclissante pare essere un immenso disco opaco. Presumibilmente, al centro del disco dovrebbero trovarsi una o più stelle in grado di render conto della massa misurata del sistema, nonché d'impedire che la struttura si dissolva nello spazio. Già, ma allora perché queste stelle non si vedono?
Non c'è che dire. Ci troviamo di fronte a uno dei grandi misteri dell'astronomia moderna e sicuramente Epsilon Aurigae è forse la stella più strana che sia visibile a occhio nudo! è la più settentrionale di quel triangolino appuntito che trovate 4 gradi a SW di Capella.

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Corriere della Sera, 23 luglio 2009


Meteo

Prima di andare a osservare è opportuno consultare sempre le previsioni meteorologiche. Siti di questo tipo proliferano sul web; quelli che consulto più di frequente sono questo (per le previsioni riguardanti i singoli comuni d'Italia), oppure quest'altro per le previsioni specifiche di copertura nuvolosa relative al Passo del Giovà, dove mi reco di sovente durante l'anno per il seeing spesso molto favorevole, nonché per essere buio verso sud, facilitando così la ricerca di oggetti che culminano bassi in meridiano.
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