Le ultime notizie dell'osservatore
  presentazioneper aggiornamenti sui pianeti extrasolari vedi qui  versione per smartphone  
PanSTARRS 

(© Gerald Rhemann — ingrandisci)
Il 2017 potrebbe passare alla storia come l'anno delle comete binoculari. Di tre abbiamo già parlato in queta rubrica: 45P/Honda-Mrkos-Pajdusakova, 41P/Tuttle-Giacobini-Kresak and Lovejoy (C/2017 E4). Ora è la volta della quarta, ossia Pan-STARRS (C/2015 ER61)
Scoperta il 15 marzo di due anni fa, quand'era un insignificante oggetto di 21-esima, dallo scorso marzo agli inizi di aprile la cometa è aumentata di luminosità sino alla magnitudo +8.5; attualmente sta attraversando una zona compresa tra l'Aquario e il Capricorno, bassa sull'orizzonte e visibile prima dell'alba. Il 4 aprile l'osservatore cometario Juan José González Suárez ha riferito di un possibile outburst della cometa, la qual cosa è stata poi confermata sia visualmente, sia fotograficamente da altri osservatori.
Attualmente è di +6.5, con un salto di ben 2 magnitudini praticamente nel corso di una notte! Sebbene la causa specifica dell'outburst non sia nota, è tuttavia probabile che abbia avuto luogo un'anomala emissione di gas, o che ne sia stato disperso lo strato superficiale, esponendo così alla luce solare ghiaccio fresco; questo avrebbe quindi dato inizio a una nuova e potente sublimazione del materiale.
La → cartina pubblicata mostra la posizione della Pan-STARRS a intervalli di 3 gionri; le stelle sono riportate sino alla magnitudo +7.5. La visione è ovviamente rivolta verso est e mostra il cielo al baluginare dell'alba per una latitudine media (tipicamente 40°-45° N). Anche se dalla cartina sembra che la cometa si sposti verso il basso, uscendo così dal campo di vista, ciò è dovuto al fatto che la mappa è del 6 aprile; in realtà tale movimento è in parte compensato dal moto apparente delle stelle verso W; in altri termini, la cometa mantiene all'incirca la stessa altezza sull'orizzonte, pari a circa 10° all'alba.
Visualmente, in un telescopio da 25 cm a 60x mostra una chioma estesa ~ 8' con una tenue condensazione centrale; una debole coda aperta a ventaglio di estende per una 20-ina di primi verso WSW.

La cometa Lovejoy 

(© Gerald Rhemann — ingrandisci)
Non è cosa frequente che una cometa vada oltre le aspettative; ma questo è tuttavia ciò che sta accadendo con l'ultima scoperta di Terry Lovejoy, un cinquantenne informatico australiano che ha all'attivo la scoperta di ben cinque comete.
L'ultima della serie, denominata C/2017 E4 à stata scoperta lo scorso 10 marzo quando era di magnitudo +12; le prime osservazioni suggerivano un picco di luminosità attorno alla +9 alla metà di aprile, sperando che non vada in pezzi durante la sua marcia di avvicinamento al perielio atteso per il 23 del mese. Be' speriamo di no! Il fatto è che la cometa si trova già attorno alla 7ª per cui può essere osservata in modesti binocoli da 50 mm. Gli unici ostacoli sono costituiti sia dalla Luna in fase crescente (il plenilunio è atteso per l'11 di aprile), sia dal fatto che si trova ancora molto bassa sull'orizzonte e verso le 5 del mattino comincia ad albeggiare. Occorre dunque cercare di coglierla prima del 7 o dell'8 del mese. La → cartina pubblicata, tratta da Sky & Telescope, può essere di aiuto per seguirne il percorso in cielo sino alla fine di aprile.

La cometa 41P/T-G-K 

La 41P/T-G-K (ingrandisci)
Questa settimana la cometa periodica Tuttle-Giacobini-Kresak inizia la parte migliore della sua apparizione relativa al 2017, dal momento che farà il suo trionfale ingresso nel cielo circumpolare, aumentando sensibilmente di luminosità. E le cose non potrebbero andare meglio di così: sarà infatti visibile per quasi tutta la notte da qualunque località sita nell'emisfero settentrionale. Se riusciamo ad avere notti serene attorno alla Luna Nuova — che ha luogo verso la fine del mese — potremo godere della sua presenza in un cielo scuro sino alla prima settimana di aprile. C'è dunque abbastanza tempo per osservarla (tempo permettendo!); è stata attualmente stimata di 9ª grandezza (o di 8ª, a seconda degli osservatori), moderatamente condensata, con una chioma estesa 7' e con nucleo evidente, seppure non propriamente stellare. Per l'osservazione è meglio privilegiare piccoli telescopi a grande campo o anche dei buoi binocoli da 50-60 mm.
La cometa prende nome dai tre scopritori. Innanzi abbiamo tutto Horace Parnell Tuttle (osservatorio di Harvard College, Cambridge, Massachusetts), colui che l'ha individuata per primo nel maggio del 1858; poi è stata la volta di Michele Giacobini (osservatorio di Nizza) il quale riscoprì la cometa il 1° giugno 1907 durante una ricerca di routine effettuata con un telescopio da 40 cm; infine Lubos Kresák (osservatorio di Skalnaté situato negli Alti Tatra, in Slovacchia) la riosservò il 24 aprile 1951 quando era di 10ª grandezza.
Queste varie riscoperte, unite a una sempre maggior precisione nella determinazione dei parametri orbitali, ne hanno permesso di stabilire la periodicità che oggi è stato fissata a 5.42 anni.
La → cartina pubblicata, adattata come sempre da Sky & Telescope, mostra il percorso della cometa sino al 20 aprile.

Supernova in NGC 5643 

Carnegie-Irvine Galaxy Survey
(ingrandisci)
Annunciata dalla giovanissima Rachael Beaton dell'osservatorio del Carnegie Institution for Science di Pasadena (California) e nota come 2017cbv, l'esplosione di questa supernova di tipo II è avvenuta in NGC 5643, una galassia di magnitudine 10.7 vista di pianta, distante 62 anni luce, ma purtroppo situata nella costellazione del Lupo a una declinazione di -44° (può essere scorta solo dagli abitanti dell'estremo sud della Penisola). La zona di cielo dove si trova la galassia ospite fa parte dell'area coperta dal Carnegie-Irvine Galaxy Survey, un progetto mirato alle riprese sia in ottico, sia nel vicino infrarosso di galassie brillanti site nell'emisfero australe.
NGC 5643 non è nuova a questo tipo di attività, in quanto ha già ospitato la supernova 2013aa all'inizio di quattro anni fa.

Opposizione di Vesta 
Com'è noto, se Cerere, il primo asteroide scoperto, è tuttora l'oggetto più grande della fascia principale degli asteroidi, non è tuttavia il più luminoso. Questo primato spetta infatti a Vesta, il 4° in ordine cronologico di scoperta, che in certi casi particolari può raggiungere la 5ª grandezza, rendendosi quindi visibile a occhio nudo. Non è il caso della presente opposizione, ma durante quest'ultima decade di Gennaio l'asteroide sarà comunque di magnitudo 6.2 e sarà quindi facilmente rintracciabile con un binocolo anche da cieli suburbani.
La cartina pubblicata, adattata da Sky and Telescope (→ vedi) mostra il percorso di Vesta nei Gemelli; occorre partire da Polluce (β Gem, la più brillante della costellazione, nonché la componente sud-orientale dei due Dioscuri, e con l'ausilio delle stelle riportate sull'immagine potete arrivare facilmente sul bersaglio. La cartina riporta stelle sino alla 9ª grandezza, ossia quasi 3 magnitudini più deboli dell'asteroide.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo aiutarci, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, esattamente 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L2 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste nubi fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo gli astronomi hanno recentemente annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con Ø compreso tra 40 e 100 metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto lo scorso aprile dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabili che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker (puoi ingrandire)
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

Incontro Galattico 
Non si tratta propriamente di un evento in attesa di essere osservato da noi astrofili — per gli ovvi motivi che seguono — ma riteniamo sia comunque interessante parlarne.
Certo, non potremo assistervi di persona, ma non tanto perché non abbiamo la fortuna di vivere a lungo come la nostra madre Terra, quanto perché, almeno secondo certe stime, il nostro pianeta fra un paio di miliardi di anni sarà totalmente inabitabile a causa dell'elevato aumento di temperatura del Sole durante l'autunno della sua esistenza.
E' oramai appurato che tra 4 miliardi di anni (anno più, anno meno) la Via Lattea subirà una collisione con la grande nebulosa di Andromeda (M31), una galassia distante 2.5 milioni di anni luce che si sta avvicinando alla velocità di 400.000 km all'ora (che fanno circa 111 km al secondo). Sia La nostra galassia, sia M31 fanno parte, com'è noto, del cosiddetto Gruppo Locale, comprendente 3 sistemi giganti (le due sunnominate più M33) e una 50-ina di galassie nane alle quali appartengono le due Nubi di Magellano.
Difficile è comunque riuscire a stabilire se la collisione sarà frontale o solo di striscio, perché tutto dipende dai moti propri dei due membri coinvolti: basta infatti un'inezia nei movimenti laterali delle 2 galassie — ben al di sotto delle attuali possibilità di misurazione — per indurre un semplice "incontro" ravvicinato, più che uno "scontro" vero e proprio. Ma se questo dovesse di fatto verificarsi, vi sarebbe quasi certamente una ridistribuzione delle orbite della totalità delle stelle che le compongono, senza che tuttavia queste collidano fra loro, a causa delle enormi distanze che le separano.
Il nostro Sole in fase di gigante rossa assisterà all'evento e se potesse osservarlo vedrebbe una scena surreale come quella sopra rappresentata.

Valid HTML 4.01!
 INIZIO PAGINA