Le ultime notizie dell'osservatore
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per gli aggiornamenti sui pianeti extrasolari vedi → qui Orionidi 
Arrivano le stelle cadenti d'autunno, le Orionidi, conosciute con questo nome in quanto le scie luminose si aprono a ventaglio nella costellazione di Orione presso il confine coi Gemelli e il cui radiante è situato 10.5° a nord di Betelgeuse (α Orionis). Durante la seconda metà di ottobre sono dunque le protagoniste associate alla Cometa di Halley (ma per osservare quest'ultima dovremo però aspettare il 2061!). Ciò che osserveremo sono soltanto i detriti della cometa, una scia di polvere cosmica che vagabonda per il Sistema Solare. Lo sciame si produce ogni anno nel momento in cui l'orbita terrestre interseca la scia di polveri lasciata dal passaggio della storica cometa.
Nonostante le Orionidi siano visibili dal 2 ottobre al 7 novembre, il picco è previsto tra il 21 e il 22 ottobre con circa 20 meteore l'ora. L'osservazione sarà agevole, a causa dell'assenza di luce lunare. Il momento di migliore visibilità sarà dopo la mezzanotte, quando il radiante sarà già abbastanza alto sull'orizzonte. Meglio ancora sarà attendere il culmine della notte, quando le costellazioni sono più alte nel cielo e la Terra incontra la parte più consistente del flusso di polveri lasciate dalle comete.

La cometa ASASSN 
Si tratta di una cometa a lungo periodo scoperta il 19 luglio scorso, nell'ambito del progetto di ricerca di supernove ​All Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN), dal cileno José Prieto, assistente universitario della Diego Portales. All'epoca della scoperta l'oggetto era di magnitudine circa +11, ed essendo in rapido avvicinamento all'interno del Sistema Solare ha guadagnato un paio di magnitudini in poco più di un mese, un vero record!
L'immagine pubblicata al seguente → link è stata ripresa dallo spagnolo José J. Chambó di Valencia (Spagna) il 28 luglio, quando la cometa ha dato luogo a un brusco aumento di luminosità di circa una magnitudo. Come si vede dalla foto, l'oggetto presenta una chioma gassosa di colore verdastro, tipico dell'emissione del carbonio diatomico (C2), con diametro di circa 10'. Alcune galassie sono presenti nell'immagine; si noti in particolare NGC 1084 (subito a destra) ed NGC 1110 (in basso a sinistra e vista di taglio), entrambe situate in Eridano.
La ASASSN è attualmente visibile a partire dalle 10 di sera (ora legale) verso est o nord-est, ma diventerà circumpolare alla fine del mese, per cui sarà agevolmente osservabile per quasi tutta la notte. Speriamo soltanto che non disattenda le aspettative, dal momento che si prevede un massimo di luminosità tra +7 e +7.5, alla portata quindi di un binocolo.
Diamo qui di seguito qualche dato relativo alla cometa. Semiasse maggiore: 454.58 UA; eccentricità: 0.997; inclinazione sul piano dell'Eclittica: ~ 40°; perielio: 1.5 UA; afelio: 908 UA; periodo orbitale: 9692 anni.

I pianeti posso realmente foggiare il nostro destino 
Come sarà quasi certamente capitato a ogni astrofilo, anch'io ho dovuto sperimentare più di una volta la seccatura di essere definito "astrologo". E pazientemente cerco sempre di spiegare che l'astronomia è lo studio dell'Universo, mentre l'astrologia è la pretesa che questo Universo abbia il controllo della nostra vita. Limitandoci al caso del Sistema Solare sappiamo che in realtà non c'è alcun motivo per cui la posizione dei pianeti alla nostra nascita debba influenzare il corso della nostra esistenza. Tuttavia — e questo non ha nulla a che vedere con l'astrologia — pare assodato che il moto dei pianeti abbia fortemente influenzato la storia dell'uomo.
Per parecchi milioni di anni i cambiamenti climatici in Africa hanno ripetutamente foggiato l'evoluzione umana; queste variazioni climatiche, dovute all'influenza non solo della Luna, ma anche dei pianeti giganti Giove e Saturno, sono legate a complesse serie di oscillazioni ritmiche, sia dell'orbita terrestre, sia della rotazione terrestre attorno al proprio asse. Alcuni aspetti importanti e innovativi dell'evoluzione come la postura eretta, l'utilizzo del fuoco (siamo gli unici viventi riusciti a produrre e addomesticare il fuoco per una molteplicità di scopi) e l'aumento di dimensioni del cervello rispetto agli altri primati sembrano legati a rapide alterazioni climatiche occorse in un lontano passato. Grazie a queste si sono potute sviluppare la scienza e la tecnologia che hanno permesso all'uomo di scoprire la sua lunga storia.
Oggi, ironia della sorte, è proprio la tecnologia sviluppatasi grazie ai cambiamenti climatici a minacciare la nostra esistenza: difficile quantizzare in quale misura (variazioni climatiche avvengono comunque e indipendentemente dall'attività umana); ma sicuramente non stiamo "aiutando" la natura a proteggerci al meglio. È ovvio che se l'astrologia non può certo darci una mano, l'astronomia può invece farlo. Allargando l'ambito delle nostre conoscenze e sfruttando l'immensa capacità di adattamento dell'uomo, è possibile puntare sull'esplorazione planetaria per meglio capire il nostro clima ed essere quindi in grado di reagire in modo efficace alle sfide si presentano oggi e forse ancora più in futuro.

Scoperta una piccola luna della Terra 

(© Sky & Telescope)
Ne è passato di tempo da quando, esattamente 60 anni fa, l'astronomo polacco Kazimierz Kordylewski (1903-1981) affermava di aver individuato delle minuscole lune addensate in ammassi localizzati nei punti L2 ed L5 dell'orbita terrestre!. Le "Nubi di Kordylewski", come sono ancora comunemente chiamate, sono sempre state controverse, in quanto da allora pochissimi sono riusciti a individuare queste nubi fantasma; tra l'altro, la sonda giapponese Hiten, lanciata 24 gennaio 1990, è passata attraverso i punti di librazione per rilevare eventuali particelle intrappolate, non ha rilevato alcun incremento del livello delle polveri rispetto alla densità dello spazio circostante.
Ad ogni modo gli astronomi hanno recentemente annunciato la scoperta di 2016 HO3, un asteroide con Ø compreso tra 40 e 100 metri che si comporterebbe come un satellite della Terra. Scoperto lo scorso aprile dal telescopio Pan-STARRS 1 situato ad Haleakala (Hawaii), l'asteroide, di 24-esima grandezza, pare sia collocato su un'orbita relativamente stabile; sebbene abbia eluso le ricerche sino alla data sopra indicata, è altamente probabili che l'oggetto sia stato catturato dalla Terra da almeno un secolo e rimarrà suo compagno per i secoli a venire.
Non si deve tuttavia pensare a una vera e propria luna, come quelle ipotizzate da Kordylewski. L'orbita di 2016 HO3, leggermente inclinata rispetto al piano dell'eclittica, è infatti molto bislacca e nell'arco di 6 mesi porta l'oggetto alternativamente a 38 e 100 volte la distanza Terra-Luna. Ma per rendersi conto in concreto di ciò che avviene si veda l'animazione cliccando al → link seguente.

Un piccolo asteroide 

© Alex Parker (puoi ingrandire)
Un piccolo corpo provvisoriamente denominato 2014 MU69, scoperto dallo HST circa un anno fa sarà la nuova destinazione della navetta New Horizons. L'oggetto, di magnitudo 25.6, si trova a poco più di 43 UA (circa 6 miliardi e mezzo di km) dal Sole e supponendo una riflettività pari al 20% dovrebbe avere un diametro inferiore ai 50 km.
Lo scopo per cui la New Horizons si sta dirigendo verso questo piccolo asteroide è soltanto dettato dalla sua posizione e si prevede che la sonda lo possa raggiungere a capodanno del 2019 dopo quattro correzioni di rotta.
Pare tutto quasi scontato, ma la ricerca di un corpo transplutoniano aveva intensamente occupato gli astronomi negli ultimi anni; tuttavia, prima della scoperta dello HST, nulla era ancora emerso. Malgrado le ridotte dimensioni, gli scienziati della New Horizons sembrano eccitati all'idea di studiare il 2014 MU69, poiché rappresenta un tassello in più nella comprensione della formazione della cintura di Kuiper. Per ora sappiamo solo che si muove su un'orbita pressoché circolare (eccentricità = 0.05) inclinata di 2 gradi e mezzo sull'eclittica; ciò fa si che la sua orbita non è stata probabilmente perturbata da quando il Sistema Solare si è formato circa 4 miliardi e mezzo di anni fa e che l'oggetto quasi sicuramente si trova dove si è formato. Dobbiamo solo sperare che le attuali ottime condizioni fisiche della New Horizons si mantengano tali al momento del rendezvous.

Incontro Galattico 
Non si tratta propriamente di un evento in attesa di essere osservato da noi astrofili — per gli ovvi motivi che seguono — ma riteniamo sia comunque interessante parlarne.
Certo, non potremo assistervi di persona, ma non tanto perché non abbiamo la fortuna di vivere a lungo come la nostra madre Terra, quanto perché, almeno secondo certe stime, il nostro pianeta fra un paio di miliardi di anni sarà totalmente inabitabile a causa dell'elevato aumento di temperatura del Sole durante l'autunno della sua esistenza.
E' oramai appurato che tra 4 miliardi di anni (anno più, anno meno) la Via Lattea subirà una collisione con la grande nebulosa di Andromeda (M31), una galassia distante 2.5 milioni di anni luce che si sta avvicinando alla velocità di 400.000 km all'ora (che fanno circa 111 km al secondo). Sia La nostra galassia, sia M31 fanno parte, com'è noto, del cosiddetto Gruppo Locale, comprendente 3 sistemi giganti (le due sunnominate più M33) e una 50-ina di galassie nane alle quali appartengono le due Nubi di Magellano.
Difficile è comunque riuscire a stabilire se la collisione sarà frontale o solo di striscio, perché tutto dipende dai moti propri dei due membri coinvolti: basta infatti un'inezia nei movimenti laterali delle 2 galassie — ben al di sotto delle attuali possibilità di misurazione — per indurre un semplice "incontro" ravvicinato, più che uno "scontro" vero e proprio. Ma se questo dovesse di fatto verificarsi, vi sarebbe quasi certamente una ridistribuzione delle orbite della totalità delle stelle che le compongono, senza che tuttavia queste collidano fra loro, a causa delle enormi distanze che le separano.
Il nostro Sole in fase di gigante rossa assisterà all'evento e se potesse osservarlo vedrebbe una scena surreale come quella sopra rappresentata.

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