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Le Galassie Maffei | ![]() |
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«Questo termine trae la sua origine da un racconto veneziano del Rinascimento, nel quale si narra di tre principi di Serendip [nello Sri Lanka] alla ricerca di cento versi contenenti il segreto di un fluido capace di uccidere tutti i mostri marini. Essi trovarono solo pochi frammenti della formula magica ma, nel corso di questa ricerca, compirono numerose altre scoperte inattese dovute semplicemente al fatto che stavano cercando qualcosa. Serendipity, dunque, non equivale a "caso" o "fortuna", o meglio non soltanto a questo, ma a scoprire, attraverso l'incidente e la sagacia, cose che non si stavano cercando. È evidente che tutto ciò avviene quasi sempre quando si percorre una strada nuova o comunque poco frequentata, seguendo un nuovo itinerario o usando una nuova tecnica». Con queste storiche parole l'astronomo italiano Paolo Maffei aveva introdotto la scoperta di due nuove galassie, narrandola in un celebre best-seller degli anni Settanta: Al di là della Luna, scritto con un linguaggio semplice e avvincente, ma nello stesso tempo scientificamente rigoroso e che ha contribuito ad avvicinare non poche persone al meraviglioso mondo dell'astronomia, sia professionale, sia amatoriale. Le galassie Maffei hanno la particolarità di essere molto brillanti nell'infrarosso, perché sono prospetticamente situate nel piano della Via Lattea, ove è marcato l'assorbimento per opera delle polveri. Se consideriamo che l'occhio non è sensibile alle radiazioni infrarosse (altrimenti non si chiamerebbero così!), ma neppure all'estremità rossa dello spettro ottico in condizioni di basso illuminamento, potremmo legittimamente dedurre che queste galassie siano totalmente invisibili all'indagine visuale. Le cose, tuttavia, non stanno proprio così, almeno per Maffei 1, che seppur molto debolmente, è individuabile in un telescopio da 25 o 30 centimetri e se ci domandiamo il perché la risposta è, in verità, molto semplice. Le galassie sono costituite prevalentemente da stelle e queste ultime, come noto, hanno uno spettro di emissione continuo. Se andiamo a vedere la curva di emissione di una stella come il Sole, ci accorgiamo che presenta una tipica forma a campana; si avrà, cioè, un picco di emissione, che nel caso del Sole cade nel giallo, come si conviene a un corpo con temperatura di 6000°K, ma sarà comunque presente una certa quantità di radiazione prima e dopo questo picco. Di fatto, il Sole può essere studiato su una vasta gamma dello spettro elettromagnetico: emetterà sicuramente molta più luce visibile di quanto emetta raggi ultravioletti o X, ma questi ultimi non mancheranno. Lo stesso avverrebbe per una sorgente infrarossa: se il picco di emissione non è ovviamente visibile, tuttavia l'estremità destra della planckiana — così si chiama la curva di cui stiamo parlando — cadrà in una regione dello spettro accessibile all'occhio. Tuttavia nel caso delle Maffei il discorso è diverso. Ci troviamo infatti di fronte a galassie che brillano nell'infrarosso unicamente perché le polveri galattiche bloccano la maggior parte della luce visibile; ciò che osserviamo è quindi la parte sinistra della curva e non quella destra. A questo punto i visitatori possono divertirsi a calcolare tramite la semplicissima relazione fornita dalla legge di Wien, dove cade il picco di emissione di una sorgente a una certa temperatura, supposto che, in prima approssimazione, questa emetta come un corpo nero: ![]() dove è la lunghezza d'onda in centimetri e T la temperatura in gradi Kelvin.
Torniamo alla nostra Maffei 1 per dire, innanzitutto, che se i nostri occhi fossero sensibili agli infrarossi ci apparirebbe forse più brillante della Nebulosa di Andromeda! Purtroppo dobbiamo contentarci di ciò che ci ha fornito madre natura e la cosa migliore da fare è innanzitutto esaminare una dettagliata cartina che ci permetta di arrivare tranquillamente sul bersaglio.
Di tutt'altro tenore è invece Maffei 2, vera sfida anche per dobsoniani da 40 cm; sino a qualche mese fa ero a conoscenza di un'unica osservazione visuale di questa galassia effettuata da Franco Bertucci di Milano che l'ha trovata incredibilmente facile! Pare, infatti, che la vera difficoltà risieda più che altro nel riuscire a distinguerla dalle stelline di campo, in quanto presenta un nucleo puntiforme circonfuso da un tenuissimo alone pressoché invisibile; questo nucleo dovrebbe essere all'incirca di magnitudo 15 e quindi, in condizioni di buon seeing, perfettamente alla portata di un 40. La conferma è effettivamente avvenuta durante una notte bellissima con ottimo seeing e trasparenza: impiegando 381x e fissando una stellina situata a ~ 40'' NE sono riuscito a coglierla di sfuggita!
Interessante poi è l'immagine ripresa da Stefano Pesci al suo nuovo osservatorio di Promiod (AO) con una Starlight Xxpress SXWH9; l'ottima risposta spettrale della camera permette di catturare facilmente le 2 galassie (vedi). Pur essendo vicine, le galassie Maffei non appartengono al Sistema Locale, ma a un piccolo gruppo a sé stante, distante circa 8 milioni di anni luce al quale appartiene l'evanescente IC 342 nel Camelopardalis. Per saperne di più clicca qui |