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È una piccola costellazione situata a sud del Cigno che è usualmente conosciuta solo perché ospita una delle più celebri nebulose planetarie del firmamento. Non era invece nota nell'antichità, in quanto è stata introdotta da Hevelius attorno al 1660 e pertanto non ha alcuna relazione con la mitologia, né con leggende ancestrali.
La costellazione occupa soltanto 268 gradi quadrati ed è attraversata dai due rami della Via Lattea; se a questo si aggiunge che nessuna stella supera la 4ª grandezza, si può capire che non sia di facile identificazione, neppure per certi astrofili molto agguerriti; tenteremo comunque di orientarci con l'ausilio della cartina riprodotta, passando in rassegna almeno le stelle più luminose.
Alfa Vulpeculae è di magnitudine 4.4 e la si può localizzare facilmente perché è situata 3 gradi a sud di Albireo, la splendida doppia dal marcato contrasto di colori che costituisce il becco del Cigno; è una stella rossastra di classe spettrale M, distante 85 anni luce e che si avvicina a noi alla velocità non indifferente di 85 chilometri al secondo. Un occhio dalla vista acuta o comunque ben allenata è in grado di scorgere, a 7 primi NNE, una debole compagna di 4ª grandezza che assieme alla principale costituisce una coppia molto larga anche se, probabilmente, non fisicamente legata; questa compagna è la 8 Vulpeculae ed è pure di una tonalità rossiccia, ma di classe spettrale meno avanzata della precedente. Il sistema fa una figura discreta nel campo di qualsiasi binocolo o cercatore da telescopio.
Al secondo posto per luminosità c'è la 13 Vul che viene usualmente già annoverata fra gli astri di 5ª grandezza. È bianco-azzurra, distante 350 anni luce ed è, come la Alfa, in avvicinamento alla Terra, ma alla velocità più moderata di 28 chilometri al secondo.
Al terzo posto, e all'incirca della medesima magnitudo a meno di qualche punto percentuale, c'è la 15 Vul, situata a 4 gradi NNE della precedente; è anch'essa bianco-azzurra e di identica classe spettrale, ma si trova a una distanza considerevolmente minore, inferiore ai 60 anni luce; la velocità radiale in avvicinamento è però del tutto simile, ammontando a 21 chilometri al secondo.
Vorremmo presentare anche la 16 Vul, perché costituisce uno di quei classici test d'ottica per telescopi cui di tanto in tanto abbiamo accennato in queste pagine; è infatti una doppia molto difficile, con componenti distanti circa 1", separabili, almeno teoricamente, con un buon obbiettivo da 12 centimetri, se non fosse per il fatto che 1 secondo d'arco è grosso modo il valore minimo di separazione consentito dal seeing tipico delle regioni della nostra penisola, usualmente migliore nel periodo estivo, quando è visibile la Vulpecula. Oltre a ciò, le 2 componenti sono bianche e di luminosità pressoché identica, il che facilita grandemente il nostro test.
La 16 Vul forma una coppia larga con una stellina azzurra di 6ª grandezza situata 9' SSW denominata SAO 88088 (un numero che si ricorda facilmente!); pur non costituendo con la precedente un sistema gravitazionalmente legato, la segnalo per il contrasto cromatico messo in evidenza dai grandi binocoli 20×80 o 20×100.
Interessante da ultimo segnalare quel curioso nonché famoso asterismo, conosciuto come Brocchi Cluster, situato presso il confine con la Sagitta.

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