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È una costellazione di 615 gradi quadrati che trovandosi a cavallo del 45° parallelo celeste culmina allo zenit durante il suo peregrinare attorno al Polo. Se non è sicuramente agevole osservare oggetti molto alti sull'orizzonte, si può però scegliere il momento più opportuno per individuare Perseo durante l'autunno e l'inverno.
Le stelle più brillanti della costellazione ricordano — molto vagamente — una K, ma non certamente un uomo con in mano una testa mozzata, come vorrebbe la sua origine leggendaria. La storia dell'infanzia del mitico Perseo ricorda in qualche modo quella di Mosè: se quest'ultimo, alla nascita, fu mandato alla deriva sul Nilo in un canestro di giunchi, Perseo, a causa di una sinistra profezia, fu invece rinchiuso con sua madre Danae in una cassa e gettato in mare. Approdati all'isola di Serifo, una delle Cicladi, il tiranno Polidette fece schiava Danae e allevò Perseo che, una volta adulto, fu inviato a prendere la testa di Medusa; ma non era un'impresa facile. Il terribile sguardo della gorgone aveva infatti il potere di pietrificare gli uomini, onde il nostro eroe dovette ricorrere a un espediente, facendosi consegnare da Ermes un elmo magico che l'avrebbe reso invisibile e da Minerva uno specchio. Con quest'insolito equipaggiamento si recò quindi nella dimora delle gorgoni. Vanitosa com'era, nonostante il capo anguicrinito, Medusa non resistette al desiderio di specchiarsi e in quel preciso istante Perseo, osservandone l'immagine riflessa, trasse la spada e la decapitò.
Fu proprio la testa di Medusa a ispirare il nome della stella variabile a eclissi più famosa che si conosca: Beta Persei è infatti nota col nome di Algol, derivato dall'arabo Ras al-Ghul, che letteralmente significa "la testa del demonio". Venne ufficialmente scoperta da C. Montanari, astronomo della specola bolognese, nel 1668, ma non è escluso che fosse nota già da parecchio tempo, perché le sue fluttuazioni di luminosità sono facilmente visibili a occhio nudo, specialmente per osservatori scrupolosi ed esperti quali potevano essere, per esempio, gli antichi Babilonesi. Il periodo di Algol, determinato per la prima volta del giovane J. Goodricke nel 1782, è di 2,87 giorni e durante questo tempo la stella cala dalla magnitudo 2.1 sino alla 3.4; dopo essere risalita al massimo in una decina di ore, la luminosità si mantiene pressoché costante, finché, trascorso mezzo periodo, scende al minimo secondario, molto meno profondo e rilevabile soltanto tramite un fotometro; dopodiché torna al massimo e in questo modo il ciclo si chiude.
Ma come apparirebbe Algol a un ipotetico osservatore che potesse vederla da una di stanza ravvicinata? In base alla mèsse di osservazioni fotometriche e spettroscopiche ottenute a partire dalla fine del secolo scorso, gli astronomi hanno potuto stabilire che le mutue eclissi sono causate da due astri molto diversi; il primo, denominato Algol A, è un oggetto di classe spettrale B, di colore azzurro, con temperatura superficiale di 11.000 gradi e un raggio di 2 milioni di chilometri; il secondo — Algol B — è invece una stella arancione (e quindi decisamente più fredda), ma più grande della primaria, con un raggio di 2 milioni e mezzo di chilometri. Le 2 stelle, certamente deformate da marcate interazioni mareali, sono separate da una distanza di poco superiore alla somma dei 2 raggi, ma il sistema è talmente lontano — circa 100 anni luce — che nemmeno con i più potenti telescopi è possibile separarle; per riuscirvi, si dovrebbe infatti disporre di un obiettivo del diametro di oltre 60 metri posizionato al di fuori dell'atmosfera!
Beta Persei non è comunque soltanto una doppia, perché già all'inizio del secolo scorso gli astronomi si erano accorti di ritardi e anticipi delle variazioni di luminosità, dell'ordine di alcuni minuti, che si alternavano regolarmente secondo un ciclo di 1,82 anni e che si potevano spiegare solo ammettendo che una terza compagna, avente questo periodo, orbitasse attorno a un comune baricentro. L'esistenza di quest'ultima stella poté però essere confermata solo alcuni anni fa mediante spettri ottenuti al telescopio di 100 pollici di Monte Wilson durante i minimi principali; quando infatti l'intensa luce di Algol A si affievolisce, appaiono alcune debolissime righe dovute al ferro, al sodio e al calcio che mostrano, per effetto Doppler, spostamenti in perfetto accordo con l'ipotizzata velocità orbitale di questo terzo astro — Algol C — che si è stimato orbiti a una distanza media di 420 milioni di chilometri dalle altre due.
Se tale è l'interesse, nonché il fascino esercitati da Algol, non bisogna tuttavia dimenticare che la stella più brillante della costellazione è in realtà Alfa Persei o Mirfak, vale a dire "gomito", un termine molto curioso il cui significato non è, però, chiaro; altri la chiamano Al-genib, ossia "il lato", altra parola per la verità non meno enigmatica. È una stella bianco-gialla di classe spettrale F5 e con una temperatura superficiale di poco superiore a 6000 gradi e quindi poco più calda del Sole, la cui temperatura, com'è noto, è di 5500 gradi. La luminosità è, però, ben 6600 volte maggiore a quella della nostra stella, il che la pone nel ramo delle supergiganti, in alto a destra del celebre diagramma H-R (di Hertzsprung-Russel, detto anche diagramma colore-luminosità). Per quanto invece concerne la massa, la possiamo determinare facilmente se teniamo presente che per le stelle giganti la luminosità totale è approssimativamente proporzionale al cubo della massa; per Mirfak il valore ammonta a una 20-ina di masse solari. Se un astro cosi massiccio e intrinsecamente luminoso appare come una stella di seconda grandezza, ciò è dovuto ovviamente al fatto che è molto distante; tenuto in debito conto l'assorbimento operato dal piano galattico, si è potuto determinare per Alfa Persei, ricorrendo al metodo della parallasse spettroscopica, un valore prossimo a 600 anni luce; a una tale distanza il Sole non sarebbe forse visibile neppure in un 10x50!
Consigliamo vivamente di osservare Mirfak in una serata limpida anche senza alcun ausilio ottico, in quanto ci si potrà accorgere che essa è situata all'interno di un gruppo di stelle abbastanza evidente che altro non è se non l'associazione stellare Perseus III, costituita prevalentemente da stelle azzurre quindi molto giovani. Mirfak appartiene all'associazione, che conta una 60-ina di componenti, e di fatto ne è il membro più brillante, ma essendo, come abbiamo visto poc'anzi, molto massiccia, si è già evoluta al di fuori della sequenza principale del gruppo. Se desiderate qualche ulteriore notizia su questa associazione cliccate qui.

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