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Alta nel cielo, maestosa, quasi a dominare la volta stellata in durante le serate di mezza estate è la costellazione del Cigno, situata in piena Via Lattea, della quale occupa circa 800 gradi quadrati. Nel Medioevo veniva dagli Arabi denominata col nome di "piccione" o anche di "gallina", tant'è vero che il nome stesso della stella più brillante suona in arabo Dhanab al-Dajajah e significa appunto "la coda della gallina". Presso gli antichi Greci la costellazione rappresentava un uccello di specie imprecisata, ma Eratostene la indicò proprio come cigno, termine che fu in seguito adottato nel mondo romano, anche se gli eventi mitologici a esso associati sono senz'altro più d'uno. La denominazione alquanto impropria di Croce del Nord con la quale alcuni ancora oggi chiamano la costellazione è retaggio di un'antica proposta, sorta nel XVII secolo in certi ambienti mistici, di "cristianizzare" gli asterismi e in base a ciò il Cigno veniva a rappresentare la Christi Crux o Crux cum S. Helena, con l'ovvia allusione al ritrovamento della croce di Cristo a opera di Elena, madre di Costantino.
Deneb (Alfa Cygni), l'astro più brillante della costellazione, è la stella bianca di prima grandezza che occupa il vertice nord-orientale del cosiddetto Triangolo Estivo, essendo le altre due Vega nella Lira e Altair nell'Aquila. Fra le stelle più luminose si colloca al 19° posto, ma ciò è dovuto esclusivamente alla sua enorme distanza che si è potuta ricavare solo per via spettroscopica. Questa è risultata essere di ben 1600 anni luce; a tale distanza il Sole sarebbe ridotto a un'insignificante stellina di 13ª magnitudo! Sono quindi sufficienti questi pochi dati per capire subito che Deneb è una delle giganti più splendenti che si conoscono, 70.000 volte più luminosa della nostra Stella e di massa almeno 16 volte maggiore, pur restando quest'ultimo dato piuttosto incerto, perché essendo Deneb una stella singola non è possibile determinare la sua massa in base alla terza legge di Keplero. Trattandosi comunque di un oggetto di massa elevata sarà soggetta a un'evoluzione particolarmente rapida, dell'ordine di pochi milioni di anni, dopo i quali esploderà come una supernova: un punto luminosissimo di magnitudo -8, visibile in pieno giorno e sufficiente a rischiarare il cielo notturno per parecchie settimane
Spostiamoci adesso all'altro capo della costellazione, presso il confine con la Volpetta, per incontrare quella che è da molti ritenuta la più bella stella doppia del firmamento: Albireo (Beta Cygni), un nome che nulla ha di arabo e che è probabilmente una corruzione dovuta a un'impropria traduzione latina dell'Almagesto. In arabo suona infatti al Minbar al-Dajajah, che avrebbe anch'esso il significato di "becco della gallina". Una stella arancione di 3ª grandezza e una azzurra di 5ª separate da circa mezzo primo d'arco sono le componenti di Albireo che con la loro marcata differenza di colore contrastano nettamente nel campo visivo di un telescopio anche di modeste dimensioni. La distanza di questa coppia è di 400 anni luce, ma molti astronomi ancora oggi si chiedono se le due stelle costituiscano veramente una doppia nel senso fisico del termine o piuttosto non si trovino vicine casualmente per un effetto di prospettiva. Diciamo subito che le loro velocità radiali, entrambe in avvicinamento alla Terra, sono un po' diverse, pari rispettivamente a 24 e 18 km/s. La differenza tra i due valori non esclude però l'ipotesi del legame fisico, perché potrebbe essere dovuta al diverso moto delle componenti attorno al baricentro comune in combinazione al moto relativo di tutto il sistema rispetto al nostro pianeta. D'altra parte, però, dobbiamo tener presente che dall'epoca delle prime osservazioni, compiute da Struve nella prima metà del secolo scorso, a oggi non è stato messo in evidenza alcun moto orbitale apprezzabile.
E allora? Forse è proprio questo alone di mistero a rendere ancora più affascinante questa stella che non richiede cieli cristallini per essere osservata, potendosi comodamente ammirare dal balcone della propria casa in città per gran parte dell'anno. Sicuramente costituisce una buona occasione per far bella figura con amici o semplici curiosi che per la prima volta pongono l'occhio all'oculare di uno strumento astronomico.
Importante è anche considerare la Gamma, chiamata in arabo Sadir o Sadr ("petto"), perché circondata da una gran quantità di nebulose a emissione che si possono osservare abbastanza facilmente negli strumenti luminosi a grande campo come i grandi binocoli prismatici con obiettivi da 80 millimetri o più. Questo vasto complesso nebulare porta la sigla IC 1318. Anche γ Cygni non scherza come stella! È una supergigante gialla di magnitudo 2.2 distante 1500 anni luce e 23000 volte (!) più brillante del Sole.
A un paio di gradi SSW della Gamma si trova una stellina abbastanza al limite della visibilità a occhio nudo: è la numero 34, forse meglio conosciuta come P Cygni; si tratta di una famosa variabile per la quale, però, rimandiamo all'apposita voce.
Anche Eta Cygni, la stella centrale del corpo dell'uccello, merita un'occhiata per 2 motivi. Innanzi tutto è una doppia piuttosto difficile, non tanto per la separazione che è di 7 secondi, quanto per il fatto che la compagna, situata SSW, è ben 1600 volte più debole della principale. In secondo luogo perché costituisce un ottimo riferimento per trovare un paio di oggetti peculiari: Espin 202 e Cyg X-1; anche in questo caso rinviamo i visitatori alla pagina specifica (clicca).

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