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Bootes
 

Il Boote è una delle più antiche costellazioni, occupa oltre 900 gradi quadrati ed è molto sviluppata in declinazione, estendendosi tra +7° e +55°, con la sua inconfondibile forma di aquilone. È usualmente conosciuta con questo nome, perché il suo vero significato è controverso e variamente interpretabile: pastore, bovaro, bifolco sono fra i nomi più comuni con cui viene talvolta tradotto (bootes in greco significa in effetti bifolco) e del resto lo stesso Virgilio lo definisce "contadino", in riferimento al lavoro dei campi. Forse, questi appellativi si riallacciano alle prime tribù nomadi che guidavano i loro animali attraverso varie regioni. Per i Latini, Bootes era il custode dei septem triones (da cui il termine "settentrione"), i sette buoi simbolicamente rappresentati dalle sette stelle del nord che costituiscono il ben noto asterismo del Grande Carro nella costellazione dell'Orsa Maggiore; e così pure per i Greci. Ancora nel Medio Evo veniva variamente raffigurato, ora come contadino con in mano una falce, ora come un cacciatore con at guinzaglio i due cani da caccia che Hevelius introdurrà attorno at 1660 come costellazione a sé stante.
È doveroso, parlando di Bootes, accennare innanzitutto ad Arturo, una delle stelle più brillanti del cielo, preceduta solo da Sirio, da Canopo e dal sistema di Alfa Centauri (queste ultime due, però, sono invisibili dalle nostre latitudini). Il nome, che deriva dal greco Arctûros, significa "guardiano dell'Orsa" e compare per la prima volta in un poema di Esiodo del VII secolo a.C. Si racconta che l'ammiraglio Smyth fosse riuscito a scorgerla a occhio nudo una ventina di minuti prima del tramonto! Anche se si è trattato indubbiamente di un fatto insolito, non è tuttavia difficile individuarla in pieno giorno con un telescopio anche modesto, un'impresa che riuscì per la prima volta nel lontano 1635 a un astrologo francese. Per essere così brillante bisogna ipotizzare che sia vicina: secondo stime recenti, infatti, Arturo dista 36 anni luce, un valore molto piccolo su scala galattica, al punto che se immaginassimo di fare un viaggio sino a un ipotetico pianeta in orbita attorno a questa stella non vedremmo un cielo notturno molto diverso da quello a noi familiare — salvo il fatto che il Sole sarebbe ridotto a un'insignificante stellina di quinta magnitudine. La vicinanza di Arturo, comunque, è solo temporanea; infatti, si tratta di una stella di Popolazione II, cioè di un genere di stelle usualmente confinate nell'alone che circonda la Via Lattea. Evidentemente, la sua orbita intorno at centro galattico interseca il disco della Galassia nelle nostre vicinanze, ma questo passaggio si sta verificando in modo relativamente veloce. Fra meno di mezzo milione di anni, quindi un tempo brevissimo, se paragonato all'età delta Terra o alle ere geologiche, Arturo si sarà talmente allontanata da non essere più visibile a occhio nudo.
Arturo è una gigante rossa, 100 volte più brillante del Sole, appartenente, cioè, a quelle stelle che, abbandonata da tempo la Sequenza Principale, si stanno avviando verso una lunga agonia.
L'unica stella di 2a grandezza è la Epsilon, anch'essa arancione, distante circa 200 anni luce e 300 volte più brillante del Sole.
Beta, Gamma e Delta che costituiscono la parte settentrionale dell'aquilone, sono stelle di 3a magnitudo: la 1a è gialla, distante 218 anni luce e 350 volte più brillante del Sole; la 2a è bianca, distante 85 anni luce e 35 volte più brillante della nostra Stella; la 3a, infine, di spettro identico alla Beta, è distante 115 anni luce ed è 45 volte più brillante del Sole.

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