Sulla Poppa Argo
(Coelum, Marzo 2014)
Il transito in meridiano della Poppa da una località ideale col cielo terso sino all'orizzonte

Si narra che la mitica Nave Argo, testimone delle eroiche imprese di Giasone e degli Argonauti, alla fine dell'avventura sia stata consacrata a Poseidone e trasportata in cielo. Tuttavia era talmente vasta che l'astronomo statunitense Benjamin Gould, noto per aver creato la rivista scientifica Astronomical Journal, nonché per aver scoperto quel celebre «anello stellare» che porta il suo nome, nel 1877 decise di dividerla in tre parti: la Carena, la Vela e la Poppa.
Ci occuperemo di quest'ultima, che è una costellazione estesa circa 670 gradi quadrati e teoricamente accessibile nella sua interezza soltanto a coloro che hanno la fortuna di abitare nell'estremo sud della Penisola; si estende infatti da -11 di declinazione, ossia esattamente a est del Cane Maggiore, a -51, un valore poco superiore alla declinazione di Canopo, la seconda stella più brillante del cielo. A una ventina di gradi nord-est di questa si trova una delle stelle più calde del cielo, nonché la più brillante della costellazione, ossia la Zeta. Alla latitudine di Milano culmina ad appena 5 gradi sull'orizzonte (aggiungete pure un ulteriore grado se vi trovate in una località montana a 1000 metri d'altezza), ma per localizzarla conviene partire da Sirio che attorno alle 8 di sera, a metà marzo, si trova ancora praticamente in meridiano; una dozzina di gradi a SSE si trova un triangolo formato dalle stelle Epsilon (Adhara), Delta ed Eta (da ovest verso est e in senso decrescente di luminosità); a questo punto se si prolunga la congiungente Sirio-Eta di un valore grosso modo uguale si arriva appunto a Zeta Puppis. La particolarità di questa stella sta nella sua luminosità intrinseca che ammonta a oltre 25.000 volte quella del Sole. Se venisse collocata alla distanza standard di 10 parsec (poco meno di 33 anni luce) sarebbe di magnitudo -6, ossia quattro volte più brillante di Venere al suo massimo! È dunque solo la grande distanza di ben 1400 anni luce a far­cela apparire relativamente insignificante. La cosa però più interessante è che si tratta di una delle rare stelle di classe spettrale O; alcuni esempi di queste stelle azzurre e caldissime sono abba­stanza note, come ad esempio Yota Orionis, o Alfa Camelopardalis (quest'ultima è già più difficile da trovare per coloro che non hanno grande dimestichezza), ma si tratta comunque di classi relati­vamente avanzate, O9 od O9.5; Zeta Puppis è invece una O5 e quindi, oseremmo dire, unica nel suo genere.

L'ammasso aperto NGC 2451
Situata in piena Via Lattea invernale, la Poppa è un vero e proprio scrigno di stelle, quasi si trattas­se di un'estensione di Orione e del Cane Maggiore. A 4 gradi nord-ovest di Zeta si trova NGC 2451, un ammasso aperto poco conosciuto proprio per il fatto di trovarsi così a sud, ma già visibile nei comuni binocoli o nei cercatori (se culminasse all'altezza dei grandi ammassi galattici più noti sarebbe facilmente visibile a occhio nudo); è un gruppo disperso di oltre 20 stelle brillanti sparse su un'area di circa un grado quadrato; nel centro si trova una stella luminosa, la SAO 198398, il cui colore arancione contrasta fortemente con quelle delle altre componenti principalmente bianche e azzurre; le stelle più deboli dell'ammasso tendono invece a perdersi nella foschia. NGC 2451 è un bellissimo oggetto per piccoli telescopi a grande campo, ma in questo caso diviene più difficile valutarne le dimensio­ni, ovvero capire dove incomincia il background stellare.
Più difficile nel binocolo, ma decisamente più adatto per piccoli telescopi è quello che troviamo 1.5' a sud-est, ossia NGC 2477: in un 10x50 appare solo come una debole macchia diffusa estesa una 20-ina di primi che a prima vista potrebbe essere qualsiasi cosa; al telescopio mostra invece la sua natura: un agglomerato disperso di stelle deboli le cui componenti, tuttavia si contano a fatica anche in un 20 cm a una 50-ina di ingrandimenti; se il seeing a quest'altezza dovesse consentirlo conviene spingere gli ingrandimenti per tentare una risoluzione completa dell'ammasso; salta comunque all'occhio una striscia irregolare di stelline che sembra attraversare il campo dell'oculare da nord-est a sud-ovest.
 

TABELLA DELLE POSIZIONI

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