Nella coda dello Scorpione
(Coelum, Luglio-Agosto 2014)
La massima altezza raggiunta dalla coda dello Scorpione in una località situata alla latitudine di Roma.
Il corcoletto indica la posizione dell'ammasso aperto NGC 6231 perduto nella foschia.


Il sistema cromatico di ζ Scorpii
Un esperimento che si può tentare anche dalle regioni settentrionali della Penisola è riuscire a osservare lo Scorpione nella sua interezza. Normalmente ci si accontenta d'individuare il cosiddet­to "pungiglione" occupato dalla Lambda (Shaula), una stella azzurra di magnitudo 1.6. Tuttavia, le stelle più meridionali della costellazione, la Eta e la Theta, di seconda e terza grandezza rispettiva­mente, si trovano a -43° di declinazione, rendendosi così accessibili anche dall'arco alpino (vogliamo ricordare ancora che a 1000 metri circa di altitudine si ha una depressione dell'orizzonte di circa un grado che potrebbe rivelarsi d'importanza critica per osservazioni spinte al limite). Lo Scorpione è una costellazione zodiacale di 500 gradi quadrati, ma non si deve dimenticare che in realtà il Sole vi trascorre solo l'ultima settimana di Novembre, mentre passa le altre tre nel conti­guo Ofiuco.
Sono molti i gioielli che si possono scovare bassi sull'orizzonte meridionale e che vengono usual­mente trascurati proprio per la loro posizione infelice. Ad esempio provate a localizzare la coppia formata da Zeta1 e Zeta2 Scorpii, le cui componenti, distanti 6.5' in direzione E-W, sono facilmente risolvibili al binocolo (e teoricamente anche a occhio nudo). Il contrasto cromatico è notevole: la prima è infatti una ipergigante azzurra facente parte dell'associazione Scorpius OB1, mentre la seconda è una bella stella arancione. Attenzione, però: la vicinanza angolare è solo prospettica, in quanto le due stelle si trovano a distanze molto diverse; Zeta1 è infatti a 2600 anni luce e se è ancora così ben visibile è perché possiede una luminosità bolometrica (ossia integrata su tutto lo spettro) pari a quasi un milione di volte quella del Sole! La Zeta1 è invece situata ad appena (si fa per dire) 150 anni luce ed è una delle tante giganti rosse che popolano la Via Lattea.

L'ammasso aperto NGC 6231
A mezzo grado verso nord da questa coppia si trova uno dei più belli e luminosi ammassi aperti del cielo, NGC 6231, formato da caldissime stelle blu facenti parte della sunnominata associazione Scorpius OB1. Scoperto dall'astronomo siciliano Giovanni Battista Hodierna, è un oggetto di magnitudo 2.6 e quindi potenzialmente osservabile a occhio nudo; tuttavia è già sufficiente un 10x50 per risolverlo in una ventina di componenti molto vicine fra di loro; con un pic­colo telescopio da 10 cm a una 50-ina di ingrandimenti se ne contano diverse decine, fra cui una doppia serrata poco a nord del centro, incastonate in una delle zone più belle e ricche della Via Lattea.

Il complesso nebulare IC 4628
Dopo esserci lustrati gli occhi con l'osservazione di NGC 6231, diamo un'occhiata anche al contiguo H12 situato un grado più a nord. In realtà si tratta di una denominazione un po' obsoleta, in quanto è riportata sullo storico Atlas of The Heavens del Becvar in voga nella seconda metà degli anni '70. Il Tirion e l'Uranometria lo riportano come Collinder (Cr) 318, dal nome di Per Collinder, astronomo svedese che ha compilato una lista di ben 471 oggetti ordinati, come d'uso, per ascensione retta crescente. Alcuni di que­sti sono molto brillanti e addirittura visibili a occhio nudo (basti pensare a Cr 399, l'«attaccapanni» della Volpetta). H12 è gruppo di stelle molto disperso e di forma non ben definita, esteso per circa 1 grado; contrasta nettamente col precedente, ma comunque osservabile senza problemi in un pic­colo telescopio a ingrandimenti modesti. Chi abita al meridione e dispone di un cielo particolarmen­te scuro, può tentare, avvalendosi di un filtro interferenziale, l'osservazione di IC 4628 (Prawn Ne­bula) situata a ridosso NE dell'ammasso. Non si tratta di una nebulosa isolata, ma soltanto della parte più vistosa di un vasto complesso nebulare nel quale si trovano immersi i due ammassi. Questo è illustrato magnificamente dall'immagine pubblicata.

TABELLA DELLE POSIZIONI

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